03/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Scritto per noi da
Attilio De Castris

Il sole del Mediterraneo, che si specchia nei palazzi bianchi con le imposte azzurre, abbaglierà il vostro arrivo ad Algeri, che i francesi chiamavano la blanche, la bianca. Poche altre città, come la capitale dell'Algeria, racchiudono in sé tutto il mare nostrum che c'è: Barcellona e Beirut, Napoli e Alessandria d'Egitto, Genova e Marsiglia. Un po' di tutto e allo stesso tempo unica.

Foto di Stefano BarazzettaQuesta iconografia mediterranea è però l'unica concessione al pregiudizio che si concede el-Djezair, come la chiamano gli arabi, perché per il resto vi stupirà. A cominciare dalla fama sinistra che l'Algeria si trascina dietro da quindici anni, eredità di una guerra civile senza esclusione di colpi. La storia è nota: all'inizio degli anni Novanta, dopo la vittoria elettorale degli islamisti nelle prime elezioni libere della storia del Paese, i militari presero il potere con un colpo di Stato. Centocinquantamila algerini persero la vita, in maggioranza civili, a causa dei massacri contrapposti tra soldati e miliziani integralisti. Oggi la tensione resta e gli attentati dell'11 aprile dello scorso anno lo dimostrano. Ma la situazione è completamente mutata; solo la massiccia presenza di polizia, spesso interessata a controllare le foto dei viaggiatori solitari se scattate in prossimità di edifici pubblici o militari, fa trattenere il respiro. Basta evitare gli spostamenti notturni nelle strade più isolate, per essere al sicuro. E le bombe? Beh, in questo tempo pazzo che viviamo, Algeri o Londra non fa molta differenza. Simbolo dei pregiudizi che circondano Algeri, più ancora della guerra, è la Casbah, un dedalo inestricabile di viuzze abitato da case, imbiancate a calce, che si elevano fino a toccarsi, impedendo a tratti il passaggio della luce. La Casbah non è più quel territorio fuori da ogni legge che offriva riparo a Jean Gabin, in fuga dalla polizia, nel film del 1936 Il bandito della Casbah. E non è più il rifugio sicuro dei partigiani indipendentisti della Battaglia di Algeri, capolavoro di Gillo Pontecorvo, inespugnabile per i parà francesi. E' solo un luogo bellissimo, dove muoversi con la cautela necessaria in tanti quartieri di tante città del mondo dove c'è la fame. Un luogo che pulsa di vita, di moschee e di mercati, di caffè e di negozietti.

Foto di Stefano BarazzettaLa Casbah s'inerpica su per le colline che circondano Algeri, incastonandola nella baia che per secoli ha rappresentato un rifugio sicuro per i pirati. Sono passati i Romani, i Bizantini, gli Ottomani e i Francesi, ma Algeri è ancora qui. Subito sotto la Casbah si apre Piazza dei Martiri, crogiolo di persone e di affari, non sempre limpidi. Proprio qui sorge la moschea Ketchaou, il cui nome significa 'altopiano delle capre', ricordando un tempo lontano, quando la zona era aperta campagna. Nessuno sa stabilire con certezza la data di costruzione della moschea, che divenne una cattedrale cattolica dopo l'occupazione francese del 1830, come ricorda una targa posta sul minareto, e che presenta una forma strana per un luogo di culto islamico, decorata con stupende mattonelle e i minareti a tre piani. Sempre in piazza dei Martiri troverete la moschea el-Djedid, o Moschea Nuova, costruita nel 1660. L'edificio è in stile turco, ma il minareto ricalca i modelli dell'Andalusia spagnola. Il tutto in una pianta a croce, che la legenda vuole opera di un architetto cristiano che pagò con la vita il suo affronto. La Moschea Nuova, nella sua storia e nel sincretismo degli stili, sembra un monumento a tutto il Mediterraneo e alla sua storia infinita di scambi di popoli e religioni. Come la moschea el-Kebir, la cosiddetta Moschea Grande, che nell'ordine è stata un luogo di culto per fenici e romani, poi basilica cristiana e infine musulmana.
Ma non di solo Islam vive Algeri (altro pregiudizio da spazzar via). Al limite della città, su un altura che domina la baia, troneggia Notre Dame d'Afrique , consacrata nel 1872 dal vescovo Lavigerie, fondatore dell'ordine dei Padri bianchi. La chiesa ha le pareti ricoperte di ex-voto, memoria della presenza francese, simbolo dell'attaccamento che i colonizzatori ebbero per questa terra, amata come nessuna altra colonia, nonostante il milione di algerini uccisi durante la Guerra d'Indipendenza, dal 1954 al 1962. Cristiani ne sono rimasti pochi, ma nello spiazzo che circonda la chiesa ciondolano coppiette e anziani che leggono il giornale, legati a quel luogo al di là della fede che professano.

Foto di Stefano BarazzettaGli anni bui della guerra, per anni, hanno cancellato la vita culturale di Algeri, che invece vanta una nobile tradizione nelle arti, nelle lettere e nella musica. Piano piano la città riprende a vivere, a cominciare dal Teatro Nazionale, in piazza Port Said, che ogni anno propone un cartellone più vivace, in uno splendido contrasto con i caffè e i cambiavalute della piazza sempre in fibrillazione.
Anche i musei non mancano, tanti e interessanti. A partire dal complesso, in cima allo splendido giardino francese Parc della Liberté, nel quale sorgono il Museo Nazionale delle Antichità e della Civiltà islamica, che conservano pezzi stupendi. Come il Museo del Bardo, vecchia residenza di un principe tunisino in esilio, con un giardino lussureggiante, che conserva reperti della civiltà nata nel deserto del Sahara e come il Museo delle Arti e delle Tradizioni popolari, nel pieno cuore della Casbah. Restando alla storia più recente, è imperdibile una visita al Museo nazionale dei Moudjahid, dedicate alle vittime del colonialismo francese. Ha molto da insegnare alla civilissima Europa. Accanto al museo c'è il Makam Echaid, non bellissimo monumento all'indipendenza, che domina Algeri dall'alto. Sempre nei pressi, c'è il Jardin d'Essai, luogo ideale per tirare il fiato dal caos e dallo smog del traffico impazzito della città. Non di solo passato però si alimenta la voglia di cultura e di rinascimento di Algeri, ed è imperdibile il Museo di Arte contemporanea, in un'antica residenza nobile nei pressi di piazza Abdel Kader.

Foto di Stefano BarazzettaAnche se siete allergici a luoghi di culto o di cultura, Algeri non vi annoierà. In fondo sarà bellissimo anche solo passeggiare per la Corniche, l'infinito lungomare, oppure godere del passeggio e dei caffé della piazza della Grande Poste, vero cuore pulsante della città. Migliaia di ragazzi e ragazze, mogli e mariti, giovani e vecchi si godono le centinaia di dolci differenti, oppure l'immancabile thé alla menta. Il mito degli hittises, i cosiddetti 'reggitori di muri', resiste. Sono quei ragazzi che non hanno lavoro e bighellonano tutto il giorno, fischiando alle ragazze, lontanissime dal pregiudizio della donna araba reclusa. E' vero, dopo il tramonto è difficile vedere ragazze per strada, se non accompagnate nei nei locali per famiglie, ma sono tante le giovani che portano il velo come un vezzo, che incastona quasi sempre volti truccati e corpi vestiti all'ultima moda. Tanti infine, sempre in tema di pregiudizi, i locali dove si servono alcolici e magari si ascolta dell'ottima musica dal vivo. In tema di cibo, poi, Algeri non è seconda a nessuno. A parte i tipici locali dove si arrostisce carne senza soluzione di continuità, ci sono tantissimi ristoranti, anche ricercati. In particolare sono molto affascinanti quelli vicini al porto, dove si può scegliere il pesce che verrà servito.

Foto di Stefano BarazzettaQuesto elenco non può che essere incompleto, ma vuole rendere l'idea di una città (e di una società) in movimento. Algeri è differente dal resto del Paese, è vero, ma è qui che tutto nasce e, con il tempo, s'irradia. La ricchezza piovuta sull'Algeria, garantita dalle immense risorse naturali e dai prezzi del mercato delle fonti d'energia, hanno prodotto un boom economico che ha permesso all'Algeria di saldare il suo debito estero. Adesso il Paese, che cura ancora le ferite della guerra civile, deve riuscire a differenziare la sua economia, troppo legata al petrolio, e a investire nei suoi giovani, spesso disillusi e votati all'emigrazione, per completare il cammino verso una nuova età dell'oro che in questa splendida città è già cominciato. Il turismo, per forza di cose, avrà una parte importante in questo sviluppo, si spera con esiti meno alienanti di quelli che ha avuto nel vicino Marocco. Per cominciare sarebbe opportuno che le compagnie aeree investissero in voli low cost, per rendere più appetibile una meta ideale per un fine settimana particolare. Una vacanza nella quale divertirsi e, allo stesso tempo, vincere i tanti troppi stereotipi che hanno sempre più allontanato le due sponde del Mediterraneo. Sarebbe una bella sorpresa gustare le cose che ci sono in comune rispetto a quelle che dividono. Un esempio lo si può trovare proprio nei pressi del porto di Algeri, dove ancora si aggirano vecchi marinai con la tipica divisa blu. Un blu particolare, che ad Algeri chiamano 'blu shangai', identico alle divise die marinai di Marsiglia, che lo chiamano 'blu Cina'. Una piccola differenza, nell'unicità del Mediterraneo.





 
Parole chiave: attilio de castris
Categoria: Costume
Luogo: Algeria