03/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Scritto per noi da
Vito Calabretta 
 
 
Nella corte interna di Palazzo Zorzi, sede Unesco a Venezia, campeggiava un grande monumento opera dell’artista bulgaro Stefan Nikolaev, in bronzo, sontuoso, brillante, vivo: un accendino acceso alto quattro metri. Produce una fiamma di libertà: la libertà di fumare. Ma la fiamma della libertà non è più a Venezia. Si trova in una collezione privata turca, a Istanbul, e presto farà luce alla sede della nuova collezione, prossimamente aperta. Di più non sappiamo: «non so se posso davvero svelarti i dettagli, sai com’è!» Com’è? Boh, l’arte è un mistero e il culto della privacy un altro mistero. Io mi chiamo Calabretta e sto scrivendo questo articolo: lo rendo pubblico. Così abbiamo una sicurezza. Un’altra sicurezza è che il fumo è oggi stigmatizzato come male sociale globale, sempre più proibito e colpevolizzato. Alcuni poeti ticinesi stanno organizzando una fronda e si ritrovano a fumare insieme, chiacchierano, stanno all’aria aperta: fanno una micro-sovversione. In tempi antichi era sovversivo portare la barba, oggi fumarsi una sigaretta, infatti sono molte le donne a resistere a fumare.

In epoca di neo proibizionismi fasulli, in un mondo che ti nuoce con l’aria che respiri e che ti proibisce di fumare accusandoti di inquinare l’aria, l’accendino di Nikolaev ha quindi l’aria del Monumento al Fumatore Ignoto, all’individuo moderno che ha tentato di risolvere le proprie nevrosi con un gesto autolesionista, sì, ma intimo e spesso relazionale. Il fumo ha consentito di mettere in rete le nevrosi individuali rendendole fonte di sociabilità, di scambio, di ammiccamento, di vita. Fumare fa sicuramente male ai polmoni e alle vene, ma è stato un ottimo pretesto per vivere con gli altri e per stabilire relazioni di scambio umano. È quello che succede, o succedeva, anche tra sconosciuti, per strada, ascoltando l’espressione: «ha da accendere?». Poteva pur sempre essere l’occasione per accendere un dialogo.

Oggi che sempre più spesso il proibizionismo impone di percepire l’atto di accendere una sigaretta come un atto pernicioso e violento, Stefan Nikolaev ci costruisce su un monumento fiammeggiante che si chiama What Goes Up Must Go Down, cioè: quello che sale deve scendere. Quando andai a Venezia a guardare la Biennale, entrai nel cortile di Palazzo Zorzi e vidi il Monumento di Nikolaev, incominciai a fare domande, a chiacchierare e ci trascorsi un paio d’ore.

 
Categoria: Costume
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