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I primi problemi. Dopo oltre sessant'anni di governo monocolore (quello del Partito Colorado),
l'occasione per Lugo è stata davvero davvero propizia: dare una svolta definitiva
all'apatia di una nazione fra le meno conosciute al mondo, che nel corso dell'ultimo
secolo è stata teatro di una delle più violente e sanguinarie dittature del pianeta,
quella di Stroessner. Dire basta alla povertà, alla discriminazione, alla corruzione,
fare la riforma agraria di cui tanto c'è bisogno e costruire un Paese nuovo, capace
di dare la mano alle nazioni confinanti per fare dell'America Latina, finalmente,
un'area completamente indipendente e progressista: ecco gli obiettivi dell'ex
vescovo prestato alla politica. Per metterli in pratica, però, servono molte cose:
una su tutte una grande maggioranza politica, in grado di fare riforme senza intoppi
in sede di voto. Ed è per questo che il “vescovo rosso” per portare avanti quello
che è il suo progetto socio politico sta cercando alleati utili a farlo governare.
Sì, perchè se è vero che Lugo non ha avuto rivali nella corsa alla poltrona presidenziale,
ne ha con i numeri alla camera e al senato, dove non ha una maggioranza forte
e quindi governare potrebbe essere rischioso come camminare su un filo senza protezioni:
si rischia di cadere a ogni minimo sobbalzo.
Gli alleati. Le consultazioni sono già partite e le polemiche hanno già preso il sopravvento
sia dentro che fuori al partito di governo. Lino Oviedo, ex militare golpista
accusato di omicidio e colpevole di aver sfruttato il Paese per i propri interessi
è stato uno dei primi a essere contattati dal collaboratori dell'ex vescovo, scatenando
forti reazioni in tutto il Paese. All'ex generale, uscito di prigione nel 2007
e subito candidatosi alle elezioni presidenziali, è stata offerta la poltrona
di presidente del Congresso che ha prontamente rifiutato. E il motivo che ha portato
a questa scelta è semplice: deciderà di volta in volta se votare le proposte del
governo. Insomma, Oviedo preferisce il basso profilo per fare in caso di necessità
l'ago della bilancia, rivelandosi probabilmente decisivo per ogni riforma in programma
nel Paese.
La chiesa. Intanto si smorzano i toni delle polemiche fra il neo presidente ex vescovo e
le gerarchie ecclesiastiche. Se in un primo momento Lugo aveva avuto una sorta
di riluttanza nei comportamenti verso quelli che erano i suoi superiori adesso
le cose stanno cambiano. Subito dopo la sua elezioni, vista di cattivo occhi dai
vertici del Vaticano, Lugo aveva detto di essere molto dispiaciuto di essere entrato
in una sorta di conflitto con la chiesa. Insomma Lugo si ritrova a aver “ribaltato”
la storia di una nazione e di aver messo in difficoltà anche la chiesa cattolica.
“La situazione in cui ci si ritrova deve essere oggetto di attenti studi” raccontano
dalla conferenza episcopale di Asuncion. “E' una cosa che non è mai successa e
quindi dovremo prendere una decisione che sia la più accettabile dalla santa sede”
continua Roque Acosta portavoce della Cep. Tuttavia Lugo che è considerato un
prete di sinistra per via della suo appoggio alla Teologia della Liberazione che
fonde cristianesimo e attivismo politico in favore degli oppressi e dei poveri
del pianeta, è già stato sospeso a divinis dalla chiesa cattolica ma secondo il
diritto canonico non può essere annullata. Insomma sono passate solo poche settimane
dalla sua elezione e qualcosa è già cambiato: il mondo ha ricominciato a parlare
di Paraguay. Di certo anche questa una vittoria importante per il vescovo rosso.
Alessandro Grandi
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