Scritto per noi da
Vito Calabretta

Nella corte interna di
Palazzo Zorzi, sede Unesco a Venezia, campeggiava un grande monumento
opera dell’artista bulgaro Stefan Nikolaev, in bronzo, sontuoso,
brillante, vivo: un accendino acceso alto quattro metri. Produce una
fiamma di libertà: la libertà di fumare. Ma la fiamma
della libertà non è più a Venezia. Si trova in
una collezione privata turca, a Istanbul, e presto farà luce
alla sede della nuova collezione, prossimamente aperta. Di più
non sappiamo: «non so se posso davvero svelarti i dettagli, sai
com’è!» Com’è? Boh, l’arte è un
mistero e il culto della privacy un altro mistero. Io mi chiamo
Calabretta e sto scrivendo questo articolo: lo rendo pubblico. Così
abbiamo una sicurezza. Un’altra sicurezza è che il fumo è
oggi stigmatizzato come male sociale globale, sempre più
proibito e colpevolizzato. Alcuni poeti ticinesi stanno organizzando
una fronda e si ritrovano a fumare insieme, chiacchierano, stanno
all’aria aperta: fanno una micro-sovversione. In tempi antichi era
sovversivo portare la barba, oggi fumarsi una sigaretta, infatti sono
molte le donne a resistere a fumare.

In epoca di neo
proibizionismi fasulli, in un mondo che ti nuoce con l’aria che
respiri e che ti proibisce di fumare accusandoti di inquinare l’aria,
l’accendino di Nikolaev ha quindi l’aria del Monumento al
Fumatore Ignoto, all’individuo moderno che ha tentato di risolvere
le proprie nevrosi con un gesto autolesionista, sì, ma intimo
e spesso relazionale. Il fumo ha consentito di mettere in rete le
nevrosi individuali rendendole fonte di sociabilità, di
scambio, di ammiccamento, di vita. Fumare fa sicuramente male ai
polmoni e alle vene, ma è stato un ottimo pretesto per vivere
con gli altri e per stabilire relazioni di scambio umano. È
quello che succede, o succedeva, anche tra sconosciuti, per strada,
ascoltando l’espressione: «ha da accendere?». Poteva
pur sempre essere l’occasione per accendere un dialogo.

Oggi che sempre più
spesso il proibizionismo impone di percepire l’atto di accendere
una sigaretta come un atto pernicioso e violento, Stefan Nikolaev ci
costruisce su un monumento fiammeggiante che si chiama
What
Goes Up Must Go Down, cioè: quello che
sale deve scendere. Quando andai a Venezia a guardare la Biennale,
entrai nel cortile di Palazzo Zorzi e vidi il Monumento di Nikolaev,
incominciai a fare domande, a chiacchierare e ci trascorsi un paio
d’ore.