08/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli Usa chiedono alla Colombia di sottoporre il contenuto del pc di Reyes a verifiche dell'Interpol, per il bene di tutti
Il contenuto del computer di Raul Reyes, il numero due delle Farc ucciso all'esercito colombiano in territorio ecuadoriano il primo marzo scorso, deve diventare di dominio pubblico. È questa la richiesta che il governo Usa ha inoltrato a Bogotà, precisando che la Interpol ha tutto il diritto e la necessità di esaminarne i documenti e confermarne l'autenticità, per scongiurare ogni contraffazione.
 
alvaro uribe e george bushParola Usa. “Il governo statunitense, come molti altri governi del mondo, è molto interessato sul contenuto del pc dell'ex membro del Segretariato delle Farc”, ha assicurato l'ambasciatore Usa in Colombia William Brownfield. Il diplomatico ritiene importante che la polizia internazionale certifichi l'autenticità delle informazioni, per togliere ogni dubbio su eventuali manipolazioni. “Crediamo che il procedimento debba essere il più trasparente possibile e che tutto il mondo debba aver accesso al contenuto del computer”, ha dichiarato Brownfield.

Raul reyaesRottura insanabile. Il computer di cui tanto si parla, e che Esercito e Governo colombiani dicono stracolmo di preziosi documenti che aiuterebbero a ricostruire sia la natura delle Farc che le relazioni del gruppo guerrigliero con governi stranieri, sarebbe stato recuperato durante l'attacco all'accampamento di Reyes, nel quale lo stesso numero due Farc perse la vita assieme ad altre 25 persone. Un'incursione che avvenne in territorio ecuadoriano, al confine con la Colombia, e che portò alla rottura diplomatica tra Quito e il governo Uribe, gettando l'intera regione sull'orlo di un conflitto armato. A intervenire in favore di Rafael Correa, infatti, fu il presidente venezuelano Hugo Chavez che, già in rotta con Bogotà, si schierò apertamente in difesa di Quito, attaccando verbalmente Uribe e il suo entourage “per l'imperdonabile violazione della sovranità nazionale di un paese amico”. Fu una crisi senza precedenti quella dei primi di marzo, che rientrò solo grazie alla faticosa mediazione internazionale, pur mantenendo tuttora pesanti trascichi.

Rafael CorreaSoluzione politica. E fu proprio nel momento clou del litigio internazionale che la Colombia sventolò il contenuto del computer di Reyes, dal quale sarebbe emerso che sia Correa che Chavez avevano stretto legami intimi e pericolosi con i rivoluzionari marxisti. Accuse gravi e sempre respinte da Caracas e da Quito. Per questo, un'analisi corretta e seria di quei documenti presumibilmente appartenenti a Reyes potrebbe chiarire molti equivoci e tante questioni.
Finora, molti periodici colombiani, fra cui il prestigioso Semana, sono venuti in possesso di buona parte di quel presunto contenuto, di cui ne hanno pubblicato ampli stralci. Dai quei file emergerebbero i rapporti diretti fra le Farc e molti governi esteri, Francia in testa. È chiaro, infatti, che Parigi, convinto a riportare a casa la franco-colombiana Ingrid Betancourt, in mano ai guerriglieri dal 22 febbraio 2002, da anni stia tessendo una rete diplomatica con la guerriglia. Ed è ormai risaputo che al centro di tale intreccio ci fosse proprio quel Raul Reyes eliminato dal governo colombiano e fra i pochi del Segretariato Farc convinto a trovare una soluzione politica al conflitto, con tanto di rilascio graduale di quella quarantina di ostaggi politici, Betancourt compresa.
È appurato, infatti, che emissari francesi fossero sulle orme di Reyes proprio il giorno stesso in cui è stato ucciso. Ed è altrettanto consolidato che la sua morte ha significato un brutale stallo di ogni trattativa. Alla faccia della salute e del futuro dei sequestrati. Coincidenze?

Ingrid BetancourtSenza successo. Quel che è certo è che gli ostaggi Farc stanno trascorrendo anno dopo anno nella selva, in condizioni pessime e al limite di ogni sopportazione psico-fisica. Un mese fa, infatti, le voci sulle precarie condizioni della ex candidata alla presidenza della repubblica si rincorrevano insistenti. Parigi, allarmato, tentò un gesto disperato: senza concordarsi preventivamente con le Farc, con le quali sembrava non avere più alcuna linea di contatto diretta, inviò una missione medica per tentare di raggiungerla e curarla. Senza successo. Come era facile prevedere, la missione fallì proprio per quel mancato coordinamento con il gruppo guerrigliero e l'aereo fu costretto a tornare indietro. Con una certezza però: Ingrid Betancourt è viva, nonostante le precarie condizioni di salute. Da allora i tentativi diplomatici francesi si sono mossi nel silenzio, fino ad approdare alle prote di Hugo Chavez.

hugo chavezUnica speranza. La mossa di Uribe di infliggere la grave batosta militare alle Farc, proprio nel momento più delicato delle trattative con Nicolas Sarkozy e a pochi giorni dalla liberazione unilaterale di quattro ostaggi Farc, ha tolto ogni credibilità al governo agli occhi delle Farc. E la guerriglia è tornata nuovamente a chiudersi a riccio. Le speranze della Francia e della Famiglia Delloy-Betancourt adesso tornano, dunque, nelle mani di Hugo Chavez. Mentre il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, in visita in America latina, ammette che le trattative per la liberazione sono “ad un punto morto ed è necessario ricominciare di nuovo”, il presidente Nicolas Sarkozy gli ha, infatti, consegnato una lettera destinata, chiedendogli che “usi tutti la sua autorità per riaprire la prospettiva di un accordo umanitario tra governo colombiano e Farc”. È infatti qui il nocciolo del problema: ristabilire un minimo di dialogo fra i due contendenti, che da sempre si guardano in cagnesco, ma che ultimamente sono tornati a essere ciechi e arroccati ognuno sulle proprie posizioni, senza spiragli di dialogo. L'unica carta da giocare è dunque Chavez, stimato dalle Farc e sopportato, più o meno, da Alvaro Uribe. Chavez che, secondo Kouchner, si è detto “sempre disposto a lavorare alla risoluzione del caso”. Che si ricominci a trattare?
 

Stella Spinelli

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