24/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



A Tirana la polizia sgombera un campo Rom. Muore un ragazzo
“Tutto è cominciato verso la mezzanotte tra il 6 e il 7 gennaio scorsi. Nessuno aveva avvisato preventivamente le circa 400 famiglie Rom che vivevano nella baraccopoli lungo il fiume a Tirana. Ruspe e squadre di poliziotti hanno provveduto allo sgombero forzato. Alcuni rom hanno reagito e si sono scontrati violentemente con le forze dell’ordine”.
 
lungo Lana a TiranaLa denuncia. “Ho saputo che un ragazzo rom di 20 anni è morto e che molti altri Rom sono rimasti feriti”. Andrea, un volontario dell’associazione Ingegneria senza Frontiere, nata tra i banchi di varie facoltà italiane. Lui era in Albania per un progetto di utilizzo razionale delle ingenti risorse d’acqua del paese delle aquile, quando ha saputo di questo atto di sgombero che, secondo testimoni oculari, ha passato il segno della violenza consentita alle forze dell’ordine. “Ho parlato con una signora che tutti al campo chiamano Sylvia”, racconta Andrea, “che mi ha raccontato quello che è successo. Io ho visitato il campo ed ero rimasto colpito dalle condizioni precarie della popolazione Rom: la gente viveva in piccole baracche fatte di lamiera, mancavano tutti i servizi essenziali e l’assistenza sanitaria. Mi ha molto colpito la vista di tanti bambini vestiti di stracci che giocavano tra i rifiuti. Sylvia è molto attiva  nel campo e s’impegna per migliorare le condizioni di vita di queste persone che per lo stato albanese semplicemente non esistono. Organizza attività di scolarizzazione, ha messo a disposizione delle famiglie scacciate in malo modo dal campo un pezzetto di terreno di sua proprietà nella zona, ma si tratta di una soluzione temporanea”.
 
moschea di tiranaLa smentita. Non sono chiari i motivi dello sgombero forzato delle famiglie Rom, delle quali comunque vengono raramente rispettati i diritti fondamentali, ma Andrea racconta che “circolava la voce di un interesse edilizio su quel terreno e che il proprietario, evidentemente influente, ha chiesto e ottenuto lo sgombero”. Il comune di Tirana e la polizia albanese hanno immediatamente smentito qualunque collegamento tra la morte del ragazzo Rom e l’operazione di sgombero, accreditando la tesi che la morte del giovane sia da attribuire allo stato di ubriachezza dello stesso, ma senza specificare l’eventuale dinamica. “Il telegiornale della sera”, spiega Andrea, “ha dato la notizia, ma non specificando assolutamente il contesto e limitandosi ai minimi dettagli. Per lo stato albanese, i Rom non esistono e non hanno diritti”.
 

monumento a skandenbergLa nuova Tirana. Sembra che al posto del campo nomadi sorgerà un giardino pubblico. Il lungo-Lana, cioè la zona del centro della capitale albanese che si sviluppa attorno al fiume che attraversa la città, è da tempo oggetto di un recupero urbanistico di alto livello. L’eccentrico sindaco di Tirana, il pittore di fama internazionale Edi Rama, ne ha fatto un fiore all’occhiello della riqualificazione da lui pensata per Tirana. Tirando dritto per la sua strada a qualunque costo, anche quello di scendere a patti con la malavita. Il lungo-Lana, fino a poco tempo fa, era celebre per la moltitudine scomposta di baracchini che sorgevano tutto intorno alla zona. Nei vicoli del labirintico agglomerato, fioriva ogni tipo di attività illecita: prostituzione, gioco d’azzardo, contrabbando avevano il quartier generale delle operazioni tra le fumanti casupole di legno che servivano da copertura, con piccole attività di ristorazione e bar. Rama ha cancellato tutto questo, dando al centro di Tirana un aspetto da capitale del Nord Europa. Secondo i suoi detrattori lo ha fatto usando la forza con i pesci piccoli e la diplomazia con i pesci grandi.

Christian Elia

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