
Fabbriche recuperate, Argentina. Un
movimento che vive oggi, nato qualche tempo prima del tremendo
argentinazo, il dicembre del 2001, il fallimento dello Stato
argentino, lo shock neoliberista della privatizzazione selvaggia che
ridusse in polvere la classe media, sprofondando quella dei più
poveri: il collasso.
Si tornò al baratto. A economie
di sussistenza, 26 bambini al giorno che morivano di fame e stenti,
intere famiglie che piombavano in un tunnel disperante. Pare lontano,
sono solo sette ani fa.
Le fabbriche recuperate sono uno dei
più bei simboli di una capacità di reazione,
dell'individuo e del collettivo. Collettivo di lavoro, prima ancora
che politico. Sfrondiamo questa storia dalle ideologie, dai falsi
romanticismi. Ma soprattutto andiamo a conoscerla dentro i suoi
dettagli. Sono stati scritti libri su un movimento, quello delle
fabricas, che resiste, esiste e si sviluppa. Non senza
difficoltà. Sono stati girati documentari e film.
Oggi raccontiamo di come una compagnia
teatrale, Alma Rosé, abbia studiato quei fatti, con viaggi e
interviste, per arrivare a costruire uno spettacolo fatto di
drammaturgia della testimonianza, corpo e musica. Una rielaborazione
del vissuto dentro una chiave di un teatro che fa domande, e che
lascia allo spettatore il compito di rispondere agli interrogativi
che si accendono nello spazio dell'azione scenica.
Fabricas è l'ultima
produzione di Alma Rosè, di cui PeaceReporter è media
partner. Una scelta fatta all'insegna di una maniera diversa di
vivere il teatro come strumento di analisi, denuncia, di indagine e
riflessione. Alma Rosé, a Milano, struttura la sua stagione in
un Giro della città, che porta in posti inconsueti, animando
spazi – e ovviamente persone – in una sfida allo stereotipo del
teatro come luogo chiuso e monumentale.
Il giro va per la città,
incrocia energie diverse, si moltiplica nel passaparola. E questa
volta ci invita a riflettere, come in uno specchio, sulle fabbriche.
Anche la nostra fabbrica, a partire da esperienze diverse e lontane.
Ma non così tanto, se ci pensiamo fino in fondo.