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Al momento pare che la
serrata, per protestare contro il carovita e contro gli esigui
aumenti dei minimi salariali disposti dal governo, sia in corso
soprattutto nelle aree tradizionalmente vicine all'opposizione
guidata da Hezbollah. Tuttavia, anche nei quartieri cristiani di
Beirut molte scuole e negozi sono rimasti chiusi per timore di
disordini, che seppur limitati ci sono stati. Cinque persone, tra cui
due soldati, sono rimaste ferite questa mattina quando qualcuno ha
lanciato una granata contro la folla radunata nella Corniche Mazraa,
sul lungomare di Beirut. Nella stessa zona si segnalano uomini
incappucciati che hanno distrutto diverse vetrine. Si è
rischiato lo scontro diretto tra fazioni legate al partito di Hariri,
alla guida della maggioranza cosiddetta antisiriana, e attivisti
delle opposizioni legate a Hezbollah e al generale cristiano Michel
Aoun. Qui le forze di sicurezza libanesi sono dovute intervenire e
hanno sparato colpi per aria per scongiurare disordini peggiori tra i
manifestanti, che pare fossero armati di sassi e bastoni. Altre tre
persone sono rimaste ferite nell'assalto, avvenuto poco dopo, contro
una sede del partito di Hariri, al Mustaqbal, da parte di miliziani
armati di mitra e razzi rpg. E sempre a Beirut, si segnalano
scontri tra miliziani di Amal e sostenitori del druso Walid
Jumblat nel quartiere Musaitbeh, nella parte Ovest della capitale.
Ancora uomini del partito di Dio hanno bloccato per qualche ora la
strada che conduce all'aeroporto cittadino, dove sono già
stati cancellati 32 voli, mentre altri manifestanti incendiavano auto
e copertoni nella zona di Tayyuni. Già dalla serata di ieri si
temeva che la mobilitazione di oggi potesse sfociare in violenze come
quelle verificatesi il 23 gennaio 2007, data che in Libano ricordano
come “il martedì nero”, quando un simile sciopero generale
diede il via a una serie di violenti scontri.
Secondo l'agenzia Adn
Kronos, lo sciopero di oggi è stato annullato a causa delle
pressioni dei sindacati vicini alla coalizione al governo, che
avrebbero invitato la popolazione a non partecipare. Accuse alla
coalizione di maggioranza sono venute anche dal leader della
Federazione Generale delle Unioni del Lavoro, Ghassan Ghosn, secondo
cui il governo di Siniora ha intenzionalmente diviso i lavoratori per
far fallire lo sciopero. Ghosn ha puntato il dito anche contro le
forze di sicurezza, che non sono state in grado di mantenere la
situazione sotto controllo e di proteggere i lavoratori. “gli
scontri hanno portato alla chiusura di molte strade e molte persone
non sono state in grado di raggiungere la manifestazione” ha
dichiarato, aggiungendo che la protesta sospesa verrà
nuovamente indetta in data da decidere. La Federazione dei lavoratori
chiede aumenti dei minimi salariali di almeno il 63 percento, per
contrastare gli aumenti dei prezzi. Questo porterebbe gli stipendi
minimi a 960mila lire libanesi, l'equivalente di 410 euro. Giusto
ieri, però, il governo aveva approvato un aumento, da 300 a
500 mila lire siriane, decisamente inferiore alle aspettative. La
protesta contro questa decisione si è andata sommando alle
istanze dell'opposizione, che per bocca di Michel Aoun aveva invitato
la popolazione a manifestare anche per far cadere il governo
“illegittimo” di Siniora. Aoun, precisava ieri una fonte interna
al suo partito “non ha invitato a rovesciare l'esecutivo facendo
ricorso alle armi, ma attraverso la solidarietà degli
impiegati e dei lavoratori con uno sciopero pacifico e democratico”.
Un proposito positivo, che ancora una volta è stato vanificato
dai fatti.
Negli ultimi giorni il
conflitto tra le due coalizioni, dell'8 e del 14 marzo, ha rischiato
di degenerare sull'onda di dichiarazioni al veleno e minacce da
entrambe le parti, mentre si moltiplicavano le notizie di scaramucce
armate tra le milizie dei vari partiti, dai falangisti a Hezbollah,
dalle forze Libanesi ai miliziani sciiti di Amal. Ieri, al termine
della seduta parlamentare più lunga della storia del paese, la
coalizione di maggiornaza ha votato la messa fuori legge della rete
di telefonia di Hezbollah, quel sistema di comunicazioni che i
miliziani del partito di Dio usarono con grande efficacia contro i
soldati Israeliani durante il conflitto dell'estate 2006. “Si
tratta di una dichiarazione di guerra" aveva commentato un
esponente del partito di Aoun, secondo cui il blocco della rete
equivale a un sequestro degli armamenti del gruppo. L'opposizione era
sul piede di guerra anche per la rimozione di Wafiq Shoukair, uno
sciita responsabile della sicurezza dell'aeroporto di Beirut,
motivata con la scoperta di sistemi di sorveglianza video,
controllati da Hezbollah, lungo la strada che porta allo scalo. Tutto
insomma lasciava pensare che la manifestazione di oggi sarebbe stata
a rischio. Le previsioni si sono rivelate fondate, e del resto
rispecchiano quelle che è il livello della tensione nel paese.
Quello che tutte le parti sembrano avere a cuore però è
che la situazione non degeneri. Saranno capaci di impedirlo?