L'Acnur accusa la Grecia di violare i diritti dei richiedenti asilo, mentre i migranti vengono bastonati dai proprietari terrieri
Il governo greco respinge al mittente,
cioè l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati
(Acnur), l'accusa di non rispettare le norme del Regolamento di
Dublino, al quale aderiscono tutti gli stati membri dell’Unione
Europea, la Norvegia e l’Islanda. La normativa impone ai firmatari
di assicurare che ogni domanda d’asilo venga esaminata in maniera
equa ed esaustiva dal primo stato in cui giunge il richiedente.
Accuse alla Grecia. Il rapporto
dell'Acnur, diffuso il 18 aprile scorso, accusa la Grecia di non
applicare gli accordi internazionali vigenti. La conferma delle
accuse starebbe nei numeri: secondo l'agenzia Onu, nel 2007, su
25.113 richieste di asilo presentate solo otto sono state accolte e
altre 130 rinviate in appello. Troppo poche per ritenere che le
domande abbiano ricevuto un'autentica verifica. Basti pensare che,
sempre secondo l'Acnur, la percentuale delle domande di asilo accolte
in Grecia è dello 0,04 percento, a fronte del 34 percento in
Gran Bretagna, del 56 percento in Svezia e del 20 percento in
Germania. Sempre secondo l'Acnur, nonostante le
promesse dell'esecutivo di Atene in materia, in Grecia i richiedenti
asilo spesso non hanno accesso a servizi cui hanno diritto, come un
interprete o l'assistenza legale, che li aiutino a cogliere in pieno
la loro situazione e i loro diritti.
"Molti richiedenti asilo in Grecia
non sono in grado di certificare il loro Paese di origine né
di provare che la loro vita è a rischio in patria. Se dessimo
a tutti l'asilo saremmo accusati dall'Unione europea di aprire le
porte all'immigrazione illegale o di stare al gioco dei trafficanti
di esseri umani", ha replicato stizzito il ministro degli
Interni greco, Prokopis Pavlopoulos.
''Nel 2006 abbiamo avuto almeno 12.500
richiedenti asilo. L'anno dopo le domande sono raddoppiate'', ha
ribadito Nikolas Stavrakakis, funzionario della polizia ellenica,
responsabile della procedura per i richiedenti asilo, ''siamo
sommersi di lavoro''. L'Acnur chiudeva il suo rapporto
raccomandando alla Grecia di impegnarsi nell'applicazione del
Regolamento di Dublino e chiedendo al governo di Atene, coinvolgendo
tutti gli stati Ue, di adeguare il suo sistema di accoglienza per i
migranti.
Contraddizioni comunitarie. Un
sistema che, secondo un sopralluogo di
Medici senza Frontiere nei
campi per migranti nella città di Patrasso (Grecia
meridionale) e nei centri di accoglienza di Igoumenitsa, Arta, le
isole di Samo, Chio e Lesbo, e nella regione di Evros, presenta gravi
carenze di assistenza medica appropriata per i migranti presenti
nelle strutture. Msf, in una nota, annuncia il lancio di un programma
di assistenza medica per i migranti, ma le responsabilità di
uno Stato come la Grecia, membro dell'Ue, nella violazione dei
diritti umani è evidente e grave.
Pavlopoulos, però,
ha toccato un nervo scoperto della civile Ue. Da un lato la cultura
del diritto continua a chiedere di rispettare le norme base del
rispetto dei diritti umani, dall'altra parte pone sanzioni e
obiettivi agli stati frontalieri, come la Spagna, l'Italia e la
stessa Grecia. Il governo di Atene, come altri stati, si trova a
fronteggiare le pressioni dell'opinione pubblica aizzata ad hoc dai
media sull'argomento e delle stesse istituzioni di Bruxelles, mentre
dalla Turchia continuano a giungere migranti disperati in cerca di
una vita migliore.
Nuovi
schiavi. Proprio in termini di tensioni sociali interne, in
Grecia si è verificato un episodio che a molti ha ricordato
gli incidenti di El Ejido, villaggio agricolo della provincia
di Almeria, in Spagna, dove
nel 2000, in seguito all'uccisione di una ragazza, erano scoppiati
violenti attacchi razzisti contro gli immigrati maghrebini. E'
accaduto nella piazzetta del villaggio di Neo Manolada, nella
provincia di Ilia, il 20 aprile scorso. La zona produce il 90
percento delle fragole greche e, in tutti gli appezzamenti, lavorano
ormai solo migranti. Tutti senza documenti, che per una paga da fame
(poco più di due euro l'ora) e condizioni di vita inumane
raccolgono la frutta per dieci o dodici ore al giorno.
I braccianti, circa 400, avevano
picchettato la piazza, chiedendo un minimo aumento salariale e
condizioni di vita più umane. Come negli anni Trenta, i
dimostranti sono stati aggrediti da squadre di proprietari terrieri
che li hanno bastonati duramente. Solo un imprenditore è stato
arrestato. La regione di Ilia, una delle più colpite l'estate
scorsa dagli incendi che hanno devastato la Grecia, ha goduto di
ingenti sovvenzioni statali, finite nelle mani degli stessi
imprenditori che bastonavano sabato in piazza a Neo Manolada. Questo
episodio, come quello di El Ejido in Spagna, racconta anche di
un'altra contraddizione della legislazione europea in materia di
migranti. Il voto degli imprenditori è importante e il lavoro
nero permette di mantenere bassi i costi di produzione. Nessun
politico, tutto sommato, ha interesse ad alienarsi i consensi dei
produttori agricoli spagnoli, italiani e greci, e una quota di lavoro
'clandestino' conviene a tutti, politici e imprenditori. Sulla pelle
dei migranti.