Potrebbe chiamarsi Orec l'organizzazione che riunirà i principali Paesi esportatori
di riso. L'assonanza con la più conosciuta Opec è voluta, serve a far capire quanto
in questo periodo il cereale sia diventato prezioso, talmente tanto da poter essere
ormai paragonabile al petrolio. Lo scopo del nuovo cartello è infatti quello di
garantire la stabilità del prezzo del riso e di accrescerne la produzione, facendo
così fronte alla crisi mondiale che colpisce da qualche mese i beni alimentari.
A proporre l’accordo è stato il governo thailandese nel corso del vertice dei
ministri del Commercio dell'Asean, l'Associazione delle Nazioni dell'Asia Sud-Orientale,
che si sono riuniti sabato scorso a Giakarta, in Indonesia.
Controllo dell’offerta. "Tutti i meccanismi orientati a stabilizzare le fluttuazioni di mercato, cioè
quella che si chiama volatilità dei prezzi, sono più che benvenuti", dice a PeaceReporter
Antonio Tricarico della Campagna per la riforma della Banca Mondiale, ricordando
però che questa necessità è stata oggetto di un dibattito pluridecennale più volte
accantonato, soprattutto dopo l'ondata di liberalizzazioni commerciali negli anni
Novanta. Secondo Tricarico, i Paesi più poveri sono soggetti, soprattutto nei
mercati agricoli, a quelle che si possono definire le dittature dei prezzi di
poche oligarchie, le grandi concentrazioni della distribuzione che, assumendo
il controllo degli scambi internazionali, dominano poi anche a livello locale.
L'idea di rispondere a ciò con un meccanismo che permette, quantomeno su base
regionale, di controllare le produzioni è interessante, “un'idea a primo avviso
molto provocatoria, ma che in realtà va dritta al cuore dei problemi”.
Forti speculazioni. I biocombustibili, attori principali nella competizione per i diversi utilizzi
della terra, ma anche il cambiamento climatico, una maggiore domanda o il prezzo
del petrolio sempre più alto, sono tutte questioni molto serie, che in questi
ultimi anni hanno contribuito all’aumento dei prezzi del riso e dei beni alimentari
in generale. Ma alla base del problema c’è una componente speculativa molto forte.
“Quello a cui assistiamo è un forte rialzo di tutte le materie prime agricole”,
prosegue Tricarico, “la cosa strana è che oggi questi prezzi aumentano contemporaneamente,
mentre di norma seguivano dei cicli o degli andamenti molto più legati alle economie
reali dei mercati dei singoli prodotti”. E’ quindi certo che ci sia stato un dirottamento
speculativo di grandi risorse finanziarie su questi beni, che ha provocato un
ulteriore rialzo dei prezzi. Un fatto altamente immorale, perché chi specula e
si arricchisce lo fa cavalcando i fenomeni di crisi nelle economie emergenti.
Per una sovranità alimentare. Le Nazioni Unite hanno reso noto che a marzo di quest’anno i prezzi globali
delle derrate alimentari sono cresciuti del 57 per cento rispetto allo stesso
periodo nel 2007. Un record, come i 24,82 dollari per
hundredweight (50,8 chilogrammi) necessari ad aprile per l’acquisto del riso, l’alimento che
sta alla base della dieta di oltre 2,5 miliardi di persone al mondo. I Paesi che
ne producono e consumano più di tutti hanno creato questo cartello perché non
intendono sottostare a politiche e ad altalene di mercato generate altrove. Di
comune accordo hanno deciso di mettere a punto una regolazione dei propri livelli
di produzione che aiuti a mantenere l’equilibrio tra domanda e offerta. Oltre
a Thailandia e Indonesia, fanno parte del progetto ufficiale che darà vita all’Orec
anche il Laos, la Birmania, la Cambogia e il Vietnam. Ma non è detto che la lista
finisca qui.