In Israele non abbiamo una costituzione, la Torah viene prima di tutto. E non
vuole certo la nostra distruzione, quando la legge contraddice la religione è
la religione a prevalere. Quando si estirpano le famiglie dalle loro case, come
a Gush Katif, sopravvivere è la prima regola. ‘Disimpegnarsi’, nel mezzo di una
guerra, è folle, offrire uno stato cosiddetto palestinese, rilasciare centinaia
di prigionieri... E’ solo incentivare il terrorismo. Ci sono cose che una democrazia
non può decidere. Io non vivo qui per me, ma per l’intero popolo ebraico, di ogni
luogo e di ogni tempo, sono solo il custode delle chiavi. Stare qui, presidiare
la sacralità di questa terra, è insieme un nostro diritto e un nostro dovere.
Eretz Yisrael non appartiene a noi, ma alla volontà di Dio. Nessuna elezione,
nessun referendum, nessun negoziato, Eretz Yisrael, sia detto e compreso una volta
per tutte, non è in vendita, neppure al prezzo più alto. Nessun pezzo, né adesso
né mai. Il destino di Hebron è stato deciso quattromila anni fa da Abramo. Obbediremo,
ma agli ordini ricevuti sul Sinai.
Nel 1994 Baruch Goldstein ha ucciso ventinove fedeli mentre pregavano nella moschea.
Si dice che la sua tomba, qui, sia meta di pellegrinaggio.
Naturalmente, nessuna distorsione di Hebron sarebbe completa senza parlare di
Baruch Goldstein... Ognuno di noi qui è armato, perché abbiamo il diritto di portare
armi per autodifesa. Ci sparano contro ogni giorno e ogni notte, eppure non succede
niente, in proporzione al numero di armi che circolano, nessuno prende una mitragliatrice
e comincia a sparare dalla finestra. Ci volete perfetti, ma nessuno è perfetto.
E comunque - meglio non essere perfetti a Hebron che altrove.
Dopo quarant’anni, siete ancora solo seicento. Beit Hadassah è quattro edifici
e venticinque famiglie.
Siamo pochi solo perché non abbiamo abbastanza case. E comunque l’importante
è che siamo sopravvissuti, che siamo qui. E’ chiaro che per ragioni politiche
ci impediscono di costruire e di espanderci. Per costruire a Hebron - e cioè su
terra vuota, di proprietà indiscutibilmente ebraica - le autorizzazioni devono
scalare le vette del Ministero della Difesa. Se agli ebrei venisse impedito di
costruire case nelle dodici Hebron sparse per gli Stati Uniti, titoli di giornali
e azioni legali contro l’antisemitismo sarebbero immediati. Perché solo nella
vera Hebron si proibisce agli ebrei di costruire case solo perché sono ebrei?
Per non coinvolgere civili arabi, dite, l’esercito israeliano sacrifica le vostre
vite, trattenendosi dall’usare tutta la sua forza. Dite di sentirvi cittadini
di serie B, come gli intoccabili indiani. Dite che il governo vi lascia soli.
Abbiamo molti nemici, anche interni. Ma alla fine i governi cambiano, e noi rimaniamo.
Ma economicamente, qui, sigillati e blindati... Voglio dire, che fate? Come vi
mantenete?
Siamo comunità piccole... Non che ci sia molto lavoro. Riceviamo dei fondi dallo
Stato.
Hebron è essenzialmente la Tomba dei Patriarchi. Lo stesso sito ospita una moschea.
Un po’ come Gerusalemme. Come gestire luoghi sacri a più religioni e aggrovigliati
gli uni negli altri?
Per essere accessibili a tutti, come è giusto che sia, i luoghi sacri devono
essere sicuri. Bisogna impedire agli arabi di impedirci di entrare. Se non vivessimo
a Hebron, nessuno potrebbe più entrare nella Tomba dei Patriarchi. Comunque, secondo
il giornalista arabo Joseph Farah, il Corano non dice niente di Gerusalemme. Cita
la Mecca centinaia di volte, la Medina... Ma non dice niente di Gerusalemme. E
per buone ragioni, perché non esiste alcuna prova che Maometto abbia mai visitato
Gerusalemme. La connessione tra Islam e Gerusalemme è solo un mito. La struttura
sopra Ma’arat HaMachpela è stata costruita da Erode seicento anni prima della
nascita di Maometto. Certi luoghi vengono politicizzati dai nostri nemici nel
tentativo di delegittimare le più basilari rivendicazioni di Israele alla sua
terra.
Durante l’Hanukkah, celebrate il fallito tentativo di ellenizzazione del popolo
ebraico. Ma esiste una ‘purezza ebraica’ da salvaguardare? Il prezzo non è il
Muro, é quello che alcuni cominciano a chiamare apartheid?
Certo che questo è apartheid. Possiamo entrare solo nel tre percento dell’area
municipale di Hebron, mentre migliaia di arabi continuano a vivere in terra ebraica.
Il Muro mi priva della libertà di movimento, e non solo non ferma i terroristi,
ma pretende di tracciare il confine di uno stato arabo, è pericoloso, riconosce
una cosa che non esiste. Non siamo tornati in Israele per tornare nei ghetti.
Mi cacciano da qui, e dicono che è un processo di pace, voglio cacciare gli arabi,
dicono che sono un razzista - quale è la differenza? E’ il mio processo di pace.