24/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Ieri la più feroce battaglia degli ultimi anni
E’ stata la più feroce battaglia da un anno e mezzo a questa parte. Ieri, migliaia di soldati dell’esercito governativo e guerriglieri delle Tigri tamil (Ltte) si sono scontrati sul fronte nord, nella penisola di Jaffna, lungo quella che viene chiamata la Linea Muhamalai: sette chilometri di trincee scavate nella sabbia e bunker di cemento nascosti tra prati riarsi dal sole e punteggiati da poche palme. Ieri pomeriggio, al termine dei combattimenti, che sono durati per dieci ore consecutive e hanno visto il massiccio impiego di artiglieria pesante da entrambe le parti, sul terreno sono rimasti almeno centocinqunata, forse duecento morti e un migliaio di feriti.
 
Trincee dell'LtteVersioni e bilanci contrastanti. Il governo di Colombo sostiene che la battaglia sia stata scatenata dalle Tigri tamil, che avrebbero cercato di lanciare una massiccia offensiva per riconquistare la penisola di Jaffna.
Secondo l’Ltte, invece, l’esercito ha sferrato un attacco nel tentativo di sfondare la Linea Muhamalai.
Entrambe le parti rivendicano oggi di aver vinto la battaglia, di aver respinto l’offensiva nemica. Il che significa che la linea del fronte non si è mossa.
Confliggenti, come sempre, anche i bilanci delle vittime di questa inutile carneficina.
Il portavoce dell’esercito, brigadier Udaya Nanayakkara, ha parlato oggi di 43 soldati morti, 33 dispersi e 123 feriti. Altre fonti militari hanno però parlato all’agenzia France Press di un totale di 127 caduti o dispersi. Gli ospedali della capitale Colombo traboccano di giovani soldati feriti, tutti evacuati dal fronte settentrionale. Le perdite inflitte ai ribelli, secondo il governo, ammontano ad almeno cento uomini, più centinaia di feriti.
Dall’altra parte, il portavoce delle Tigri tamil, Rasiah Ilanthiraiyan, ha detto che solo 16 combattenti dell’Ltte sono rimasti uccisi, mentre almeno 150 soldati governativi sono stati uccisi e altre centinaia feriti.
 
Guerra e petrolioUna guerra ignorata dal mondo. Questa sanguinosa guerra civile, solo dall’inizio del 2008, ha causato almeno 3.400 i morti: più di 170 civili, circa 330 soldati e oltre 2.900 combattenti dell’Ltte. Più morti che in Afghanistan, poco meno che in Iraq. Ma di questo conflitto, che va avanti da 25 anni, nessuno ne parla mai.
Dopo quasi quattro anni di relativa pace e di tentativi negoziali patrocinati dal governo norvegese, nel 2005 sono stati scoperti nuovi ricchi giacimenti petroliferi al largo dei territori controllati dall’Ltte.
Alla fine di quell’anno, il neoeletto presidente Mahinfa Rajapakse decide di riprendere la guerra allo scopo di distruggere i separatisti. Nel 2006-2007, l’esercito riesce a strappare all’Ltte il controllo della fascia costiera orientale. Dall’inizio dell’anno, le forze governative stanno cercando di riprendersi anche i territori del nord, ancora saldamente controllati dall’Ltte, con una manovra a tenaglia da sud (Linea Vavuniya-Mannar) e da nord (Linea Muhamalai) e offensive da ‘guerra di posizione’ in stile 15-18, con fronti fissi, offensive di sfondamento e bombardamenti aerei dietro le linee nemiche.
 

Enrico Piovesana

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