Pronto per dicembre il sodalizio che unirà cinque Paesi, dopo il fallimento delle esperienze del passato
scritto per noi da
Vincenzo Bruno
La strada é in discesa per il debutto della tanto agognata East African Community (EAC). In quella che sarà un’area di libero scambio e libero transito tra Tanzania,
Kenya, Uganda, Burundi e Ruanda, i governi degli Stati membri hanno infatti trovato
un accordo ufficiale sul termine ultimo per le trattative e l’implementazione
di condizioni eque per tutti. La scadenza è prevista per il dicembre di quest’anno,
mentre l’ufficializzazione resta in programma per il 2010, in coincidenza coi
piani d’integrazione regionale di là a venire.

La
East African Community non é di certo un esperimento estraneo alla memoria storica del continente.
L’
EAC divenne infatti realtá nel 1967 grazie alla volontá di autodeterminazione e
aiuto reciproco dei governi di Kenya, Tanzania e Uganda sull’onda di liberazione
nazionale che caratterizzó quegli anni in tutte le parti del continente. Furono
sufficienti dieci anni per la disgregazione del patto, a causa di vedute non piú
convergenti tra i suoi aderenti – in particolar modo tra la Tanzania socialista
di Nyerere e il Kenya di Yomo Kenyatta, di chiaro stampo capitalista. Dopo nuovi
colloqui iniziati alla fine degli anni ’90, nel 2005 venne fondata la
East African Community Customs Union, una sorta di
consergerie economica seguita in breve lasso dalla creazione del mercato comune per l’Africa
orientale (
East African Common Market).
Si spera che la compenetrazione tra i due moduli politico-economici - l’attuale
Customs Union e la futura e definitiva EAC - accenda sinergie a tutto campo in grado di avantaggiare le economie di scala
dell’ area delineando un mercato unico, solido e vibrante. « Credo che, attraverso
negoziazioni abili nello spirito del « dare e prendere », la task force mostrerá una formula vincente in grado di portare avanti la nostra area regionale »
fa notare Monique Mukaruliza, ministro ruandese per gli Affari della East African Community. Il protocollo del nascente progetto d’integrazione regionale punterá a garantire
il libero movimento dei fattori di produzione , come peraltro quello delle persone
e dei beni di consumo all’interno dell’area circoscritta dai Paesi aderenti alla
Comunitá.