21/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n.2 - 2005 dal 14/1 al 20/1
  Prigionieri talebani - foto Maso Notarianni ©PeaceReporter
Afghanistan – Continuano i gesti di apertura degli Usa e del nuovo governo di Kabul verso i talebani (80 prigionieri liberati il 16 dalla prigione di Bagram, cui seguirà la liberazione di altri 400), ma si moltiplicano i segnali di scontento da parte dei signori della guerra esclusi dalla spartizione del potere. Nelle province uzbeche del nord il generale Dostum (che il 20 gennaio è sfuggito a un attentato) ha portato i suoi sostenitori nelle piazze minacciando la secessione se il governo non gli darà più spazio.
Minacce di manifestazioni di massa anche nelle province centrali dell’Hazarajat dove il leader hazara Mohaqiq accusa il governo di non occuparsi di questa zona del paese. Nella valle del Panshir tre camion militari e un’autogrù dell’esercito Usa sono stati date alle fiamme dai mujaheddin tagiki nel villaggio di Dashtak in segno di protesta contro il programma di disarmo delle milizie locali avviato nella zona dal governo di Kabul.
Il 13 sono stati ritrovati in un canale nella provincia meridionale di Helmand i cadaveri di 6 soldati governativi che erano stati rapiti il giorno prima da guerriglieri talebani. Sono 17 i morti dall’inizio del 2005: 2 soldati Usa, 9 soldati afgani e 6 guerriglieri talebani. Nel 2004 i morti sono stati 1.124.
 
Kashmir (India) – Il 14, 3 soldati indiani e 2 guerriglieri separatisti kashmiri sono morti in uno scontro armato nel villaggio di Balpora, vicino a Srinagar, e altri 3 ribelli sono stati uccisi nei pressi del villaggio di Manjakote, nel sud della regione.
Il 15 alcuni guerriglieri hanno assaltato il centro sportivo di Srinagar, che ospita una caserma delle forze paramilitari indiane, uccidendo 2 soldati. 
Il 18, 5 ribelli sono morti nel distretto settentrionale di Poonch mentre tentavano di infiltrarsi dal Kashmir pachistano.
Il 19 altri 4 guerriglieri uccisi dai soldati nel villaggio di Baleni, distretto di Rajouri. 2 altri militanti uccisi in due diversi scontri a Gandoh e a Doda.
Il tutto nonostante la proclamazione del cessate il fuoco tra India e Pakistan.
In quindici anni, la guerra tra i separatisti sostenuti dal Pakistan e le forze di sicurezza indiane ha causato (secondo le stime ufficiali) almeno 40.000 morti, tra cui molti civili. Fonti kashmire stimano invece un numero di vittime compreso tra gli 80 e i 100.000 morti.
 
rastrellamenti russiCecenia (Russia) – Sembra ormai confermato il rapimento di 8 parenti del leader indipendentista ed ex presidente ceceno Aslan Maskhadov. 
Secondo i bollettini settimanali pubblicati dai siti separatisti, nella settimana tra il 7 e il 14  la guerriglia cecena ha condotto attacchi contro le forze russe uccidendo 94 soldati russi. Nessuna cifra sulle perdite cecene.
La reazione delle truppe di occupazione si è manifestata con decine di rastrellamenti nei villaggi vicini alle zone degli attacchi.
Sempre più concreti i rischi di espansione del conflitto: il 15 si è combattuto anche a Makhachkala, capitale del vicino Daghestan: una battaglia durata per quindici ore con impiego di elicotteri e carri armati è finita con l’uccisione di almeno 3 ‘Omon’ russi e 5 guerriglieri islamici filoceceni che si erano nascosti in una casa, completamente distrutta a cannonate.
Sale la tensione tra Russia e Georgia, nuovamente accusata dal Cremlino di tollerare la presenza di guerriglieri ceceni nella gola del Pankisi.
 
Iraq -  Il 13 un gruppo di uomini armati ha attaccato un albergo di Baghdad, ucciso 6 iracheni e sequestrato un imprenditore turco.
La sera prima a Baghdad, uccisi 2 rappresentanti dell'ayatollah Sistani, il figlio di uno dei due e 4 guardie del corpo.
Uomini armati hanno rapinato la banca principale di Ramadi, prelevando diversi milioni di dollari.
Muayad Sami, rappresentante del partito comunista iracheno, che partecipa alle elezioni del 30, è stato ucciso vicino a Baquba.
Un'autobomba è esplosa davanti ad una moschea sciita nella regione di Khan Beni Saad, a nord est di Baghdad: 3 morti e 13 feriti.
Il 14 un’autobomba è esplosa nella piazza del mercato di Chan Banu Saad, a nord di Baghdad: 4 morti e 13 feriti.
Lo stesso giorno, 28 detenuti del carcere di Abu Ghraib sono evasi durante un trasferimento dalla prigione al tribunale della capitale.
A Mosul, 3 combattenti curdi 'peshmerga' sono morti in uno scontro con i ribelli che operano in città.
Per lo scontro frontale tra un blindato Usa ed un furgoncino vicino a Baluba, 10 civili iracheni sono morti.
Il 15, sono stati ritrovati 13 cadaveri, fra cui quello di una giovane donna, 40 chilometri a sud di Baghdad. Lo stesso giorno, il governo del Portogallo ha annunciato il ritiro del suo contingente in Iraq per il 12 febbraio 2005.
Il 17, sono stati uccisi 3 civili e altri 9 feriti da una autobomba contro una pattuglia Usa a Ramadi, nella provincia di al Anbar. Lo stesso giorno Riyad Habib, candidato per Bassora partito del premier Allawi, è stato ucciso in un sobborgo di Bassora.
Il 18,
sono morte 3 persone in un attacco kamikaze contro la sede dello Sciri.
Il 19 la formazione militante Ansar al Sunna, ha mostrato su internet un video con l'uccisione di 2 iracheni che lavoravano per una società di comunicazioni impegnata nell'organizzazione delle elezioni.
Una forte esplosione vicino all’ambasciata d’Australia a Baghdad ha causato la morte di 2 iracheni e il ferimento di altri 7, poco dopo a Baghdad una deflagrazione in prossimità dell’ospedale Al Alwivy, ha causato almeno 6 morti. Altri 2 morti e 5 feriti in un attentato a Baghdad, davanti ad un insediamento militare iracheno. Una quarta bomba è esplosa davanti ad un istituto bancario mentre un nutrito gruppo di poliziotti ritirava il proprio stipendio.
In tutto i morti nella giornata sono stati 26.
Il 20 il governo degli Stati Uniti, per la prima volta dall’inizio della guerra, ha annunciato la pubblicazione delle date del disimpegno dall’Iraq, come chiesto dal premier iracheno Allawi che lo vuole prima del voto del 30.
 
Israele - Palestina  La notte tra il 13 e il 14 , 6 civili israeliani sono morti a Karni, nella Striscia di Gaza, per l’esplosione di un camion bomba. Il 15, per riparare il fratello dalla esplosione di un razzo, una ragazza israeliana è morta nella colonia di Sderot, nella Striscia di Gaza. Lo stesso giorno, al confine con l’Egitto, un cecchino israeliano ha ucciso un ragazzo di 16 anni che si trovava in una zona vietata, ma non era armato. Sempre il 15, a Nablus, 2 palestinesi accusati di collaborare sono stati uccisi da miliziani armati.
Il 16, un palestinese e sua madre sono stati uccisi dal fuoco di un carro armato israeliano nella zona meridionale della striscia di Gaza. 
Il 18 le Brigate dei martiri di alAqsà, l’ala armata di alFatah, ha annunciato la sospensione degli attacchi all’interno di Israele.
Il 20, vicino a Jenin, soldati israeliani hanno ucciso un ragazzino di circa 13 anni. Aveva in mano un fucile di legno.
 
Turchia - Il 15, nella provincia di Tuteli, all’estremità dell’Anatolia, sono morte 7 persone in uno scontro a fuoco tra guerriglieri e militari turchi. Le vittime sono due tra i soldati di Ankara e cinque tra i miliziani del Partito Maoista Comunista, due delle quali erano donne.

Somalia - Il 13 una bomba a mano è esplosa in un cinema di Mogadiscio uccidendo 4 persone e ferendone 9.
Il 17 e il 18, scontri tra milizie tribali e gang rivali hanno provocato 33 morti.
 
Rep. Dem. Congo - Il 13 incidenti e saccheggi nella zona di Rutshuru, nella parte orientale del paese: almeno 2 persone sarebbero state uccise nella zona di Nyakakoma, nord Kivu, a pochi chilometri dal confine con l'Uganda.
Tra il 13 e il 17 circa 7000 congolesi, in gran parte donne e bambini, hanno attraversato il confine occidentale con Uganda per sfuggire ai combattimenti e ai saccheggi nella regione di Ituri.
 
Ciad - Almeno 15 morti, tra il 5 e l'11  scorso, in scontri avvenuti nella regione di GozBeïda, circa 650 chilometri dalla capitale N'Djamena. I villaggi, non lontano dal Darfur, sarebbero stati attaccati da uomini armati non meglio identificati.
 
Nepal - I maoisti non hanno rispettato l’ultimatum del 13 scorso, giorno entro cui il governo aveva chiesto loro di ricominciare i colloqui di pace. Lo scontro più grave è avvenuto il 20: 6 guerriglieri maoisti sono morti e 28 soldati governativi sono stati dati dispersi in seguito a una violenta battaglia nel Nepal orientale. La situazione nel piccolo regno himalayano è diventata incadescente a partire dal 24 dicembre, quando i maoisti hanno assediato per la seconda volta in un anno la capitale Kathmandu. Il primo accerchiamento della città era avvenuto in agosto. I guerriglieri combattono dal '96 contro il governo per abbattere la monarchia di re Gyanendra e instaurare un regime comunista. Finora sono morte 11.000 persone.

Thailandia - Il 18 il primo ministro Thaksin Shinawatra ha ordinato una nuova offensiva contro i separatisti musulmani del sud che da due settimane hanno intensificato gli attacchi.
Le violenze sono tornate dopo l’arresto di sei capi religiosi nelle province di Yala e Pattani che sono sospettati di appoggiare le organizzazioni separatiste. In quindici giorni si sono susseguiti attentati dinamitardi e incendi dolosi che hanno provocato 20 morti e circa 100 feriti.

Indonesia
- Ancora notizie di scontri in Aceh nonostante sia i ribelli separatisti sia il governo abbiano più volte detto di voler rispettare il cessate il fuoco in seguito alla tragedia dello tsunami. Il 20 gennaio  è stato aperto il fuoco su alcune colline vicino alla capitale Banda Aceh. La battaglia è avvenuta nei pressi di un campo per circa 200 sfollati scampati al maremoto. L’agenzia indonesiana Antara ha reso noto che nelle ultime due settimane l’esercito ha ucciso 120 membri del movimento separatista Gam.
 
Categoria: Guerra
Luogo: gli articoli
Articoli correlati: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti: