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Lo scorso 17 aprile, in occasione della
giornata dei prigionieri, gli avvocati che si occupano della difesa
dei minori palestinesi nelle carceri israeliane hanno lanciato una
forma di protesta contro il sistema delle carcerazioni senza
processo, contro la pratica della detenzione amministrativa
prolungabile a oltranza e contro le discriminazioni legali ai danni
dei minori palestinesi. Una battaglia per i diritti dei bambini in
carcere che promette di essere un momento di svolta, o perlomeno di
avere effetti concreti se, come annunciato, l'intera categoria dei
difensori sarà unita.
Attualmente i minori palestinesi in
carcere sono poco più di trecento, ma solo un terzo di loro
sta regolarmente scontando una pena. Poco meno di duecento sono in
attesa di processo e una ventina sono agli arresti amministrativi,
una procedura di sicurezza che prevede la detenzione senza
comunicazione dei capi di accusa e senza la possibilità di
avere contatti con il mondo esterno. Spesso i bambini arrestati
subiscono un trattamento pari a quello degli adulti, violenze quindi
durante la cattura e negli interrogatori, intimidazioni e spesso
isolamento. I legali invitano l'esercito israeliano a porre fine alla
pratica degli arresti arbitrari di massa tra i minori, in particolare
chiedono che cessi la procedura degli arresti amministrativi contro
di loro. Chiedono inoltre che siano aboliti gli ordini militari che
fissano a 16 anni l'età adulta per i bambini palestinesi,
mentre la legge israeliana fissa la responsabilità penale a 18
anni. Infine, che sia abolita la pratica di determinare l'età del
minore accusato al momento della sentenza, invece che al momento
dell'arresto. Uno stratagemma quest'ultimo che viene usato per
processare come maggiorenni dei giovani colpevoli ad esempio di
avere lanciato un sasso quando avevano meno di 16 anni.
La strategia proposta dagli avvocati
palestinesi e internazionali che lavorano per le Ong in difesa dei
minori prevede una svolta nelle relazioni con le corti militari. Gli
avvocati annunciano che, a partire dal 17 aprile scorso, rifiuteranno
la pratica del patteggiamento delle pene per conto dei prigionieri.
Fino ad ora gli avvocati militari dell'accusa concordavano con i
legali dei minori pene detentive, anche gravose rispetto alle accuse
a carico dei bambini, che venivano accettate per timore che ne
venissero comminate di peggiori. D'ora in poi, annunciano, verranno
applicate alla lettera tutte le procedure di difesa previste dalla
legislazione civile. I legali promettono di utilizzare tutti i mezzi
a loro disposizione per contrastare le estensioni degli arresti prima
dei processi e la diffusa pratica di negare al detenuto l'accesso
agli avvocati. “Questa decisione punta a portare il concetto di
giusto processo nelle Corti Militari, per mettere fine alla
detenzione illegittima di palestinesi in Israele” si legge nel
comunicato.Naoki Tomasini