C'è una storia dimenticata dalle agenzie di stampa e dai media italiani. È la
storia di Ino Galparsoro.
Siamo nei Paesi baschi, municipio di Arrasate, Mondragon. Ino Galparsoro è il
sindaco, eletta con i voti di Anv (Accion nacionalista vasca) la formazione che
ha incarnato il voto dei militanti di Batasuna, formazione messa fuori legge nel
2003.
Oggi Ino Galparsoro è in carcere accusata di terrorismo. Convocata per dichiarazioni
a Madrid, prima l'hanno fatta attendere tutto il pomeriggio, poi interrogata,
quindi arrestata e poi tradotta in carcere. Perché?
Ino Galparsoro passa alle cronache nazionali spagnole una prima volta il 7 marzo scorso. Eta
uccide un militante socialista, Isaias Carrasco, a colpi di pistola. Non è un
bersaglio significativo, se non per il fatto che è socialista. Siamo a due giorni
dal voto legislativo, che confermerà Zapatero alla guida del governo di Madrid.
Il sindaco, la signora Galparsoro, corre in ospedale per offrire le condoglianze
alla famiglia e viene scacciata, perché di Anv, considerata erede di Batasuna.
Formazioni che non condannano, storicamente, nessun attentato di Eta perché sostengono
che la dinamica della condanna è sterile, se non si risolve politicamente il quadro
che porta al conflitto armato. E poi, più recentemente, perché la condanna delle
azioni di Eta viene richiesta in maniera strumentale da politici e giudici, come
un patentino di democraticità. Chi non condanna è complice, chi è complice si
può arrestare e condannare. Pare impossibile, sembra un sillogismo che nulla ha
a che spartire con la libertà di espressione, eppure è così.
Dopo l'omicidio Carrasco la prima preoccupazione del Partido nacionalista vasco
( Pnv moderato e autonomista) e soprattutto dei socialisti baschi è quello di
montare il grande gioco delle 'mozioni etiche di censura' per escludere dai municipi
baschi i rappresentanti di Anv.
Detto più chiaramente: ci sono dei politici eletti da una parte dei cittadini
e che siedono nei consigli comunali, in maggioranza o in minoranza. E ci sono
altri politici, anch'essi eletti da cittadini, che pretendono, con la mozione,
di estromettere dalla vita pubblica chi è stato legittimamente votato. Perché
non c'è una condanna esplicita a Eta. Esplicita, perché nei discorsi dei politici
di Anv c'è sempre un ritornello che torna: pace in assenza di conflitto, pace
senza coazione armata, ma anche pace senza una violenza che non può essere declinata
solo da una parte, ma anche rispetto agli arresti indiscriminati, alle torture
denunciate nei commissariati spagnoli, le limitazioni del diritto di parola.
Torniamo a Ino Galparsoro. Il sindaco ha la maggioranza in consiglio, la mozione viene bocciata perché
ci sono dei consiglieri di altre forze politiche che non ci stanno a questa gogna
strumentalizzata per fini politici. Pnv e socialisti si avvicinano sempre di più
in un gioco di strategie post elettorali, che si fondano soprattutto sull'esclusione
politica delle liste post-Batasuna.
Il giochino della mozione di censura si allarga ad altri municipi, che resistono
sempre grazie al fatto che ci sono dei consiglieri comunali, quelli che vivono
nel territorio, che non la pensano come Anv, che criticano anche duramente, ma
che proprio non ce la fanno ad accettare l'idea di un apartheid politico sulla
base non di fatti penalmente rilevanti, ma di idee e tattiche politiche.
Stiamo parlando, spesso, di paesini e villaggi, o di cittadine di qualche decina
di migliaia di persone, dove il contatto fra cittadini ed eletti è strettissimo.
Dove non riesce il patto fra Pnv e socialisti ci pensa la magistratura spagnola a mettere le
cose in ordine: il protagonista è sempre il giudice Baltasar Garzon. A un mese
dalle elezioni aveva emanato un'ordinanza per sospendere le attività pubbliche
di Anv e di un altro partito (Ehak, comunisti delle Terre basche), sostenendo
che erano sul limite della collaborazione o appartenenza a Eta. E tutto questo
in base al teorema che sta utilizzando dal 1998: tutto ciò che ha gli stessi obbiettivi
politici e sociali di Eta è Eta. Rozzo, come teorema, ma funzionale alla politica
di Stato. E così sono nati i vari processi e le chiusure di partiti, associazioni,
movimenti, giornali, radio, riviste.
Il 30 aprile Garzon cita come imputata il sindaco Galparsoro a Madrid: la signora
arriva e viene fatta attendere per ore nei sotterranei dell'Audiencia Nacional:
né lei, né il suo avvocato vengono informati sull'ipotesi di reato. Anche perché
gli agenti stanno perquisendo e fotocopiando documenti nel consiglio comunale
di Arrasate e poi arrivano a tutta birra dal giudice che così costruisce in itinere
le ragioni che lo porteranno a decidere per il carcere.
Un procedimento aberrante per uno Stato di diritto, ma le urla dell'avvocato
non servono a nulla. La mozione 'etica' di censura ha aperto il passo all'arresto
'etico'. In altri tempi, e con una dignità che non c'è più fra chi ha il compito
di denunciare e raccontare vicende come questa, si sarebbero usate parole dure,
taglienti e forti. Resta una domanda e nemmeno troppo retorica: che Paese è quello
in cui, se i partiti non riescono ad ottenere un risultato politico, si mandano
gli
sbirri e i magistrati a incarcerare l'avversario politico?