Sono aperti i seggi oggi in Bolivia, nella regione di Santa Cruz,
dove si vota per il referendum popolare per lo statuto autonomo
dell'area. Si tratta di un iniziativa considerata illegittima dal
presidente Evo Morales e duramente criticata anche dai vertici
militari, secondo cui la consultazione “mette in pericolo la
sicurezza e la difesa nazionale”. Durante le opeazioni di voto si
temevano scontri che si sono effettivamente verificati nelle zone di
San Julian e Yapacanì, dove diversi contadini sostenitori del
governo hanno bloccato le strade e dato alle fiamme alcune urne
provocando la reazione della Ujc, la Union Jubenil Crucenista, i
sostenitori del progetto autonomista.

Ruben Costas, il prefetto di Santa Cruz, ha definito i disordini
come “episodi isolati” e ha invitato alla calma. Le consultazioni
popolari sull'autonomia si svolgeranno nel prossimo giugno anche
nelle regioni di Beni, tarija e Pando. Gli abitanti di Santa Cruz
sono chiamati a esprimersi su un testo di statuto, approvato in
un'assemblea popolare alla fine del 2007, che prevede una forte
autonomia dal governo centrale su decine di settori chiave, come
energia, trasporti e tasse. Il presidente Evo Morales si è
espresso in modo fortemente critico rispetto al progetto spinto dal
prefetto di Santa Cruz, Ruben Costas, e ha accusato anche
l'ambasciata statunitense, rea a suo avviso di avere stimolato la
consultazione attraverso l'opera di UsAid, il programma di assistenza
culturale Usa.