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Parola Usa. “Il governo statunitense, come molti
altri governi del mondo, è molto interessato sul contenuto del
pc dell'ex membro del Segretariato delle Farc”, ha assicurato
l'ambasciatore Usa in Colombia William Brownfield. Il diplomatico
ritiene importante che la polizia internazionale certifichi
l'autenticità delle informazioni, per togliere ogni dubbio su
eventuali manipolazioni. “Crediamo che il procedimento debba essere
il più trasparente possibile e che tutto il mondo debba aver
accesso al contenuto del computer”, ha dichiarato Brownfield.
Rottura insanabile. Il computer di cui tanto si parla, e
che Esercito e Governo colombiani dicono stracolmo di preziosi
documenti che aiuterebbero a ricostruire sia la natura delle Farc che
le relazioni del gruppo guerrigliero con governi stranieri, sarebbe
stato recuperato durante l'attacco all'accampamento di Reyes, nel
quale lo stesso numero due Farc perse la vita assieme ad altre 25
persone. Un'incursione che avvenne in territorio ecuadoriano, al
confine con la Colombia, e che portò alla rottura diplomatica
tra Quito e il governo Uribe, gettando l'intera regione sull'orlo di
un conflitto armato. A intervenire in favore di Rafael Correa,
infatti, fu il presidente venezuelano Hugo Chavez che, già in
rotta con Bogotà, si schierò apertamente in difesa di
Quito, attaccando verbalmente Uribe e il suo entourage “per
l'imperdonabile violazione della sovranità nazionale di un
paese amico”. Fu una crisi senza precedenti quella dei primi di
marzo, che rientrò solo grazie alla faticosa mediazione
internazionale, pur mantenendo tuttora pesanti trascichi.
Soluzione politica. E fu proprio nel momento clou del
litigio internazionale che la Colombia sventolò il contenuto
del computer di Reyes, dal quale sarebbe emerso che sia Correa che
Chavez avevano stretto legami intimi e pericolosi con i rivoluzionari
marxisti. Accuse gravi e sempre respinte da Caracas e da Quito. Per
questo, un'analisi corretta e seria di quei documenti presumibilmente
appartenenti a Reyes potrebbe chiarire molti equivoci e tante
questioni.
Senza successo. Quel che è certo è che
gli ostaggi Farc stanno trascorrendo anno dopo anno nella selva, in
condizioni pessime e al limite di ogni sopportazione psico-fisica. Un
mese fa, infatti, le voci sulle precarie condizioni della ex
candidata alla presidenza della repubblica si rincorrevano
insistenti. Parigi, allarmato, tentò un gesto disperato: senza
concordarsi preventivamente con le Farc, con le quali sembrava non
avere più alcuna linea di contatto diretta, inviò una
missione medica per tentare di raggiungerla e curarla. Senza
successo. Come era facile prevedere, la missione fallì proprio
per quel mancato coordinamento con il gruppo guerrigliero e l'aereo
fu costretto a tornare indietro. Con una certezza però: Ingrid
Betancourt è viva, nonostante le precarie condizioni di
salute. Da allora i tentativi diplomatici francesi si sono mossi nel
silenzio, fino ad approdare alle prote di Hugo Chavez.
Unica speranza. La mossa di Uribe di infliggere la
grave batosta militare alle Farc, proprio nel momento più
delicato delle trattative con Nicolas Sarkozy e a pochi giorni dalla
liberazione unilaterale di quattro ostaggi Farc, ha tolto ogni
credibilità al governo agli occhi delle Farc. E la guerriglia
è tornata nuovamente a chiudersi a riccio. Le speranze della
Francia e della Famiglia Delloy-Betancourt adesso tornano, dunque,
nelle mani di Hugo Chavez. Mentre il ministro degli Esteri francese,
Bernard Kouchner, in visita in America latina, ammette che le
trattative per la liberazione sono “ad un punto morto ed è
necessario ricominciare di nuovo”, il presidente Nicolas Sarkozy
gli ha, infatti, consegnato una lettera destinata, chiedendogli che
“usi tutti la sua autorità per riaprire la prospettiva di un
accordo umanitario tra governo colombiano e Farc”. È infatti
qui il nocciolo del problema: ristabilire un minimo di dialogo fra i
due contendenti, che da sempre si guardano in cagnesco, ma che
ultimamente sono tornati a essere ciechi e arroccati ognuno sulle
proprie posizioni, senza spiragli di dialogo. L'unica carta da
giocare è dunque Chavez, stimato dalle Farc e sopportato, più
o meno, da Alvaro Uribe. Chavez che, secondo Kouchner, si è
detto “sempre disposto a lavorare alla risoluzione del caso”. Che
si ricominci a trattare?Stella Spinelli