“Il reclutamento di bambini, bambine
e adolescenti, da parte di Farc, Eln e paramilitari, è una
pratica di massa, sistematica, intenzionale, sproporzionata, che fa
parte di una politica deliberata da queste organizzazioni in quanto
facilita il raggiungimento dei loro fini strategici e ottimizza il
loro operato. La responsabilità su questi fatti ricade
direttamente sui capi di queste strutture”. È con queste
parole che Natalia Springer ha commentato il grave caso dei bambini
soldato in Colombia, un esercito silente e dimenticato, di un'età
media di dodici anni, che cresce in modo esponenziale con povertà
e ignoranza. L'indifferenza dello Stato, assente nella
maggioranza delle aree rurali colombiane, è complice di un
dramma che si inserisce nel conflitto interno ultraquarantennale e
sanguinoso, che piaga il Paese.
Costretti dalla miseria. Lo studio effettuato per la Fondazione
Maya Nasa, dal titolo
Prisoneros Combatientes,i cui risultati sono stati presentanti al Vicepresidente della
Repubblica, Francisco Santos, e alla direttrice dell'Istituto del
Bienestar Familiar (Icbf), Elvira Forero, spara numeri allarmanti. Il
settanta percento dei minori reclutati da guerriglia e
paracos
scelgono le armi per le precarie condizioni di vita. Costretti dalla
fame e dalla miseria, vedono quale unica alternativa di riscatto
irse al monte: darsi alla
macchia entrando nelle fila dei gruppi combattenti che più
popolano la regione dove vivono. E se unirsi alle Forze armate
rivoluzionarie colombiane o nell'Esercito di liberazione nazionale
ha ancora il sapore della scelta di campo per la giustizia e la
speranza, (dato che sono gruppi dalla ideologia di base molto forte,
con una connotazione di esercito del popolo), entrare nei
paramilitari (gruppi di destra, anti-guerriglia, filo-governativi e
coperti dal potere costituito) è una maniera per sentirsi
invincibili, intoccabili, vincenti.
Invisibili e inutili. “Più della
metà degli intervistati – 437 giovani, adesso usciti dai
gruppi armati e sotto protezione dell'Icbf – ha dimostrato di non
aver avuto nessuna opportunità di accesso alla terra, allo
studio o ai soldi. Oltre un terzo ha dichiarato di non aver avuto a
disposizione nessuna prospettiva per avanzare economicamente e
socialmente”. Secondo la studiosa, reclutare i minori è un
crimine invisibile, perché sono bambini poveri che vivono in aree remote e in
condizioni familiari alquanto precarie: la maggioranza ha subito
violenza domestica o ha assistito a episodi di violenza sulla
famiglia. Tutti appartengono a quella fascia di persone “invisibili”
che “non sono di nessun interesse per il Parlamento” e tanto meno
per gli uomini politici dato che “non votano, non sanno né
leggere né scrivere, non consumano, non hanno conti bancari”.
In poche parole, questi bambini “non esistono e non vengono
considerati”.
“Se non mi fossi
arruolato, sarei morto”. Questo quanto dichiarato dal 6,5 percento
dei ragazzini intervistati, mentre un 16,8 percento ha sussurrato
che, se non l'avesse fatto, le sue condizioni sarebbero peggiorate.
Scappare è morire. Dato che sono il
gruppo armato più numeroso e radicato nella società
colombiana, il 52 percento dei ragazzini coinvolti nello studio è
stato guerrigliero delle Farc. Il 29,1 invece ha militato nei
gruppi paramilitari, come le Auc, e il 16,8 nell'Eln. Il restante 1,9
ha cambattuto in altri gruppi dissidenti emergenti. La maggioranza di
loro, a qualunque formazione appartenesse, è riuscita a
fuggire e a smobilitarsi a rischio della vita: la diserzione è
un reato molto grave per i codici di guerra di queste formazioni ed è
punita con la pena di morte.
Altro dato
fondamentale è che quasi la metà dei combattenti che
ingrossano le fila di questi eserciti 'fai da te' hanno indossato la
mimetica da minorenni e sono cresciuti imbracciando un mitra. Si stima che non
meno del 42,16 percento
del totale dei guerriglieri Farc smobilitati o catturati siano stati
coinvolti quando ancora erano bambini. Percentuale che sale al 45,25
percento se si parla di Eln. E questo, nonostante queste formazioni
si vantino di rispettare un codice etico che impone loro il divieto
di armare dei minorenni. Con età distinte per identificarli:
“L'Eln pone il limite a 18, le Farc a 15, sebbene dichiarino di non
aver mai coinvolto nessuno sotto i 18 anni di età”, precisa
Natalia Springer.
Zone rosse. Lo studio contiene
anche una stima delle zone più a rischio per i bambini:
l'Antioquia è il dipartimento più vulnerabile, mentre
quelli da cui provengono più soldati minorenni sono il
Caquetá, il Putumayo, il Tolima e il Meta. Tutte aree dove il
narcotraffico, gli scontri e lo sfollamento sono la normalità.
E anzi, spesso si vedono famiglie che fuggono per proteggere i propri
figli dal reclutamento, dato che vengono prelevati a partire dai sei
anni.
Una lunga schiera
di “prigionieri combattenti”, questo dunque un altro dei record colombiani.
Bambini, quindi incapaci di intendere e di volere, diventano il target perfetto:
soldatini ubbidienti, destinati a diventare guerriglieri o paracos tutti d'un
pezzo, fedeli alla causa e ben indottrinati. Carne da macello in un
conflitto senza fine né prospettive concrete di pace.