09/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Ruanda si interroga sui processi per genocidio ancora pendenti
scritto per noi da
Vincenzo Bruno
 
Il 7 aprile scorso é passato alla storia come il quattordicesimo anniversario del genocidio in Ruanda. E' tempo per la comunità internazionale di porsi serie domande sul futuro dei processi a carico dei suoi perpetratori e, in senso piú lato, sulla giustizia condivisa in Africa.
 
Il tribunale di ArushaUna volta che L’International Criminal Tribunal for Rwanda (ICTR), con sede ad Arusha, in Tanzania chiuderá i battenti alla fine di quest’anno, in forse appare infatti l’eredità degli archivi processuali, e sempre più urgente il completamento dei processi e loro eventuale trasferimento nella sede di Kigali in ottemperanza al dovere di render giustizia alle vittime dell’eccidio.
“Alcuni individui devono essere giudicati in sede internazionale” ha affermato all’agenzia di stampa Hirondelle Clint Williamson, ambasciatore generale USA per i Crimini di Guerra, in visita in questi giorni in Africa orientale. Chiaro riferimento per Felician Kabuga, il presunto finanziatore del genocidio del ’94. Williamson, che qualche giorno fa ha fatto visita al Presidente dell’ICTR Dennis Byron e al suo procuratore generale Hassan Jallow, ha inoltre ricordato che é ancora attivo il programma americano “Premio di giustizia” (5 milioni di dollari) creato a favore di qualsiasi informazione utile a portare i colpevoli del genocidio nei banchi del giudizio. E quando interrogato sulla volontá espressa dal procuratore generale Jallow di trasferire in Rwanda il processo a cinque presunti indiziati - tra cui l’ex ministro ruandese dei Trasporti e Comunicazioni Andre Ntangerura, e quello dell’Educazione, Andre Rwamakuba – l’ambasciatore ha aggiunto: “L’obiettivo finale é che quelli accusati di crimine vengano condotti di fronte alla giustizia”. La prima mozione d’appello è prevista per il prossimo 24 aprile.

Durante i lavori del tribunaleDopo il suo intervento nel quartier generale dell’ICTR di Arusha il 7 aprile in occasione della commemorazione del genocidio, in cui aveva rimarcato il ruolo del Tribunale nell’accertamento,finora, di 31 colpevoli, 27 in attesa di giudizio e 5 assoluzioni , nonché la costruzione di una clinica in Kigali per le vittime dell’eccidio, il procuratore generale Jallow ha chiamato all’appello l’implementazione di una giustizia preventiva e restauratrice: “La nostra esperienza del genocidio in Ruanda dovrebbe spronare noi tutti ad una più spiccata risposta alle attuali, e potenziali, tragedie” (agenzia di stampa Hirondelle).
 
Ma il procuratore non ferma qui la sua corsa, e annuncia di voler far luce sulle presunte atrocità commesse dalle RPF (Rwanda Patriotic Front) all’epoca dello sterminio Tutsi. Si dice pronto a riaprire alcuni casi per sottoporli ad un’ulteriore disamina. La dichiarazione avviene in concomitanza con altri due recenti investigazioni trasversali, quella del giudice spagnolo Fernando Andreu contro 40 ex ufficiali delle RPF ritenuti colpevoli di complicità durante il genocidio del 1994, e quella del francese Jean-Loius Bruguiere contro 9 membri dell’RPF presumibilmente implicati nell’abbattimento del volo del presidente Habyarimana il 6 aprile di quell’anno, evento-scatenante della serie di uccisioni quotidiane che hanno fatto di quello ruandese uno dei piú brutali e sanguinosi genocidi che la Storia ricordi. Dal canto suo, l’attuale presidente del Ruanda Kagame, quando invitato dai giornalisti dell’agenzia Hirondelle a dire la sua su questa nuova ondata inquisitoria, non ha aspettato tempo, giurando si tratti della trappola del sistema di giustizia dei governi Occidentali buoni solo a discreditare. “Ma non ci lasceremo buttare a terra ed essere calpestati!” ha detto alla stampa il presidente, durante lo svolgimento del 7 aprile scorso della commemorazione del genocidio nella chiesa di Nyamata, nel distretto di Bugesera, in cui sono stati sepolti circa 40 mila ruandesi dal ’94.

Un manifesto per la cattura degli accusati di genocidioIntanto dalla Corte Africana dei Diritti Umani – nata in seno all’Organizzazione dell’Unione Africana nel ’98 ma attiva solo dal novembre del 2006 - si fa avanti la richiesta di acquisire, prima della fine dell’anno, gli archivi processuali dal ICTR. La direzione dei processi in corso è stata difatti condotta sotto l’egida del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma qualcosa di nuovo dovrá essere fatto viste le scadenze ormai prossime dell’ICTR di stanza ad Arusha. Come stabilito dalla Risoluzione 955/ 94, infatti, il Tribunale completerá i lavori per i processi in primo grado nel dicembre di quest’anno, mentre per gli appelli definitivi ci sará tempo fino al 2010. Augurandosi l’avvio di un pronto dialogo tra le Nazioni Unite e la Corte, William Kapaya, ex giudice tanzanese convenuto l’8 aprile assieme ad altri all’Impala Hotel di Arusha in occasione della commemorazione del genocidio, ha evidenziato come la Corte diventerá finalmente la “base risolutiva delle violazioni dei diritti umani emanate dai sistemi politici africani” e – in relazione alle recenti mattanze in Darfur, nord e ovest Uganda, in Kenya, Repubblica Democratica del Congo e Somalia – l’adozione di un serio protocollo sostenuta dai suoi rappresentanti sia “ l’evoluzione nell’impegno dei governi africani di raggiungere effettiva e completa protezione dei diritti umani”.
Parole chiave: ruanda, itcr, genocidio, kagame
Categoria: Guerra, Storia
Luogo: Ruanda