08/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



I Paesi del sud-est asiatico si riuniscono in un cartello per fronteggiare la crisi dei prezzi dei beni alimentari
scritto per noi da
Gabriele Morelli
 
Potrebbe chiamarsi Orec l'organizzazione che riunirà i principali Paesi esportatori di riso. L'assonanza con la più conosciuta Opec è voluta, serve a far capire quanto in questo periodo il cereale sia diventato prezioso, talmente tanto da poter essere ormai paragonabile al petrolio. Lo scopo del nuovo cartello è infatti quello di garantire la stabilità del prezzo del riso e di accrescerne la produzione, facendo così fronte alla crisi mondiale che colpisce da qualche mese i beni alimentari. A proporre l’accordo è stato il governo thailandese nel corso del vertice dei ministri del Commercio dell'Asean, l'Associazione delle Nazioni dell'Asia Sud-Orientale, che si sono riuniti sabato scorso a Giakarta, in Indonesia.

Donne che raccolgono il risoControllo dell’offerta. "Tutti i meccanismi orientati a stabilizzare le fluttuazioni di mercato, cioè quella che si chiama volatilità dei prezzi, sono più che benvenuti", dice a PeaceReporter Antonio Tricarico della Campagna per la riforma della Banca Mondiale, ricordando però che questa necessità è stata oggetto di un dibattito pluridecennale più volte accantonato, soprattutto dopo l'ondata di liberalizzazioni commerciali negli anni Novanta. Secondo Tricarico, i Paesi più poveri sono soggetti, soprattutto nei mercati agricoli, a quelle che si possono definire le dittature dei prezzi di poche oligarchie, le grandi concentrazioni della distribuzione che, assumendo il controllo degli scambi internazionali, dominano poi anche a livello locale. L'idea di rispondere a ciò con un meccanismo che permette, quantomeno su base regionale, di controllare le produzioni è interessante, “un'idea a primo avviso molto provocatoria, ma che in realtà va dritta al cuore dei problemi”.

Campi di risoForti speculazioni. I biocombustibili, attori principali nella competizione per i diversi utilizzi della terra, ma anche il cambiamento climatico, una maggiore domanda o il prezzo del petrolio sempre più alto, sono tutte questioni molto serie, che in questi ultimi anni hanno contribuito all’aumento dei prezzi del riso e dei beni alimentari in generale. Ma alla base del problema c’è una componente speculativa molto forte. “Quello a cui assistiamo è un forte rialzo di tutte le materie prime agricole”, prosegue Tricarico, “la cosa strana è che oggi questi prezzi aumentano contemporaneamente, mentre di norma seguivano dei cicli o degli andamenti molto più legati alle economie reali dei mercati dei singoli prodotti”. E’ quindi certo che ci sia stato un dirottamento speculativo di grandi risorse finanziarie su questi beni, che ha provocato un ulteriore rialzo dei prezzi. Un fatto altamente immorale, perché chi specula e si arricchisce lo fa cavalcando i fenomeni di crisi nelle economie emergenti.

Chicchi di risoPer una sovranità alimentare. Le Nazioni Unite hanno reso noto che a marzo di quest’anno i prezzi globali delle derrate alimentari sono cresciuti del 57 per cento rispetto allo stesso periodo nel 2007. Un record, come i 24,82 dollari per hundredweight (50,8 chilogrammi) necessari ad aprile per l’acquisto del riso, l’alimento che sta alla base della dieta di oltre 2,5 miliardi di persone al mondo. I Paesi che ne producono e consumano più di tutti hanno creato questo cartello perché non intendono sottostare a politiche e ad altalene di mercato generate altrove. Di comune accordo hanno deciso di mettere a punto una regolazione dei propri livelli di produzione che aiuti a mantenere l’equilibrio tra domanda e offerta. Oltre a Thailandia e Indonesia, fanno parte del progetto ufficiale che darà vita all’Orec anche il Laos, la Birmania, la Cambogia e il Vietnam. Ma non è detto che la lista finisca qui.