06/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Bolivia, Morales apre al dialogo con l'opposizione
  
Passano i giorni e sono sempre più chiari i contorni della vicenda che riguarda il referendum sull'autonomia svoltosi domenica scorsa a Santa Cruz de la Sierra, ricca città boliviana capoluogo dell'omonimo dipartimento.

Evo MoralesAnalisti preoccupati. “Vedremo quello che succederà nei prossimi giorni ma penso che nulla si muoverà fino al 22 giugno data in cui si svolgerà l'ultimo referendum sull'autonomia nella provincia di Tarija”, racconta dalla redazione di 'El Diario' (il più antico e importante quotidiano boliviano) Cecilio Quispe. “C'è comunque uno spazio aperto per il dialogo. Anche lo stesso governatore del dipartimento di Cochabamba, Villa, che non fa parte dello zoccolo duro dell'opposizione a Morales ha fatto sapere di essere a disposizione per dialogare”. Anche altri settori della società boliviana mettono il dialogo in primo piano. “La chiesa cattolica per voce del Cardinale Marcial Chuoinagua ha fatto sapere che il governo farebbe bene a dialogare con l'opposizione e a pacificare il Paese. Ci sono stato molti incidenti per via di questo referendum che solo per puro caso non hanno causato morti. Ma la tensione resta comunque molto alta. L'unica via di uscita a questa situazione che potrebbe generare una forte crisi sociale nel Paese, e lo dicono anche molti analisti politici, sarebbe quella di rendere compatibili le richieste dei referendum con lo statuto nazionale approvato a dicembre”.

Spiraglio al dialogo. Secondo il numero due del governo boliviano, Juan Quiroga, c'è possibilità di dialogo con l'opposizione a patto che si apra una nuova fase di collaborazione entro il prossimo 1 giugno, data che vedrà lo svolgersi di un nuovo referendum. Inoltre, Quiroga ha precisato che qualsiasi azione di dialogo dovrà avere come base il testo della Costituzione approvato (con non poche difficoltà) nel dicembre scorso.
Anche uno dei massimi rappresentanti del movimento autonomista di Santa Cruz, Carlos Dabdoub, è intervenuto a proposito di una possibile apertura al dialogo da parte di Morlaes, ponendo, però una condizione: il governo deve riconoscere come legittima la vittoria dei si. E comunque ha fatto sapere che il discorso potrebbe essere rimandato a dopo il 22 giugno quando si terrà a Tarija l'ultimo referendum sull'autonomia.

Astensionismo. Il sostenitori dell'autonomia dalla centralità dello Stato sono corsi in massa a votare e i SI hanno ottenuto circa l'85 percento delle preferenze. Ma un dato è stato sottovalutato: l'astensione.
Sì, perchè nonostante l'enfasi delle settimane precedenti al referendum, la campagna politica che l'ha accompagnato e i risvolti che avrebbe potuto ottenere, degli oltre 930mila elettori aventi diritto al voto alle urne si sarebbe recato solo il 64 percento. Facile immaginare, quindi, che chi è andato a votare l'ha fatto soprattutto per protesta contro il governo di Evo Morales, che da queste parti non gode di particolari simpatie.
Ed è stato proprio il presidente a far sapere che l'alto tasso di astensionismo ha snaturato i risultati del referendum, pur lasciando aperta una porta al dialogo con gli uomini legati all'opposizione. E, considerati i rapporti fra le parti è questa la vera notizia delle ultime ore.

Alessandro Grandi

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