Lo scandalo della parapolitica travolge la famiglia del presidente: arrestato il cugino, Mario Uribe
scritto per noi da
Simone Bruno
Le
vittime del conflitto colombiano hanno dovuto assistere ieri all'ennesimo insulto
alle loro sofferenze. Mario
Uribe, cugino del presidente e suo principale alleato, ha deciso di
chiedere asilo politico all’ambasciata costaricana di Bogotá
per evitare un mandato d’arresto emesso dal giudice che investiga sulle sue relazioni
con i paramilitari di estrema destra. Sì perché Mario
Uribe fa parte dei 63 parlamentari, quasi tutti dei
partiti di governo, ad essere coinvolti nello scandalo della
parapolitica, una indagine portata aventi dalla Corte Suprema sui
nessi tra la politica e i gruppi paramilitari responsabili di
migliaia di morti, massacri, torture e omicidi selettivi.
Niente asilo. Purtroppo
per il presidenziale cugino, l’asilo politico si può
concedere solamente per delitti politici, come ribellione o
sedizione, mentre il suo mandato di arresto è stato emesso per
il reato di associazione a delinquere aggravata. La
corte costituzionale ha infatti deciso nel 2007 che i crimini di
paramilitarismo non possono considerarsi politici in quanto questo
gruppo reazionario non si è mai levato in armi contro lo
stato, ma al contrario, come la parapolitica dimostra, al suo fianco
e con la sua complicità. Quindi, il
presidente costaricense ha rifiutato l’asilo con un
comunicato nel quale dichiara che “la storica istituzione
dell’asilo non deve essere squalificata”.
Questo
vergognoso tentativo di farla franca di Mario Uribe arriva
dopo la sua rinuncia alla poltrona di senatore, probabilmente dovuta al
fatto che in questo modo le indagini sono passate dalle mani della
Corte Suprema di Giustizia, un organo molto serio che ha aperto il
vaso di pandora di questo scandalo, alla più compiacente
Fiscalia, guidata dall’ex viceministro di giustizia del primo
governo di suo cugino.
Dritto al cuore. L’arresto
di Mario Uribe è un colpo durissimo per il presidente, non
soltanto perchéparente stretto, ma soprattutto perché
i due hanno avuto una carriera politica speculare appoggiandosi l’un l’altro.
Mario
Uribe ha cofondato insieme al presidente Colombia Democrática,
il partito con il quale quest’ultimo ha vinto le elezioni, è
stato presidente del Senato, fautore della rielezione e
pedina indispensabile nella prima vittoria di Álvaro
Uribe.
Le accuse a suo carico sono molto gravi. Si imputa all’ex senatore
di essersi riunito con Salvatore Mancuso, leader del gruppo di paracos più potente della storia, l'Autodifesa unita della Colombia (Auc), per ottenere
un aiuto per
la sua campagna elettorale e di aver usato i “favori” dei
paramilitari per comprare delle terre, circa 5000 ettari, da alcuni
proprietari costretti al desplazamiento.
Terra bruciata. Il
cerchio intorno al presidente colombiano sembra, così, stringersi sempre di
più considerato che suo cugino è un alto esponente politico di
Antioquia, la stessa regione dove l’attuale presidente ha fatto la
sua fortuna politica. Una regione che è ancora marginalmente
sfiorata dalle indagini sulla Parapolitica, ma che ha visto finire in
manette proprio in questi giorni due dei suoi esponenti politici più
importanti.
Colombia
Democrática è uno dei partiti che ha perso più
eletti in questo scandalo, ne rimangono praticamente solo 4, essendo
finito in carcere lo scorso lunedì anche Ricardo Elcure, che
aveva preso il posto di Mario Uribe al Senato.
Corruzione. Come
se non bastasse un altro scandalo si affaccia all’orizzonte. Daniel
Coronell, direttore del telegiornale di Canal1, ha reso pubblico un
video registrato durante i giorni dell’acceso dibattito al
congresso che ha portato alla approvazione della legge che ha
permesso la rielezione immediata del presidente. In questa intervista
la ex parlamentare Yidis Medina racconta di come il presidente e i
suoi assessori le abbiano promesso numerosi benefici economici e
politici in cambio del suo voto risultato poi decisivo.
La stessa
Medina, sentitasi poi defraudata di quanto promessole, ha dato il permesso di
pubblicare questo scottante video. Come conseguenza è
partito un nuovo filone di indagini che tocca direttamente il
presidente.
Alvaro Uribe sopravvive solo grazie agli effetti di una “bolla
di popolarità” che impediscono il tracollo di un governo che
ora si riunisce nelle carceri invece che nelle Camere.
Ricorda un
poco l’ex presidente Fujimori, ora sotto processo per scandali
finanziari e crimini di lesa umanità, ma che grazie alla sua
enorme popolarità è stato allungo intoccabile. Ma non per sempre.