Il referendum che si è svolto ieri per l'autonomia di Santa Cruz, il dipartimento
più ricco e più vasto della Bolivia, è stato vinto dai sì con l'82% dei voti.
I dati sono ancora parziali e prendono in esame il 22% delle schede scrutinate
nella capitale della regione, dove vive metà della popolazione. Ma il presidente
boliviano Evo Morales ha già detto che non terrà in considerazione il responso
delle urne, siccome considera illegale la consultazione.
No alla polarizzazione. Morales non ha però potuto nascondere la preoccupazione per il risultato. "Lavoreremo
insieme, già da domani, per una vera autonomia", ha detto il presidente ai governatori
locali nel discorso post-elettorale trasmesso in televisione, "Per il popolo e
non solo per determinati gruppi, per un'autonomia che permetta alle persone di
prendere decisioni sul proprio futuro". Analoghe consultazioni popolari si svolgeranno
infatti nel prossimo giugno anche nelle regioni di Beni, Tarija e Pando e altre
due stanno pensando di muoversi nella stessa direzione. Nel caso in cui prevalesse
ovunque la tendenza autonomista, il Paese, organizzato amministrativamente in
nove dipartimenti, si ritroverebbe spaccato in due, tra le ricche pianure orientali
e le regioni andine più povere.
Gestione locale. Per risollevare l'economia della Bolivia, lo Stato più povero dell'America Latina,
Morales vorrebbe che le regioni forti contribuissero maggiormente alla crescita
dell'ovest più povero, da dove proviene parte più cospicua dei suoi sostenitori.
I funzionari di Santa Cruz, in cui risiede un quarto dell'intera popolazione del
Paese, hanno però chiesto, attraverso il referendum, un maggior controllo delle
proprie risorse a livello locale. Il dipartimento si sente sfruttato ed è contrario
al progetto di costituzione che propone di limitare i vasti possedimenti terrieri.
Rispondendo positivamente ai quesiti posti ieri, la popolazione ha dimostrato
di voler decidere da sé della distribuzione delle terre e delle riserve di petrolio
e gas della regione, ma anche di essere d'accordo con la creazione di una forza
di polizia locale e con il diritto di firmare trattati internazionali.
Non solo sì. "Voi, con il vostro voto, avete dato il via alla riforma strutturale più importante
nella storia della nostra repubblica", ha affermato il governatore di Santa Cruz Ruben Costas, rivolgendosi ai cittadini che hanno invaso le strade della capitale
per festeggiare l'esito della consultazione. Costas ha però sottolineato di non
avere intenzioni secessioniste, anche perché il nuovo Stato rimarrebbe isolato
nel continente, circondato dai governi di sinistra degli altri Paesi. Almeno 25
persone sono rimaste ferite nel corso degli scontri che si sono verificati ieri
nella regione tra gli autonomisti e alcuni dimostranti che volevano impedirne
il voto. Decine di migliaia di sostenitori del governo nazionale si sono riuniti
anche nelle città andine di Cochabamba e El Alto per manifestare contro il referendum,
considerato un attentato all'unità del Paese. Morales si è congratulato con loro,
ringraziandoli per aver difeso "la legalità e la lotta per l'uguaglianza fra tutti
i boliviani".