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Analisti preoccupati. “Vedremo quello che succederà nei prossimi giorni ma penso che nulla si muoverà
fino al 22 giugno data in cui si svolgerà l'ultimo referendum sull'autonomia nella
provincia di Tarija”, racconta dalla redazione di 'El Diario' (il più antico e
importante quotidiano boliviano) Cecilio Quispe. “C'è comunque uno spazio aperto
per il dialogo. Anche lo stesso governatore del dipartimento di Cochabamba, Villa,
che non fa parte dello zoccolo duro dell'opposizione a Morales ha fatto sapere
di essere a disposizione per dialogare”. Anche altri settori della società boliviana
mettono il dialogo in primo piano. “La chiesa cattolica per voce del Cardinale
Marcial Chuoinagua ha fatto sapere che il governo farebbe bene a dialogare con
l'opposizione e a pacificare il Paese. Ci sono stato molti incidenti per via di
questo referendum che solo per puro caso non hanno causato morti. Ma la tensione
resta comunque molto alta. L'unica via di uscita a questa situazione che potrebbe
generare una forte crisi sociale nel Paese, e lo dicono anche molti analisti politici,
sarebbe quella di rendere compatibili le richieste dei referendum con lo statuto
nazionale approvato a dicembre”.
Spiraglio al dialogo. Secondo il numero due del governo boliviano, Juan Quiroga, c'è possibilità di
dialogo con l'opposizione a patto che si apra una nuova fase di collaborazione
entro il prossimo 1 giugno, data che vedrà lo svolgersi di un nuovo referendum.
Inoltre, Quiroga ha precisato che qualsiasi azione di dialogo dovrà avere come
base il testo della Costituzione approvato (con non poche difficoltà) nel dicembre
scorso.
Astensionismo. Il sostenitori dell'autonomia dalla centralità dello Stato sono corsi in massa
a votare e i SI hanno ottenuto circa l'85 percento delle preferenze. Ma un dato
è stato sottovalutato: l'astensione.Alessandro Grandi