07/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Rapito per 24 ore un testimone chiave contro esponenti della dittatura. Minacciata Hebe de Bonafini
"Un gruppo di persone mi ha avvicinato e, dopo avermi coperto la testa con un cappuccio, mi ha costretto a salire su un'auto , portandomi non so dove. Poi mi hanno picchiato e minacciato 'Non hai voluto capire i messaggi che ti abbiamo mandato per telefono', continuavano a ripetermi 'tu vivi o muori a seconda di quello che vogliamo. La tua vita è ancora nelle nostre mani', ero sicuro che tutto si sarebbe concluso con una pallottola in testa". A raccontare la scioccante vicenda capitatagli pochi giorni fa è Juan Ecaristo Puthod, 49 anni, presidente della Casa della Memoria di Zarate, in provincia di Buenos Aires, e testimone chiave nei processi contro alcuni esponenti della dittatura militare che ha piegato l'Argentina dal 1976 al 1983. Anche allora, infatti, fu preso e torturato, tanto da perdere la vista all'occhio sinistro. Aveva solo 17 anni e ne uscì vivo per miracolo, dopo sei anni d'inferno. Come stavolta. I suoi aguzzini lo hanno infatti liberato dopo 24 ore. Forse decisi a farne testimone vivente di un regime teoricamente finito da 25 anni, ma che dimostra di essere ancora vivo, almeno nella testa e nei cuori di  qualche argentino pericolosamente nostalgico, e che ha tutto da perdere da verità e riconciliazione.

desaparecidos argentiniUno fra tanti. Quanto è capitato a Puthod, infatti, non è un episodio isolato. Sempre più spesso, perlomeno da quando sono cadute le leggi del perdono che impedivano l'apertura dei procedimenti giudiziari a carico dei responsabili di tante morti e sparizioni, la gente che lotta per verità, fine dell'impunità e giustizia è vittima di minacce e intimidazioni. Spesso sfociati in atti concreti. Prima di Puthod, infatti, è toccato a Jorge Julio Lopez: il giorno dopo aver testimoniato contro Miguel Etchecolatz Lopez, ex capo della sicurezza pubblica, condannato all’ergastolo grazie ai suoi racconti su sequestri, torture e assassini, è sparito nel nulla. Era il 20 settembre 2006. Da allora nessuna notizia. Lopez è il primo desaparecido della democrazia argentina, che si va ad aggiungere agli oltre trentamila del regime.

madri di plaza de mayoAttacco al cuore. E dopo Puthod, è stata la volta di Hebe de Bonafini. Il giorno dopo la liberazione del titolare della Casa della Memoria di Zarate, i nostalgici fascisti hanno preso di mira la battagliera fondatrice delle Madri di Plaza de Mayo: "Stiamo tornando e la prima che uccideremo è tua madre", ha detto uno sconosciuto al citofono della casa della figlia di Hebe Bonafini, Alejandra. “Intorno alle 4 e mezza del mattino, sono andati a casa di mia figlia per minacciare di morte lei e me, le hanno detto che sarebbero tornati, che erano già stufi. E questa mattina, davanti alla porta di casa di Alejandra, c'erano due tipi, uno pelato con occhiali e un altro in una macchina dai vetri oscurati. Credo che tutto quello che facciamo li disturbi e la forma per attaccarmi è attaccando mia figlia e la casa di mia figlia" ha affermato Hebe nel programma di radio "La voz de las Madres", visibilmente commossa.

Hebe de Bonafini (sulla sinistra) con altre due madri di Plaza de MayoManifestazioni solidali. La Segreteria di Diritti Umani in Argentina e il suo omologo della provincia di Buenos Aires hanno già preso provvedimenti a riguardo e molti sono stati i messaggi di solidarietà, sia dalle istituzioni che dalle organizzazioni sociali, contro l'episodio e contro i residui della dittatura che hanno ancora capacità di agire. Fra queste anche le Nonne di Plaza de Mayo, attraverso la loro presidentessa, Estela Carlotto, che ha definito questi episodi "tentativi di riproporre quell'epoca di timore e paura" che ha "causato tanto danno al Paese. Senza dubbio cercano di impaurirci - ha detto - ma non ci riusciranno".

Stella Spinelli

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