Scritto per noi
da Donatella Malfitano
Il conteggio dei voti si è concluso e i risultati definitivi delle elezioni dell'Assemblea
Costituente confermano la valanga di preferenze riversata sul partito maoista
del leader Prachanda.
Le proiezioni conclusive confermano un’ampia maggioranza al Partito comunista
nepalese-maoista (Cpn-m), che avrà circa 217 seggi su 601. Prima del voto del
10 aprile tutti erano convinti che i maoisti si sarebbero piazzati bene, ma comunque
dietro i due partiti storici, il Congresso nepalese (Nc) e i Marxisti-leninisti
unificati (Uml), che invece finiranno con l’avere rispettivamente circa 107 e
100 seggi. Seguono i due partiti autonomisti del Terai: il Forum per i diritti
del popolo madhese (Mjf), con circa 50 seggi, e il Partito democratico madhese
del Terai (Tmlp), con circa 30 rappresentanti.
Verso la formazione di un governo rosso. Passata la sorpresa iniziale, sia tra gli osservatori internazionali che tra
i Nepalesi stessi, il Nepal inizia ora una nuova fase. E i Maoisti non perdono
tempo.
Mentre gli Stati Uniti hanno annunciato che presto toglieranno il partito vittorioso
Cpn-m dalla lista dei movimenti terroristici, dicendosi pronti a collaborare con
il nuovo governo, Prachanda si candida come leader dell'esecutivo che verrà presto
formato, proponendo un programma di sviluppo che parte da una riforma agraria,
e chiede a gran voce al destituito re Gyanendra di lasciare il palazzo reale prima
che il Paese venga ufficialmente dichiarato Repubblica Federale.
Rimangiandosi i propositi pre-elettorali di accettazione dei risultati e di collaborazione
fatti da tutti i partiti, gli sconfitti dell’Nc e dell’Uml dichiarano che non
si uniranno al nuovo governo guidato dai maoisti. Consultazioni sono comunque
in corso da parte di Prachanda per convincere i due ex grandi partiti, senza dimenticare
che anche i due partiti vittoriosi nel Terai dovranno essere accomodati.
Le ragioni della vittoria elettorale dei maoisti. Qui a Kathmandu i supporter maoisti continuano a celebrare la vittoria. Altri,
non maoisti che però hanno votato per loro, continuano a dire “Cos'altro avremmo
potuto fare?”.
La schiacciante vittoria di Prachanda può essere infatti letta come un insieme
di diversi fattori.
A parte chi ha voluto chiaramente e indipendentemente votare per gli ex ribelli,
a cui ha sempre creduto negli anni, molti elettori hanno scelto condizionati dalla
violenza della campagna elettorale e dalle minacciose dichiarazioni dei maoisti
(“ritorno alla guerriglia in caso di sconfitta”). Dieci anni di guerra pesano
ancora come un macigno sulla memoria dei nepalesi. Molti altri, pur non seguendo
necessariamente la filosofia maoista, hanno invece semplicemente voluto chiudere
con anni di inefficienza degli altri due partiti forti, sperando nel cambiamento
tanto pubblicizzato dagli uomini di Prachanda.
Gli ex ribelli dovranno essere integrati nell’esercito. Nella capitale nepalese, la gente si incolla davanti alla televisione ad ascoltare
le dichiarazioni di Prachanda e i programmi del suo vittorioso partito. Tutti
comunque guardano speranzosi a un futuro di sviluppo e di cambiamenti, mentre
si accelerano anche le trattative per un’integrazione rapida dell’ex esercito
‘rosso’ in quello regolare nepalese, svuotando definitivamente i siti monitorati
dall’Onu.
Qualcuno si chiede anche se ora, nel nuovo scenario politico, si potrà ancora
decidere per l’istituzione di una commissione per investigare sui crimini commessi
durante gli anni di guerriglia o se si dovrà chiudere la porta della memoria anche
su questo.