Gli
abitanti autoctoni degli Emirati Arabai Uniti rischiano sempre di più
di diventare una minoranza nel loro paese, e la settimana scorsa un
ufficiale superiore ha dichiarato che potrebbe esserci un crollo del
regime.

“Stiamo
costruendo torri e perdendo gli Emirati”, ha detto martedì
in tutta franchezza il Generale Dhahi Khalfan Tamim riferendosi al
boom nell’edilizia favorito dagli stranieri che comprano proprietà. Dubai
è uno dei sette membri degli Emirati Arabi Uniti, terre ricche
di petrolio. Il numero dei suoi abitanti è di circa il 15.4%
della popolazione totale, che nel 2006 era di 5.6 milioni, secondo
uno studio recente del Federal National Council (FNC), organo
consultivo del governo. Lo
“squilibrio demografico”, per dirla con un eufemismo, è
anche la piaga del Qatar e del Kuwait, altre due monarchie arabe
ricche di petrolio, che per il loro sviluppo contano soprattutto su
manodopera a buon mercato proveniente dall’Asia.
Tamim,
durante un suo discorso pronunciato ad una conferenza dedicata
all’identità nazionale, a cui hanno partecipato soprattutto
ufficiali, nella capitale Abu Dhabi, si è congratulato con il
presidente degli UAE Sheikh Khalifa bin Zayed al Nahayan per aver
preso la decisione di dichiarare il 2008 come l’anno “dell’identità
nazionale”. Anche se, ha aggiunto, gli Emirati si sono decisi tardi
ad affrontare il problema demografico. “Se
i figli degli eredi al trono (dei sette emirati) riescono a governare
gli Emirati, dobbiamo esserne grati” ha detto.

Il
veterano comandante di polizia ha messo in guardia dicendo che se il
problema non si risolve, la monarchia ereditaria degli Emirati Arabi
Uniti non sopravviverà e questo porterà al crollo degli
Emirati. Ha
aggiunto che sarà un disastro per gli Emirati Arabi Uniti se
il governo non prende le misure necessarie per risolvere lo
squilibrio demografico. Tamim
ha proposto che sia stabilita un Unione degli Stati del Golfo Arabo,
e questo garantirebbe una cittadinanza comune, in modo da controllare
il numero degli espatriati e limitare le proprietà degli
stranieri. Ha
anche esortato gli abitanti degli Emirati a fare più figli.
Per
essere più convincente, Tamim ha mostrato, durante il suo
discorso, un video in cui si vedevano macchine in fiamme e negozi
danneggiati durante alcune rivolte di lavoratori stranieri, e anche
immagini delle strade di Dubai piene di immigrati asiatici.
“Hanno
bloccato le strade e distrutto le attrezzature, e (i gruppi sui
diritti umani) parlano di diritti dei lavoratori” ha detto il
generale. Si
riferiva alle denunce da parte di organizzazioni come Human Rights
Watch di New York che criticano le condizioni di vita e di lavoro
delle centinaia di migliaia di lavoratori asiatici che vivono nel
paese, dove ci sono anche altre comunità di dimensioni
considerevoli, come quelle araba, iraniana e occidentale.

Da
parte sua, pur confermando il fatto che uno squilibrio demografico
sia pericoloso, il ministro per gli affari esteri, Sheikh Abdullah
bin Zayed al-Nahayan ha detto che gli Emirati Arabi Uniti sono “una
nazione aperta, tollerante e ricca” che non deve chiudere le porte
agli stranieri. Gli
Emirati non possono vivere come “isole separate” sbandierando la
necessità “preservare la loro identità nazionale”,
ha detto al pubblico della conferenza. Ahmad
al-Tayer, che è stato ministro dell’educazione, ha detto che
l’identità degli Emirati Arabi Uniti è in pericolo
non soltanto per la questione demografica ma anche perché la
lingua araba viene usata sempre meno a causa della forte presenza
degli stranieri. ”Quale
sarà il destino dei nostri e dei vostri figli?”, ha chiesto.
Mohammad
al-Bawardi, segretario generale del Consiglio Esecutivo di Abu Dhabi,
cioè il governo locale, ha chiesto che siano date alla
popolazione l’educazione e la preparazione adeguate per
permettergli “di mantenere le posizioni dirigenziali” del paese. Lo
studio FNC ha detto che gli immigrati del sub-continente indiano e
dell’Asia Mediorientale sono circa il 75% della forza lavoro, fra
cui gli indiani che sono il 42.5% del totale degli stranieri. I
residenti stranieri degli Emirati Uniti Arabi possono fare lavori
come muratori con stipendi molto bassi ma anche essere dei
professionisti.