29/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Barack Obama è accusato di essere troppo snob. Da McCain, ma anche dalla Clinton
Da fantastico oratore che ispira le folle, a membro della élite distante dalla gente comune. Se si vuol trovare un esempio di come il prolungato scontro per la nomination alla Casa Bianca stia danneggiando i Democratici, basta fermarsi a questa trasformazione dell'immagine di Barack Obama. Il candidato tuttora favorito per sfidare John McCain è sotto attacco sia dal rivale repubblicano, sia da Hillary Clinton: entrambi cercano di far leva su alcune infelici dichiarazioni del senatore afro-americano. Che, costretto a difendersi, perde improvvisamente molto del suo fascino.

Barack ObamaL'irrompere della questione “classe” è arrivato sulla campagna elettorale americana due settimane fa, quando Obama ha spiegato così il motivo per cui non riesce a far presa su buona parte dell'elettorato bianco dell'America media: “E' gente amareggiata, che si aggrappa alle armi o alla religione o all'antipatia per persone che non sono come loro, contro gli immigrati e il libero commercio, per sfogare le proprie frustrazioni”. Apriti cielo: la Clinton ha colto la palla al balzo dicendo che gli americani non hanno bisogno di un presidente “che li guardi dall'alto in basso, ma di uno che si batta per loro”. Certo, in gioco c'era anche gran parte dell'elettorato della Pennsylvania, sensibile a temi come il possesso di armi, la perdita di posti di lavoro e l'immigrazione. Ma in gioco c'è in realtà il miglior posizionamento possibile nella corsa al voto bianco di medio-basso reddito: da sempre decisivo in molti Stati contesi nelle elezioni di novembre, figurarsi quest'anno con l'economia che perde colpi.

Hillary ClintonNon è la prima volta che Obama viene dipinto in questo modo. Per uno che si chiama Barack Hussein, figlio di una studentessa di antropologia bianca e di uno studente kenyano, cresciuto tra Hawaii e Indonesia e poi diventato avvocato ad Harvard, essere considerato una novità nel panorama politico statunitense è fisiologico. Troppo nero per i bianchi e troppo bianco per i neri, si diceva fino a qualche tempo fa. Quando si è capito che invece faceva man bassa del voto afro-americano, conquistando anche i giovani e i bianchi di classe medio-alta, sono cominciati gli attacchi. Prima con il tentativo di farlo diventare sempre più “nero”, associandolo ai commenti controversi del suo ex pastore Jeremiah Wright. Poi costringendolo al ruolo dell'affabulatore senza sostanza, che parla solo per i più benestanti.

John McCainMcCain non ha tardato ad accodarsi alle accuse di elitarismo contro Obama, definito “lontano dall'americano medio”. La galassia delle radio di destra è entrata nel dibattito a piè pari. D'altronde, non è un mistero che i repubblicani preferirebbero trovarsi di fronte Hillary, detestata dagli elettori più conservatori e vista con diffidenza da buona parte dei sostenitori di Obama. Nel frattempo, la Clinton non fa niente per togliere la miccia, tentando di prolungare la sfida il più possibile. Con 156 delegati di vantaggio, il senatore afro-americano rimane il favorito nella corsa tra i democratici, e gli osservatori concordano che solo un cataclisma politico potrebbe fermare la sua candidatura. E anche se è dura definire l'avvocato ed ex first lady Hillary Clinton una madre come tutte le altre, o dipingere il rampollo di una famiglia di alti ranghi militari John McCain come l'americano della strada, occhio: di solito il giochino funziona. In passato, qualsiasi candidato a cui è stata affibbiata l'etichetta di “distante dalla gente comune” è finito male. Anche quando le accuse sono arrivate dal figlio di un ex presidente.

Alessandro Ursic

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