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Scopo del progetto, che dovrebbe costare cinque miliardi di dollari, è quello
di creare una “zona di influenza” attorno alla mega-ambasciata che gli Stati Uniti
stanno costruendo all'interno della Zona Verde, la loro più grande sede diplomatica
al mondo. “Quando hai un miliardo di dollari (il costo di costruzione del complesso,
ndr) in sospeso e mille manovali impiegati, vuoi sapere chi sono i tuoi vicini,
e avere voce in quello che capita nel tuo vicinato nel corso degli anni”, ha detto
il capitano della Marina Thomas Karnowski, a capo del gruppo che ha la supervisione
del piano. Secondo Karnowski, c'è già un accordo firmato con la catena Marriott
per la costruzione di un loro hotel. Altre società sono interessate alla costruzione
di complessi residenziali e di un parco di divertimenti: la prima parte di quest'ultimo,
una pista per lo skateboard, dovrebbe aprire entro questa estate.
Le condizioni della sicurezza all'interno della Green Zone, un conglomerato di
13 chilometri quadrati protetto da mura alte quasi cinque metri e posti di blocco
ai pochi varchi, al momento però non consentono grandi sogni di gloria. La roccaforte
Usa al centro di Baghdad, dove hanno sede anche le maggiori istituzioni irachene,
è oggetto di attacchi quasi quotidiani. Che sono ancora più frequenti dallo scorso
marzo, dopo il giro di vite contro la guerriglia sciita a opera dell'esercito
iracheno e statunitense. Nonostante il perenne clima da assedio, le quotazioni
immobiliari nella Zona Verde stanno però salendo velocemente. Qualche anno fa
il prezzo di un metro quadro si aggirava sui 60 dollari, mentre ora per la stessa
superficie ci si sente chiedere anche 1.000 dollari.
Un'ulteriore complicazione per la realizzazione del piano è il fatto che nella
Zona Verde, dai tempi di Saddam, vige il principio del “chi prima arriva prima
alloggia”. Il concetto di proprietà è fumoso, in una specie di Far West mediorientale.
In più, c'è anche l'ostilità verso il progetto da parte di molti funzionari iracheni,
anche se il governo di Baghdad non ha escluso piani di sviluppo della zona a priori.
Forse perché due colpi al “Tigris Woods Golf and Country Club”, come dovrebbe essere chiamato il complesso golfistico in riva al Tigri in
un gioco di parole col campionissimo Tiger, li tirerebbero volentieri.Alessandro Ursic