30/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



L'associazione degli avvocati europei denuncia irregolarità e lesione dei diritti fonsdamentali nei processi contro l'associazione di solidarietà con i prigionieri politici baschi
il logo originario di gestoraSi chiama sumario 33/01, istruito dall'Audiencia Nacional spagnola, un tribunale speciale post-franchista chiamato a decidere soprattutto su temi legati a terrorismo e narcotraffico, ma non solo.
Il sumario, l'inchiesta, riguarda un'associazione impegnata in attività pubbliche per denunciare la violazione dei diritti umani dei prigionieri politici. Si chiama Gestora pro amnistia, messa fuori legge dal giudice istruttore Baltasar Garzon secondo una tesi accusatoria allargata non solo a quell'inchiesta, ma a tutti i procedimenti aperti in quello che passa alla storia, ormai, come il juicio 18/98+. Una sommatoria di inchieste che coinvolgono spezzoni dell'indipendentismo basco e della società civile, tutti accusati di far parte, collaborare o essere humus prescelto dell'organizzazione armata Eta.
E fin qui la tesi dell'accusa. Ma in uno Stato di diritto, poi, servono le prove. Che scarseggiano, fionora nei processi che sono arrivati al primo grado di sentenza. Tutte condanne, ma prove poche e indizi raccontati da periti messi a disposizione del tribunale che non sono altro che gli stessi agenti della guardia civil che hanno redatto gli informes per arrivare ai processi.
 
Ci sono state, nei giorni scorsi, delle sedute pesanti, nel processo contro Gestora pro amnistia e la sua sigla successiva Askatasuna (libertà, in basco). Militanti di Gestora e torturati che hanno raccontato le umiliazioni fisiche, psicologiche e sempre più spesso sessuali che hanno subito nei giorni di isolamento forzato previsti dalla legge antiterrorismo spagnola: cinque giorni senza vedere il proprio avvocato e in mano di aguzzini spesso in combutta con i medici forensi e gli avvocati di ufficio.
I dubbi e le denuncie sullo svolgimento 'equo' del processo non è un giudizio soggettivo, ma sta scritto nero su bianco in un documento ufficiale dell'Associazione Avvocati Europei Democratici (Aed). L'associazione “è venuta a conoscenza dell'apertura del processo (sumario 33/01) contro le organizzazioni basche Gestoras pro Amnistía e Askatasuna, associazioni impegnate in attività pubbliche di denuncia della violazione dei diritti umani e di solidarietà con le persone detenute e con le vittime di queste violazioni. L'avvocato Julen Arzuaga, rappresentante di Eskubideak nella nostra associazione, figura tra le ventisette persone accusate in questo procedimento''. Scrivono gli avvocati europei che le stesse manchevolezze nel diritto che hanno riscontrato nel corso dello svolgimento del processo 18/98 le stanno ravvisando anche in questo troncone processuale contro l'associazione di solidarietà verso i prigionieri politici e parlano di un tema ben più generale: 'L'interpretazione estensiva del reato di terrorismo e l'applicazione di queste leggi eccezionali costituiscono una violazione dei diritti fondamentali, del diritto alla difesa e della presunzione d'innocenza'.
 
L'istruzione di questo singolo spezzone di processo ha avuto dei momenti di grave intromissione nei diritti fondamentali che dovrebbero garantire il giusto processo. Come, per esempio, le perquisizioni negli studi di avvocati senza le garanzie del rispetto del segreto professionale e della riservatezza della comunicazione tra l'avvocato e i suoi clienti, il ritardo ingiustificato della procedura, l'abuso di misure cautelari come il carcere preventivo fino alla sua durata massima di quattro anni, così come la sospensione legale delle attività delle associazioni. L'Aed chiude il suo documento denunciando la violazione del diritto alla difesa e del segreto professionale, esigendo l'abrogazione dei tribunali eccezionali quali l'Audiencia Nacional, respingendo l'estensione arbitraria e inammissibile del concetto di terrorismo spinto fino ad includere attività pubbliche e democratiche che fanno parte del diritto alla libertà d'espressione e del diritto al libero impegno politico e sociale.
E promette di seguire molto da vicino il processo 33/01. Un processo che, secondo gli imputati, ha una sentenza già scritta. E non pare essere, precedenti alla mano, un vezzo politico di difesa. Nella prima udienza Juan Mari Olano, che era uscito dal carcere su causizone, perchè imputato anche in altri filoni del 18/98+, lo ha detto in maniera chiara e semplice: non collaborerà con lo svolgimento del processo, perchè quel tipo di attività di sostegno ai progionieri politici non sono un crimine, nè il tribunale speciale ha – dal suo punto di vista – può vantare una leggittimità che non gli riconosce. E così la sentenza, prevista per primi di settembre, potrà arrivare prima dell'estate.



 

Angelo Miotto

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