30/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli abitanti autoctoni degli Emirati Arabi temono di diventare una minoranza nel loro paese
Gli abitanti autoctoni degli Emirati Arabai Uniti rischiano sempre di più di diventare una minoranza nel loro paese, e la settimana scorsa un ufficiale superiore ha dichiarato che potrebbe esserci un crollo del regime.

Lavoratori stranieri nella distribuzione dei quotidiani“Stiamo costruendo torri e perdendo gli Emirati”, ha detto martedì in tutta franchezza il Generale Dhahi Khalfan Tamim riferendosi al boom nell’edilizia favorito dagli stranieri che comprano proprietà. Dubai è uno dei sette membri degli Emirati Arabi Uniti, terre ricche di petrolio. Il numero dei suoi abitanti è di circa il 15.4% della popolazione totale, che nel 2006 era di 5.6 milioni, secondo uno studio recente del Federal National Council (FNC), organo consultivo del governo. Lo “squilibrio demografico”, per dirla con un eufemismo, è anche la piaga del Qatar e del Kuwait, altre due monarchie arabe ricche di petrolio, che per il loro sviluppo contano soprattutto su manodopera a buon mercato proveniente dall’Asia.

Tamim, durante un suo discorso pronunciato ad una conferenza dedicata all’identità nazionale, a cui hanno partecipato soprattutto ufficiali, nella capitale Abu Dhabi, si è congratulato con il presidente degli UAE Sheikh Khalifa bin Zayed al Nahayan per aver preso la decisione di dichiarare il 2008 come l’anno “dell’identità nazionale”. Anche se, ha aggiunto, gli Emirati si sono decisi tardi ad affrontare il problema demografico. “Se i figli degli eredi al trono (dei sette emirati) riescono a governare gli Emirati, dobbiamo esserne grati” ha detto.

Il veterano comandante di polizia ha messo in guardia dicendo che se il problema non si risolve, la monarchia ereditaria degli Emirati Arabi Uniti non sopravviverà e questo porterà al crollo degli Emirati. Ha aggiunto che sarà un disastro per gli Emirati Arabi Uniti se il governo non prende le misure necessarie per risolvere lo squilibrio demografico. Tamim ha proposto che sia stabilita un Unione degli Stati del Golfo Arabo, e questo garantirebbe una cittadinanza comune, in modo da controllare il numero degli espatriati e limitare le proprietà degli stranieri. Ha anche esortato gli abitanti degli Emirati a fare più figli.

Per essere più convincente, Tamim ha mostrato, durante il suo discorso, un video in cui si vedevano macchine in fiamme e negozi danneggiati durante alcune rivolte di lavoratori stranieri, e anche immagini delle strade di Dubai piene di immigrati asiatici.
“Hanno bloccato le strade e distrutto le attrezzature, e (i gruppi sui diritti umani) parlano di diritti dei lavoratori” ha detto il generale. Si riferiva alle denunce da parte di organizzazioni come Human Rights Watch di New York che criticano le condizioni di vita e di lavoro delle centinaia di migliaia di lavoratori asiatici che vivono nel paese, dove ci sono anche altre comunità di dimensioni considerevoli, come quelle araba, iraniana e occidentale.

Da parte sua, pur confermando il fatto che uno squilibrio demografico sia pericoloso, il ministro per gli affari esteri, Sheikh Abdullah bin Zayed al-Nahayan ha detto che gli Emirati Arabi Uniti sono “una nazione aperta, tollerante e ricca” che non deve chiudere le porte agli stranieri. Gli Emirati non possono vivere come “isole separate” sbandierando la necessità “preservare la loro identità nazionale”, ha detto al pubblico della conferenza. Ahmad al-Tayer, che è stato ministro dell’educazione, ha detto che l’identità degli Emirati Arabi Uniti è in pericolo non soltanto per la questione demografica ma anche perché la lingua araba viene usata sempre meno a causa della forte presenza degli stranieri. ”Quale sarà il destino dei nostri e dei vostri figli?”, ha chiesto.

Mohammad al-Bawardi, segretario generale del Consiglio Esecutivo di Abu Dhabi, cioè il governo locale, ha chiesto che siano date alla popolazione l’educazione e la preparazione adeguate per permettergli “di mantenere le posizioni dirigenziali” del paese. Lo studio FNC ha detto che gli immigrati del sub-continente indiano e dell’Asia Mediorientale sono circa il 75% della forza lavoro, fra cui gli indiani che sono il 42.5% del totale degli stranieri. I residenti stranieri degli Emirati Uniti Arabi possono fare lavori come muratori con stipendi molto bassi ma anche essere dei professionisti.
 
Traduzione di Laura Passetti