E’ stata la più feroce battaglia da un anno e mezzo a questa parte. Ieri, migliaia
di soldati dell’esercito governativo e guerriglieri delle Tigri tamil (Ltte) si
sono scontrati sul fronte nord, nella penisola di Jaffna, lungo quella che viene
chiamata la Linea Muhamalai: sette chilometri di trincee scavate nella sabbia
e bunker di cemento nascosti tra prati riarsi dal sole e punteggiati da poche
palme. Ieri pomeriggio, al termine dei combattimenti, che sono durati per dieci
ore consecutive e hanno visto il massiccio impiego di artiglieria pesante da entrambe
le parti, sul terreno sono rimasti almeno centocinqunata, forse duecento morti
e un migliaio di feriti.
Versioni e bilanci contrastanti. Il governo di Colombo sostiene che la battaglia sia stata scatenata dalle Tigri
tamil, che avrebbero cercato di lanciare una massiccia offensiva per riconquistare
la penisola di Jaffna.
Secondo l’Ltte, invece, l’esercito ha sferrato un attacco nel tentativo di sfondare
la Linea Muhamalai.
Entrambe le parti rivendicano oggi di aver vinto la battaglia, di aver respinto
l’offensiva nemica. Il che significa che la linea del fronte non si è mossa.
Confliggenti, come sempre, anche i bilanci delle vittime di questa inutile carneficina.
Il portavoce dell’esercito, brigadier Udaya Nanayakkara, ha parlato oggi di 43
soldati morti, 33 dispersi e 123 feriti. Altre fonti militari hanno però parlato
all’agenzia France Press di un totale di 127 caduti o dispersi. Gli ospedali della
capitale Colombo traboccano di giovani soldati feriti, tutti evacuati dal fronte
settentrionale. Le perdite inflitte ai ribelli, secondo il governo, ammontano
ad almeno cento uomini, più centinaia di feriti.
Dall’altra parte, il portavoce delle Tigri tamil, Rasiah Ilanthiraiyan, ha detto
che solo 16 combattenti dell’Ltte sono rimasti uccisi, mentre almeno 150 soldati
governativi sono stati uccisi e altre centinaia feriti.
Una guerra ignorata dal mondo. Questa sanguinosa guerra civile, solo dall’inizio del 2008, ha causato almeno
3.400 i morti: più di 170 civili, circa 330 soldati e oltre 2.900 combattenti
dell’Ltte. Più morti che in Afghanistan, poco meno che in Iraq. Ma di questo conflitto,
che va avanti da 25 anni, nessuno ne parla mai.
Dopo quasi quattro anni di relativa pace e di tentativi negoziali patrocinati
dal governo norvegese, nel 2005 sono stati scoperti nuovi ricchi giacimenti petroliferi
al largo dei territori controllati dall’Ltte.
Alla fine di quell’anno, il neoeletto presidente Mahinfa Rajapakse decide di
riprendere la guerra allo scopo di distruggere i separatisti. Nel 2006-2007, l’esercito
riesce a strappare all’Ltte il controllo della fascia costiera orientale. Dall’inizio
dell’anno, le forze governative stanno cercando di riprendersi anche i territori
del nord, ancora saldamente controllati dall’Ltte, con una manovra a tenaglia
da sud (Linea Vavuniya-Mannar) e da nord (Linea Muhamalai) e offensive da ‘guerra
di posizione’ in stile 15-18, con fronti fissi, offensive di sfondamento e bombardamenti
aerei dietro le linee nemiche.