Il bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n.2 - 2005 dal 14/1 al 20/1
Afghanistan – Continuano i gesti di apertura degli Usa e del nuovo governo di Kabul verso
i talebani (80 prigionieri liberati il
16 dalla prigione di Bagram, cui seguirà la liberazione di altri
400), ma si moltiplicano i segnali di scontento da parte dei signori
della guerra esclusi dalla spartizione del potere. Nelle province
uzbeche del nord il generale Dostum (che il 20 gennaio è sfuggito a un
attentato) ha portato i suoi sostenitori nelle piazze minacciando la
secessione se il governo non gli darà più spazio.
Minacce di manifestazioni di massa anche nelle province centrali
dell’Hazarajat dove il leader hazara Mohaqiq accusa il governo di non
occuparsi di questa zona del paese. Nella valle del Panshir tre camion militari e un’autogrù dell’esercito Usa sono
stati date alle fiamme
dai mujaheddin tagiki nel villaggio di Dashtak in segno di protesta
contro il programma di disarmo delle milizie locali avviato nella zona
dal governo di Kabul.
Il 13 sono stati ritrovati in un canale nella provincia meridionale di Helmand
i cadaveri di 6 soldati governativi che erano stati rapiti il giorno prima da guerriglieri talebani.
Sono 17 i morti dall’inizio del 2005: 2 soldati Usa, 9 soldati afgani e 6 guerriglieri talebani. Nel 2004 i morti
sono stati 1.124.
Kashmir (India) – Il 14, 3 soldati indiani e 2 guerriglieri separatisti kashmiri sono morti in uno scontro armato nel villaggio di Balpora, vicino a
Srinagar, e altri 3 ribelli sono stati uccisi nei pressi del villaggio di Manjakote, nel sud della regione.
Il 15 alcuni guerriglieri hanno assaltato il centro sportivo di Srinagar, che ospita una caserma delle forze paramilitari indiane, uccidendo 2 soldati.
Il 18, 5 ribelli sono morti nel distretto settentrionale di Poonch mentre tentavano di infiltrarsi dal Kashmir
pachistano.
Il 19 altri 4 guerriglieri uccisi dai soldati nel villaggio di Baleni, distretto di Rajouri. 2 altri militanti uccisi in due diversi scontri a Gandoh e a Doda.
Il tutto nonostante la proclamazione del cessate il fuoco tra India e Pakistan.
In quindici anni, la
guerra tra i separatisti sostenuti dal Pakistan e le forze di sicurezza
indiane ha causato (secondo le stime ufficiali) almeno 40.000 morti, tra cui molti civili. Fonti kashmire stimano invece un numero di vittime compreso
tra gli 80 e i 100.000 morti.
Cecenia (Russia) – Sembra ormai confermato il rapimento di 8 parenti del leader indipendentista ed ex presidente ceceno Aslan Maskhadov.
Secondo i bollettini settimanali pubblicati dai siti separatisti, nella settimana
tra il 7 e il 14 la guerriglia cecena ha condotto attacchi contro le forze russe uccidendo 94 soldati russi. Nessuna cifra sulle perdite cecene.
La reazione delle truppe di occupazione si è manifestata con decine di
rastrellamenti nei villaggi vicini alle zone degli attacchi.
Sempre più concreti i rischi di espansione del conflitto:
il 15 si è combattuto anche a Makhachkala, capitale del vicino
Daghestan: una battaglia durata per quindici ore con impiego di
elicotteri e carri armati è finita con l’uccisione di almeno 3 ‘Omon’ russi e 5 guerriglieri islamici filoceceni che si erano nascosti in una casa, completamente distrutta a cannonate.
Sale la tensione tra Russia e Georgia, nuovamente accusata dal Cremlino
di tollerare la presenza di guerriglieri ceceni nella gola del Pankisi.
Iraq - Il 13 un gruppo di uomini armati ha attaccato un albergo di Baghdad, ucciso 6 iracheni e sequestrato un imprenditore turco.
La sera prima a Baghdad, uccisi 2 rappresentanti dell'ayatollah Sistani, il figlio di uno dei due e 4 guardie del corpo.
Uomini armati hanno rapinato la banca principale di Ramadi, prelevando diversi
milioni di dollari.
Muayad Sami, rappresentante del partito comunista iracheno, che partecipa alle elezioni
del 30, è stato ucciso vicino a Baquba.
Un'autobomba è esplosa davanti ad una moschea sciita nella regione di Khan Beni Saad, a nord
est di Baghdad: 3 morti e 13 feriti.
Il 14 un’autobomba è esplosa nella piazza del mercato di Chan Banu Saad, a nord di Baghdad: 4 morti e 13 feriti.
Lo stesso giorno, 28 detenuti del carcere di Abu Ghraib sono evasi
durante un trasferimento dalla prigione al tribunale della capitale.
A Mosul, 3 combattenti curdi 'peshmerga' sono morti in uno scontro con i ribelli che operano in città.
Per lo scontro frontale tra un blindato Usa ed un furgoncino vicino a Baluba, 10 civili iracheni sono morti.
Il 15, sono stati ritrovati 13 cadaveri, fra cui quello di
una giovane donna, 40 chilometri a sud di Baghdad. Lo stesso giorno, il
governo del Portogallo ha annunciato il ritiro del suo contingente in
Iraq per il 12 febbraio 2005.
Il 17, sono stati uccisi 3 civili e altri 9 feriti
da una autobomba contro una pattuglia Usa a Ramadi, nella provincia di
al Anbar. Lo stesso giorno Riyad Habib, candidato per Bassora partito
del premier Allawi, è stato ucciso in un sobborgo di Bassora.
Il 18, sono morte 3 persone in un attacco kamikaze contro la sede dello Sciri.
Il 19 la formazione militante Ansar al Sunna, ha mostrato su
internet un video con l'uccisione di 2 iracheni che lavoravano per una
società di comunicazioni impegnata nell'organizzazione delle elezioni.
Una forte esplosione vicino all’ambasciata d’Australia a Baghdad ha
causato la morte di 2 iracheni e il ferimento di altri 7, poco dopo a
Baghdad una deflagrazione in prossimità dell’ospedale Al Alwivy, ha
causato almeno 6 morti. Altri 2 morti e 5 feriti in un attentato a
Baghdad, davanti ad un insediamento militare iracheno. Una quarta bomba
è esplosa davanti ad un istituto bancario mentre un nutrito gruppo di
poliziotti ritirava il proprio stipendio.
In tutto i morti nella giornata
sono stati 26.
Il 20 il governo degli Stati Uniti, per la prima volta
dall’inizio della guerra, ha annunciato la pubblicazione delle date del
disimpegno dall’Iraq, come chiesto dal premier iracheno Allawi che lo
vuole prima del voto del 30.
Israele - Palestina La notte tra il 13 e il 14 , 6 civili israeliani
sono morti a Karni, nella Striscia di Gaza, per l’esplosione di un
camion bomba. Il 15, per riparare il fratello dalla esplosione di un
razzo, una ragazza israeliana è morta nella colonia di Sderot, nella
Striscia di Gaza. Lo stesso giorno, al confine con l’Egitto, un
cecchino israeliano ha ucciso un ragazzo di 16 anni che si trovava in
una zona vietata, ma non era armato. Sempre il 15, a Nablus, 2
palestinesi accusati di collaborare sono stati uccisi da miliziani
armati.
Il 16, un palestinese e sua madre sono stati uccisi dal fuoco
di un carro armato israeliano nella zona meridionale della striscia di
Gaza.
Il 18 le Brigate dei martiri di alAqsà, l’ala armata di
alFatah, ha annunciato la sospensione degli attacchi all’interno di
Israele.
Il 20, vicino a Jenin, soldati israeliani hanno ucciso un
ragazzino di circa 13 anni. Aveva in mano un fucile di legno.
Turchia - Il 15, nella provincia di Tuteli, all’estremità
dell’Anatolia, sono morte 7 persone in uno scontro a fuoco tra
guerriglieri e militari turchi. Le vittime sono due tra i soldati di
Ankara e cinque tra i miliziani del Partito Maoista Comunista, due
delle quali erano donne.
Somalia - Il 13 una bomba a mano è esplosa in un cinema di Mogadiscio uccidendo 4 persone e
ferendone 9.
Il 17 e il 18, scontri tra milizie tribali e gang rivali hanno provocato 33
morti.
Rep. Dem. Congo - Il 13 incidenti e saccheggi nella zona di
Rutshuru, nella parte orientale del paese: almeno 2 persone sarebbero
state uccise nella zona di Nyakakoma, nord Kivu, a pochi chilometri dal
confine con l'Uganda.
Tra il 13 e il 17 circa 7000 congolesi, in gran parte donne e bambini,
hanno attraversato il confine occidentale con Uganda per sfuggire ai
combattimenti e ai saccheggi nella regione di Ituri.
Ciad - Almeno 15 morti, tra il 5 e l'11 scorso, in scontri
avvenuti nella regione di GozBeïda, circa 650 chilometri dalla capitale
N'Djamena. I villaggi, non lontano dal Darfur, sarebbero stati attaccati
da uomini armati non meglio identificati.
Nepal - I maoisti non hanno rispettato l’ultimatum del 13 scorso,
giorno entro cui il governo aveva chiesto loro di ricominciare i
colloqui di pace. Lo scontro più grave è avvenuto il 20: 6 guerriglieri
maoisti sono morti e 28 soldati governativi sono stati dati dispersi in
seguito a una violenta battaglia nel Nepal orientale. La situazione nel
piccolo regno himalayano è diventata incadescente a partire dal 24
dicembre, quando i maoisti hanno assediato per la seconda volta in un
anno la capitale Kathmandu. Il primo accerchiamento della città era
avvenuto in agosto. I guerriglieri combattono dal '96 contro il governo
per abbattere la monarchia di re Gyanendra e instaurare un regime
comunista. Finora sono morte 11.000 persone.
Thailandia - Il 18 il primo ministro Thaksin Shinawatra ha ordinato
una nuova offensiva contro i separatisti musulmani del sud che da due
settimane hanno intensificato gli attacchi.
Le violenze sono tornate
dopo l’arresto di sei capi religiosi nelle province di Yala e Pattani
che sono sospettati di appoggiare le organizzazioni separatiste. In
quindici giorni si sono susseguiti attentati dinamitardi e incendi
dolosi che hanno provocato 20 morti e circa 100 feriti.
Indonesia - Ancora notizie di scontri in Aceh nonostante sia i
ribelli separatisti sia il governo abbiano più volte detto di voler
rispettare il cessate il fuoco in seguito alla tragedia dello tsunami.
Il 20 gennaio è stato aperto il fuoco su alcune colline vicino
alla capitale Banda Aceh. La battaglia è avvenuta nei pressi di un
campo per circa 200 sfollati scampati al maremoto. L’agenzia
indonesiana Antara ha reso noto che nelle ultime due settimane
l’esercito ha ucciso 120 membri del movimento separatista Gam.