Indonesia, ad Aceh le condizioni restano difficili. Le testimonianze di Msf e di un missionario

Nel terzo giorno dell’Eid al Adha, festa musulmana in cui si celebra il sacrificio
di Abramo, il presidente Susilo Bambang Yudhoyono ha promesso di ricostruire l’Aceh,
la provincia settentrionale a maggiore concentrazione di musulmani completamente
distrutta dallo tsunami. Nel capoluogo Banda Aceh sono arrivati anche gli echi
di una guerra che non conosce tregua, nonostante le continue promesse di cessate
il fuoco della guerriglia e dell’esercito. Nelle ultime due settimane – riporta
l’agenzia di stampa indonesiana Antara – i militari governativi hanno ucciso 120
ribelli del movimento separatista Gam e una delle battaglie si sarebbe consumata
vicino a un campo di sfollati sopravvissuti al maremoto. Di nuovo lacrime e terrore
sui
loro volti.
Il racconto di Msf. “Non abbiamo notizie di scontri”, dice Sergio Cecchini di
Medici senza frontiere (Msf) a Sigli, sulla costa nordorientale dell’Aceh. “Finora le misure di sicurezza
sono rimaste le stesse. Non ci hanno imposto scorte armate o restrizioni di movimento.
Ci spostiamo soprattutto in elicottero. La costa nordovest non ha più alcuna strada
percorribile”. Si lotta contro il tempo per impedire la diffusione di epidemie.
“Da lunedì a giovedì scorsi – racconta Cecchini - abbiamo condotto una campagna
contro il morbillo. Abbiamo vaccinato più di 5mila bambini di età dai sei mesi
ai 15 anni in sessanta campi profughi. Si è trattato di una misura di prevenzione.
Non sono stati registrati casi di morbillo, ma visto che la malattia ha un’alta
probabilità di trasmissione, abbiamo cercato di evitare una propagazione in condizioni
di sovraffollamento. Il morbillo può essere letale soprattutto per i più piccoli”
.
Periodo di alluvioni. Le condizioni nei campi sono rese più difficili dalle violente piogge monsoniche
che trasformano in fango il terreno argilloso. Sergio Cecchini continua nel suo
racconto: “Come riparo, molte persone hanno solo i teli di plastica distribuiti
dal governo. Per questo stiamo costruendo stradine di ciottoli da una tenda all’altra.
In questa stagione c’è di solito un incremento della malaria e delle malattie
legate all’acqua non pulita, come la diarrea. I servizi igienici sono insufficienti.
In un campo di Palai stiamo sistemando nuove latrine, ce n’erano solo due per
960 persone”.
Casi di tetano. Da ormai tre settimane i sopravvissuti dell’Aceh si aggirano tra le macerie
a piedi scalzi o in ciabatte. Cercano i loro cari o fanno visita ai luoghi in
cui sorgevano le loro case. “Ciò accresce il rischio di ferite e infezioni”, spiega
l’operatore di Msf. “I casi di tetano sono in forte aumento. Dal 26 dicembre a
oggi ce ne sono stati oltre 60. La campagna di vaccinazione non è iniziata perché
è complessa. Richiede un richiamo oltre alla prima iniezione. Deve essere dunque
pianificata con il ministero della Salute, affinché si garantisca che lo stesso
paziente venga vaccinato due volte a distanza di 28 giorni”.

Traumi psicologici. Anche qui, come in tutte le zone colpite dallo tsunami, si fatica a tornare
a vivere per lo shock subito. Moltissime persone sono terrorizzate dal mare. “Nei
villaggi di pescatori – continua Cecchini – stiamo costruendo mille barche da
pesca. Per superare il trauma della tragedia, le vittime devono tornare al più
presto alle loro attività. Per fortuna non manca il cibo perché
l’Aceh è ricca di risorse agricole. L’acqua però è contaminata, servono distributori
e bisogna scavare nuovi pozzi”.
La reazione della capitale. Intanto a Jakarta, “il governo sta discutendo il piano di ricostruzione”, ci
dice il missionario
salesiano Carbonell. “Ci vorrà del tempo, perché devono trovare il modo di evitare la
corruzione. Gli aiuti sono arrivati in Aceh, ma la popolazione continua a non
avere i soldi per ricomprare e ricostruire ciò che ha perso. Qui la vita continua,
ma non senza problemi. Da quattro giorni diluvia. I canali sono pieni e i poveri
si rifugiano sotto i ponti e sotto i cavalcavia per fuggire all’acqua sporca.
Succede ogni anno. Jakarta è sotto il livello del mare. Nel periodo dei monsoni
i canali delle
fognature si riempiono e inondano la città”.