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Passata la sbornia dell’inaugurazione del secondo mandato di George W. Bush,
gli Usa si domandano se valeva veramente la pena spendere così tanto per le più
sfarzose celebrazioni mai organizzate da un presidente. I concerti, le cene, i
fuochi d’artificio sono costati 40 milioni di dollari (pagati da corporation e donatori privati), ai quali vanno aggiunti 17 milioni di spese pubbliche per
la sicurezza. Un sondaggio del Los Angeles Times ha mostrato che il 75 per cento degli americani avrebbe desiderato feste più
contenute. E quei 40 milioni di dollari, è stato calcolato, si sarebbero potuti
spendere per fini molto più nobili.
Il confronto con gli altri presidenti. La questione dei costi delle celebrazioni è finita anche al Congresso. “Roosevelt
tenne la cerimonia di inaugurazione del 1945 alla Casa Bianca, pronunciando un
breve discorso e servendo agli ospiti insalata di pollo e torta – hanno scritto
i deputati democratici Anthony Weiner e Jim McDermott –. Durante la Prima guerra
mondiale, Wilson non organizzò nessuna cerimonia per la sua inaugurazione del
1917, sostenendo che feste del genere sarebbero state di cattivo gusto”. E se
è vero che i costi di queste cerimonie sono saliti costantemente negli ultimi
vent’anni (George Bush padre spese 30 milioni di dollari, Bill Clinton una cifra
simile nel 1993 e 23,6 milioni nel 1997), il Center for American Progress
ha fatto notare che nel 1977 Jimmy Carter spese un dollaro per ogni
ospite presente al ricevimento, limitandosi a offrire salatini,
crackers e, ovviamente, noccioline (la sua famiglia possedeva già
allora un'azienda che le produceva).
Neanche i repubblicani sono d’accordo. A suggerire che forse si è passato il segno non sono stati solo i democratici.
Da un sondaggio del Washington Post, il 50 per cento degli elettori che hanno votato Bush la pensano così. Mark
Cuban, proprietario della squadra di basket Nba dei Dallas Mavericks e sostenitore
del presidente, l’aveva anche scritto sul suo blog: “Il nostro Paese deve fronteggiare
un enorme deficit. Abbiamo un’economia in declino, soldati che muoiono al fronte,
e la responsabilità di aiutare quelli che soffrono per le devastazioni dello tsunami.
Presidente, dia l’esempio: cancelli i party per la sua inaugurazione”. Ma Bush
non ha cambiato idea, e in un’intervista alla Cbs ha ribattuto sostenendo che
“si può essere ugualmente preoccupati per i soldati in Iraq e per chi soffre per
lo tsunami, mentre si festeggia la democrazia”. Per la prima volta in quattro
anni di presidenza, gli americani non sono d’accordo con lui.Alessandro Ursic