07/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Annullato lo sciopero generale, ma per le strade si segnalano manifestazioni, scontri e feriti
La crisi libanese oggi scende in strada. Lo sciopero generale programmato per oggi è stato annullato, ma il paese è comunque paralizzato dalle manifestazioni e degli attivisti di maggioranza e opposizione, che presidiano le rispettive aree di appartenenza. 

Al momento pare che la serrata, per protestare contro il carovita e contro gli esigui aumenti dei minimi salariali disposti dal governo, sia in corso soprattutto nelle aree tradizionalmente vicine all'opposizione guidata da Hezbollah. Tuttavia, anche nei quartieri cristiani di Beirut molte scuole e negozi sono rimasti chiusi per timore di disordini, che seppur limitati ci sono stati. Cinque persone, tra cui due soldati, sono rimaste ferite questa mattina quando qualcuno ha lanciato una granata contro la folla radunata nella Corniche Mazraa, sul lungomare di Beirut. Nella stessa zona si segnalano uomini incappucciati che hanno distrutto diverse vetrine. Si è rischiato lo scontro diretto tra fazioni legate al partito di Hariri, alla guida della maggioranza cosiddetta antisiriana, e attivisti delle opposizioni legate a Hezbollah e al generale cristiano Michel Aoun. Qui le forze di sicurezza libanesi sono dovute intervenire e hanno sparato colpi per aria per scongiurare disordini peggiori tra i manifestanti, che pare fossero armati di sassi e bastoni. Altre tre persone sono rimaste ferite nell'assalto, avvenuto poco dopo, contro una sede del partito di Hariri, al Mustaqbal, da parte di miliziani armati di mitra e razzi rpg. E sempre a Beirut, si segnalano scontri tra miliziani di Amal e sostenitori del druso Walid Jumblat nel quartiere Musaitbeh, nella parte Ovest della capitale. Ancora uomini del partito di Dio hanno bloccato per qualche ora la strada che conduce all'aeroporto cittadino, dove sono già stati cancellati 32 voli, mentre altri manifestanti incendiavano auto e copertoni nella zona di Tayyuni. Già dalla serata di ieri si temeva che la mobilitazione di oggi potesse sfociare in violenze come quelle verificatesi il 23 gennaio 2007, data che in Libano ricordano come “il martedì nero”, quando un simile sciopero generale diede il via a una serie di violenti scontri.

Secondo l'agenzia Adn Kronos, lo sciopero di oggi è stato annullato a causa delle pressioni dei sindacati vicini alla coalizione al governo, che avrebbero invitato la popolazione a non partecipare. Accuse alla coalizione di maggioranza sono venute anche dal leader della Federazione Generale delle Unioni del Lavoro, Ghassan Ghosn, secondo cui il governo di Siniora ha intenzionalmente diviso i lavoratori per far fallire lo sciopero. Ghosn ha puntato il dito anche contro le forze di sicurezza, che non sono state in grado di mantenere la situazione sotto controllo e di proteggere i lavoratori. “gli scontri hanno portato alla chiusura di molte strade e molte persone non sono state in grado di raggiungere la manifestazione” ha dichiarato, aggiungendo che la protesta sospesa verrà nuovamente indetta in data da decidere. La Federazione dei lavoratori chiede aumenti dei minimi salariali di almeno il 63 percento, per contrastare gli aumenti dei prezzi. Questo porterebbe gli stipendi minimi a 960mila lire libanesi, l'equivalente di 410 euro. Giusto ieri, però, il governo aveva approvato un aumento, da 300 a 500 mila lire siriane, decisamente inferiore alle aspettative. La protesta contro questa decisione si è andata sommando alle istanze dell'opposizione, che per bocca di Michel Aoun aveva invitato la popolazione a manifestare anche per far cadere il governo “illegittimo” di Siniora. Aoun, precisava ieri una fonte interna al suo partito “non ha invitato a rovesciare l'esecutivo facendo ricorso alle armi, ma attraverso la solidarietà degli impiegati e dei lavoratori con uno sciopero pacifico e democratico”. Un proposito positivo, che ancora una volta è stato vanificato dai fatti.


Negli ultimi giorni il conflitto tra le due coalizioni, dell'8 e del 14 marzo, ha rischiato di degenerare sull'onda di dichiarazioni al veleno e minacce da entrambe le parti, mentre si moltiplicavano le notizie di scaramucce armate tra le milizie dei vari partiti, dai falangisti a Hezbollah, dalle forze Libanesi ai miliziani sciiti di Amal. Ieri, al termine della seduta parlamentare più lunga della storia del paese, la coalizione di maggiornaza ha votato la messa fuori legge della rete di telefonia di Hezbollah, quel sistema di comunicazioni che i miliziani del partito di Dio usarono con grande efficacia contro i soldati Israeliani durante il conflitto dell'estate 2006. “Si tratta di una dichiarazione di guerra" aveva commentato un esponente del partito di Aoun, secondo cui il blocco della rete equivale a un sequestro degli armamenti del gruppo. L'opposizione era sul piede di guerra anche per la rimozione di Wafiq Shoukair, uno sciita responsabile della sicurezza dell'aeroporto di Beirut, motivata con la scoperta di sistemi di sorveglianza video, controllati da Hezbollah, lungo la strada che porta allo scalo. Tutto insomma lasciava pensare che la manifestazione di oggi sarebbe stata a rischio. Le previsioni si sono rivelate fondate, e del resto rispecchiano quelle che è il livello della tensione nel paese. Quello che tutte le parti sembrano avere a cuore però è che la situazione non degeneri. Saranno capaci di impedirlo?
 
Naoki Tomasini 
 
Categoria: Guerra, Politica
Luogo: Libano