L'associazione degli avvocati europei denuncia irregolarità e lesione dei diritti fonsdamentali nei processi contro l'associazione di solidarietà con i prigionieri politici baschi

Si
chiama sumario 33/01, istruito dall'Audiencia Nacional spagnola, un
tribunale speciale post-franchista chiamato a decidere soprattutto su
temi legati a terrorismo e narcotraffico, ma non solo.
Il
sumario, l'inchiesta, riguarda un'associazione impegnata in attività
pubbliche per denunciare la violazione dei diritti umani dei
prigionieri politici. Si chiama Gestora pro amnistia, messa
fuori legge dal giudice istruttore Baltasar Garzon secondo una tesi
accusatoria allargata non solo a quell'inchiesta, ma a tutti i
procedimenti aperti in quello che passa alla storia, ormai, come il
juicio 18/98+. Una sommatoria di inchieste che coinvolgono spezzoni
dell'indipendentismo basco e della società civile, tutti
accusati di far parte, collaborare o essere humus prescelto
dell'organizzazione armata Eta.
E
fin qui la tesi dell'accusa. Ma in uno Stato di diritto, poi, servono
le prove. Che scarseggiano, fionora nei processi che sono arrivati al
primo grado di sentenza. Tutte condanne, ma prove poche e indizi
raccontati da periti messi a disposizione del tribunale che non sono
altro che gli stessi agenti della guardia civil che hanno redatto gli
informes per arrivare ai processi.

Ci
sono state, nei giorni scorsi, delle sedute pesanti, nel processo
contro G
estora pro amnistia
e la sua sigla successiva
Askatasuna (libertà, in
basco). Militanti di Gestora e torturati che hanno raccontato le
umiliazioni fisiche, psicologiche e sempre più spesso sessuali
che hanno subito nei giorni di isolamento forzato previsti dalla
legge antiterrorismo spagnola: cinque giorni senza vedere il proprio
avvocato e in mano di aguzzini spesso in combutta con i medici
forensi e gli avvocati di ufficio.
I
dubbi e le denuncie sullo svolgimento 'equo' del processo non è
un giudizio soggettivo, ma sta scritto nero su bianco in un documento
ufficiale dell'Associazione Avvocati
Europei Democratici
(Aed). L'associazione “è venuta a conoscenza dell'apertura
del processo (sumario 33/01) contro le organizzazioni basche
Gestoras
pro Amnistía e
Askatasuna,
associazioni impegnate in attività pubbliche di denuncia della
violazione dei diritti umani e di solidarietà con le persone
detenute e con le vittime di queste violazioni. L'avvocato
Julen Arzuaga, rappresentante di Eskubideak
nella nostra associazione, figura tra le ventisette persone accusate
in questo procedimento''. Scrivono gli avvocati europei che le stesse
manchevolezze nel diritto che hanno riscontrato nel corso dello
svolgimento del processo 18/98 le stanno ravvisando anche in questo
troncone processuale contro l'associazione di solidarietà
verso i prigionieri politici e parlano di un tema ben più
generale: 'L'interpretazione estensiva del reato di terrorismo e
l'applicazione di queste leggi eccezionali costituiscono una
violazione dei diritti fondamentali, del diritto alla difesa e della
presunzione d'innocenza'.

L'istruzione
di questo singolo spezzone di processo ha avuto dei momenti di grave
intromissione nei diritti fondamentali che dovrebbero garantire il
giusto processo. Come, per esempio, le perquisizioni negli studi di
avvocati senza le garanzie del rispetto del segreto professionale e
della riservatezza della comunicazione tra l'avvocato e i suoi
clienti, il ritardo ingiustificato della procedura, l'abuso di misure
cautelari come il carcere preventivo fino alla sua durata massima di
quattro anni, così come la sospensione legale delle attività
delle associazioni. L'Aed chiude il suo documento denunciando la
violazione del diritto alla difesa e del segreto professionale,
esigendo l'abrogazione dei tribunali eccezionali quali l'
Audiencia
Nacional, respingendo
l'estensione arbitraria e inammissibile del concetto di terrorismo
spinto fino ad includere attività pubbliche e democratiche
che fanno parte del diritto alla libertà d'espressione e del
diritto al libero impegno politico e sociale.
E
promette di seguire molto da vicino il processo 33/01. Un processo
che, secondo gli imputati, ha una sentenza già scritta. E non
pare essere, precedenti alla mano, un vezzo politico di difesa. Nella
prima udienza Juan Mari Olano, che era uscito dal carcere su
causizone, perchè imputato anche in altri filoni del 18/98+,
lo ha detto in maniera chiara e semplice: non collaborerà con
lo svolgimento del processo, perchè quel tipo di attività
di sostegno ai progionieri politici non sono un crimine, nè il
tribunale speciale ha – dal suo punto di vista – può
vantare una leggittimità che non gli riconosce. E così
la sentenza, prevista per primi di settembre, potrà arrivare
prima dell'estate.