24/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Acnur accusa la Grecia di violare i diritti dei richiedenti asilo, mentre i migranti vengono bastonati dai proprietari terrieri
Il governo greco respinge al mittente, cioè l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Acnur), l'accusa di non rispettare le norme del Regolamento di Dublino, al quale aderiscono tutti gli stati membri dell’Unione Europea, la Norvegia e l’Islanda. La normativa impone ai firmatari di assicurare che ogni domanda d’asilo venga esaminata in maniera equa ed esaustiva dal primo stato in cui giunge il richiedente.

migranti fermati in grecia dalla polizia al confine con la turchiaAccuse alla Grecia. Il rapporto dell'Acnur, diffuso il 18 aprile scorso, accusa la Grecia di non applicare gli accordi internazionali vigenti. La conferma delle accuse starebbe nei numeri: secondo l'agenzia Onu, nel 2007, su 25.113 richieste di asilo presentate solo otto sono state accolte e altre 130 rinviate in appello. Troppo poche per ritenere che le domande abbiano ricevuto un'autentica verifica. Basti pensare che, sempre secondo l'Acnur, la percentuale delle domande di asilo accolte in Grecia è dello 0,04 percento, a fronte del 34 percento in Gran Bretagna, del 56 percento in Svezia e del 20 percento in Germania. Sempre secondo l'Acnur, nonostante le promesse dell'esecutivo di Atene in materia, in Grecia i richiedenti asilo spesso non hanno accesso a servizi cui hanno diritto, come un interprete o l'assistenza legale, che li aiutino a cogliere in pieno la loro situazione e i loro diritti.
"Molti richiedenti asilo in Grecia non sono in grado di certificare il loro Paese di origine né di provare che la loro vita è a rischio in patria. Se dessimo a tutti l'asilo saremmo accusati dall'Unione europea di aprire le porte all'immigrazione illegale o di stare al gioco dei trafficanti di esseri umani", ha replicato stizzito il ministro degli Interni greco, Prokopis Pavlopoulos.
''Nel 2006 abbiamo avuto almeno 12.500 richiedenti asilo. L'anno dopo le domande sono raddoppiate'', ha ribadito Nikolas Stavrakakis, funzionario della polizia ellenica, responsabile della procedura per i richiedenti asilo, ''siamo sommersi di lavoro''. L'Acnur chiudeva il suo rapporto raccomandando alla Grecia di impegnarsi nell'applicazione del Regolamento di Dublino e chiedendo al governo di Atene, coinvolgendo tutti gli stati Ue, di adeguare il suo sistema di accoglienza per i migranti.

Contraddizioni comunitarie. Un sistema che, secondo un sopralluogo di Medici senza Frontiere nei campi per migranti nella città di Patrasso (Grecia meridionale) e nei centri di accoglienza di Igoumenitsa, Arta, le isole di Samo, Chio e Lesbo, e nella regione di Evros, presenta gravi carenze di assistenza medica appropriata per i migranti presenti nelle strutture. Msf, in una nota, annuncia il lancio di un programma di assistenza medica per i migranti, ma le responsabilità di uno Stato come la Grecia, membro dell'Ue, nella violazione dei diritti umani è evidente e grave.
Pavlopoulos, però, ha toccato un nervo scoperto della civile Ue. Da un lato la cultura del diritto continua a chiedere di rispettare le norme base del rispetto dei diritti umani, dall'altra parte pone sanzioni e obiettivi agli stati frontalieri, come la Spagna, l'Italia e la stessa Grecia. Il governo di Atene, come altri stati, si trova a fronteggiare le pressioni dell'opinione pubblica aizzata ad hoc dai media sull'argomento e delle stesse istituzioni di Bruxelles, mentre dalla Turchia continuano a giungere migranti disperati in cerca di una vita migliore.

Nuovi schiavi. Proprio in termini di tensioni sociali interne, in Grecia si è verificato un episodio che a molti ha ricordato gli incidenti di El Ejido, villaggio agricolo della provincia di Almeria, in Spagna, dove nel 2000, in seguito all'uccisione di una ragazza, erano scoppiati violenti attacchi razzisti contro gli immigrati maghrebini. E' accaduto nella piazzetta del villaggio di Neo Manolada, nella provincia di Ilia, il 20 aprile scorso. La zona produce il 90 percento delle fragole greche e, in tutti gli appezzamenti, lavorano ormai solo migranti. Tutti senza documenti, che per una paga da fame (poco più di due euro l'ora) e condizioni di vita inumane raccolgono la frutta per dieci o dodici ore al giorno.
I braccianti, circa 400, avevano picchettato la piazza, chiedendo un minimo aumento salariale e condizioni di vita più umane. Come negli anni Trenta, i dimostranti sono stati aggrediti da squadre di proprietari terrieri che li hanno bastonati duramente. Solo un imprenditore è stato arrestato. La regione di Ilia, una delle più colpite l'estate scorsa dagli incendi che hanno devastato la Grecia, ha goduto di ingenti sovvenzioni statali, finite nelle mani degli stessi imprenditori che bastonavano sabato in piazza a Neo Manolada. Questo episodio, come quello di El Ejido in Spagna, racconta anche di un'altra contraddizione della legislazione europea in materia di migranti. Il voto degli imprenditori è importante e il lavoro nero permette di mantenere bassi i costi di produzione. Nessun politico, tutto sommato, ha interesse ad alienarsi i consensi dei produttori agricoli spagnoli, italiani e greci, e una quota di lavoro 'clandestino' conviene a tutti, politici e imprenditori. Sulla pelle dei migranti.

Christian Elia

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