15/10/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Record di sparizioni per mano delle forze governative.

militariL’11 ottobre la Commissione sulle sparizioni in Nepal, formata tre mesi fa dal Ministero degli Interni, ha pubblicato il terzo rapporto sui desaparecidos della guerra nepalese: le stime ufficiali parlano di 116 persone portate via dalle forze di sicurezza del governo dopo l’agosto 2003, quando venne tolto il cessate il fuoco. Una cifra ragguardevole che secondo le ong locali potrebbe essere molto più alta. Ad oggi, inoltre, solo trentanove dei 116 sarebbero stati liberati.
Il regno himalayano ha registrato nell’ultimo anno il maggior numero di sparizioni al mondo. Secondo Amnesty International, dal 1998 le persone scomparse sarebbero 622, la maggior parte negli ultimi quattordici mesi, quando i guerriglieri maoisti e il governo hanno ripreso le ostilità e intensificato gli scontri. Il conflitto tra guerriglieri del Partito comunista nepalese (Ncp) ed Esercito dura dal ’96 e ha causato finora dieci mila vittime.

Ogni giorno, dunque, in Nepal almeno una persona viene rapita e rinchiusa in qualche prigione. Le storie si ripetono seguendo un triste rituale. Govinda Raj Rai, amministratore delegato della rivista Asia Star, stava dormendo quando cinque uo mini della sicurezza hanno fatto irruzione nella sua stanza. Dissero ai famigliari che dovevano interrogarlo e che l’avrebbero rilasciato dopo un paio d’ore. Govinda non è più tornato a casa. Ram Bahadur Parajuli, venditore di sigarette per le strade della capitale Kathmandu, è stato prelevato di mattina, mentre stava lavorando, e costretto a salire su un furgone bianco. Nessuno da allora l’ha più rivisto. Chandra Kanta Dhakal, contadino di trentotto anni, sarebbe finito nella prigione di Rana Shardul. Lo dicono i famigliari, ricordando che lì l’uomo era già stato detenuto quando era in vigore lo stato d’emergenza, dal novembre 2001 all’agosto 2002. E così a seguire…Gran parte dei prigionieri verrebbero portati in caserme dell’Esercito trasformate in centri di detenzione e tortura.

La grave instabilità politica ha contribuito all’aggravarsi della situazione. Nell’ottobre 2002 il re Gyanendra, cartina salito al potere dopo il misterioso sterminio della famiglia reale – di cui sarebbe addirittura il mandante - ha sciolto il parlamento e assunto pieni poteri. I principali partiti politici, però, hanno risposto con una campagna di protesta culminata dall’8 aprile al 3 maggio scorso in una serie di manifestazioni con migliaia di persone per le strade di Kathmandu. I dimostranti, che contravvenivano al divieto del governo di radunarsi in luoghi pubblici, furono arrestati e picchiati dalla polizia. Ma il dissenso non è stato soffocato nel nulla: a luglio il re ha riaperto il parlamento e nominato a capo dell’Esecutivo l’ex premier Sher Bahadur Deuba.
Il Paese rischia comunque il collasso. Da una parte i guerriglieri - che vogliono rovesciare la monarchia per instaurare un regime comunista - controllano due terzi del regno, dall’altra la proclamazione dello stato d’emergenza , la fine del cessate il fuoco e l’offensiva dell’Esercito lanciata in varie zone del Paese hanno accresciuto l’influenza dei militari nell’arena politica.

maoistiIn questo contesto, dunque, sono stati fatti sparire contadini, maestri, studenti, uomini d’affari, giornalisti, attivisti politici, operatori umanitari e membri delle minoranze. Il rapporto della Commissione, inoltre, non parla dei rapimenti compiuti dai guerriglieri maoisti che, dall’inizio del conflitto, hanno reclutato e condotto con la forza centinaia di persone nei campi di addestramento e di ri-educazione maoista. Nelle zone rurali l’Ncp porta via i bambini dalle scuole e i contadini per strappar loro le terre o perché si sono rifiutati di pagare il pizzo. L’orrore è ovunque. I campi maoisti sono a ore di mulattiera, le case delle torture dell’Esercito, invece, si troverebbero intorno alla capitale e nei distretti centrali di Lalitpur, Dhading e Dhanusha.

L’istituzione della Commissione sulle sparizioni è già un traguardo in un Paese dove i reati commessi da polizia e militari restano in gran parte impuniti perché il sistema giudiziario è controllato dalle forze di sicurezza. Sette persone furono arrestate e torturate nell’autunno 2003. Dopo sette mesi la Corte ordinò la loro liberazione, ma gli ex prigionieri dovettero rifugiarsi nella sede di una ong locale per evitare di essere nuovamente portati via. Gli uomini della sicurezza, infatti, non tardarono ad assediare l’edificio per alcuni giorni, fino a quando lo scalpore generato da questo caso sui media locali li costrinse a ritirarsi.
Finora sono state solo le proteste pacifiche dei civili a muovere le cose. Non ci sarebbe stata una Commissione se le madri dei desaparecidos nepalesi non avessero marciato per le strade e chiesto uno sciopero generale nei mesi scorsi. Grida di dolore che inevitabilmente ci ricordano quelle di altre madri, in tempi e Paesi lontani, dall’altra parte del globo. In Argentina, Cile, Indonesia...

Francesca Lancini

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