03/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



“The Hollywood Songbook”, di Hanns Eisler
Scritto per noi da
Andrea Rebaudengo
 
al centro il compositoreIn questi giorni in cui la “falce e martello” scompare dal Parlamento italiano mi sembra giusto scrivervi di un compositore che in quel simbolo ci ha creduto tanto. Talmente tanto che, quando nel 1948 fu espulso dagli Stati Uniti per “attività antiamericane”, decise di stabilirsi nella Germania dell’Est, dove morì nel 1962.
Si tratta di Hanns Eisler. Nativo di Lipsia (1898), allievo di Webern e Schoenberg a Vienna, la sua completa adesione al marxismo lo allontana decisamente dalla dodecafonia e dal modo schoenberghiano di intendere la modernità. Eisler crede in una musica del popolo, dei lavoratori; scritta unicamente per elevare e glorificare le masse del proletariato e per perorare a gran voce la causa del socialismo.
La rovina della Repubblica di Weimar lo travolge, comincia una lunga diaspora che lo porterà, proprio durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, negli Stati Uniti e addirittura nel luogo che sembrerebbe il più lontano dai suoi ideali: Hoolywood. Nel frattempo aveva stretto un’intensa amicizia con Bertold Brecht, che sarà il perfetto autore dei testi per la sua musica. Eisler non è certo l’unico artista europeo che negli anni del conflitto viene accolto dall’industria americana della celluloide, l’ambiente è assai fertile. Insegna alla Southern California University, collabora con Chaplin e mette a frutto le conoscenze sulla musica da film acquisite nelle anni europei in cui si metteva al servizio della propaganda socialista.
 
Però il nostro Hanns è piuttosto coerente: non si lascia abbagliare dai lustrini del luogo, non scrive musica per i film di cassetta. Resta in disparte e scrive uno dei suoi capolavori, il ciclo di brani intitolato The Hollywood Songbook per voce e pianoforte. Il titolo vuole proprio sottolineare lo stridore tra il luogo che conosciamo e il contenuto dei brani; brevi, facilmente riconducibili alla tradizione dei Lieder europei, Schubert in particolare. Estremamente intimi, spesso tragici, quasi sempre intrisi di disillusione. L’evocazione di un’anima affranta, stanca di sognare, ma mai incline al lamento. La maggior parte dei testi sono di Brecht e la simbiosi tra i due è notevole; ogni parola sembra nata per quella musica così asciutta.
L’Eisler che veniva chiamato “il primo compositore della classe operaia” sembra ripiegare verso l’interno l’enfasi che lo aveva contraddistinto. Ritrova invece il contatto con la purezza del Lied tedesco, espressione di un istante, di un paesaggio fugace. Ma in più ora c’è la guerra, che stravolge le vite e che mette l’uomo di fronte a sé stesso.
L’emblema di tutta la raccolta può essere “An den kleinen Radioapparat” .La melodia è bellissima, semplice, e l’accompagnamento pianistico le crea un’atmosfera rarefatta, espressiva e commovente. La radio di cui si parla tiene il contatto tra il protagonista e il mondo esterno, gli comunica le vittorie del nemico e la sua fuga necessaria. Eppure, nonostante sia foriera di dolore, quella radio è fondamentale: ultimo anello che lo lega alla vita. Il brano dura un minuto, ma ci dice più cose sulla guerra di un lungo libro.
I sogni di Eisler sono infranti più volte: l’eclissi del giovane comunismo che sognava, l’America che lo accoglie e gli mostra la faccia più lontana dai suoi ideali, infine l’approdo in una Germania dell’Est che presto gli mostrerà il volto di un comunismo in cui non si riconosce, lontano anni luce da quello che aveva provato a costruire.
Nemmeno dopo la morte Eisler avrà la il successo che meritava; l’eccessivo entusiasmo e l’ingenuità della musica “per le classi operaie” degli anni ’20 e’30 gli rimangono appiccicati addosso e non riesce più ad avere l’autorità per entrare nella storia della musica più altisonante. Ed è un peccato, perché brani come quelli contenuti in Hollywood Songbook sono esempi di bellezza, di impegno sociale e di introspezione come solo un grande musicista può averne scritti.

Consiglio caldamente il cd “The Hollywood Songbook”. Edizioni Decca.
Matthias Goderne – baritono
Eric Schneider – pianoforte
Categoria: Costume