Paraguay, vittoria per il 'vescovo rosso'. Dopo più di sessant'anni il partido Colorado lascia la guida del Paese
scritto per noi da
Maria Vittoria Orsolato
Dopo 60 anni il Paraguay si sveglia finalmente libero. Fernando Lugo, l’ex vescovo
di San Pedro, ha praticamente schiacciato gli avversari nella tornata elettorale
che si è chiusa oggi alle 16. Con il 41% dei consensi, il candidato dell’Alianza
Patriotica para el Cambio ha vinto la presidenza e soprattutto ha reso possibile,
per la prima volta nella storia di questo Paese, un cambiamento nell’amministrazione
senza spargimento di sangue e senza colpi di Stato.
Calma e festa. I disordini paventati dal presidente uscente Nicanor Duart Frutos non si sono
verificati e la tornata elettorale si è svolta nella massima tranquillità e trasparenza.
Sono state infatti decine le denunce di irregolarità nei seggi che hanno portato
gli osservatori, sia interni che internazionali, ad aggiustare il tiro su quelli
che sarebbero stati i risultati.
Risultati che per i paraguayani sono stati chiari fin dalle 18, quando nelle
strade delle maggiori città sono iniziati i caroselli degni di una calcistica
vittoria mondiale e le manifestazioni di giubilo tipiche di chi sembra essersi
liberato da un pesante fardello."Abbiamo scritto una pagina nuova nella storia
politica del Paraguay – queste le prime parole del neopresidente della Repubblica
– se oggi si sogna un Paese migliore, la responsabilità e il merito di questo
sogno vanno solo a voi paragauayani, patrioti di questo 20 di aprile ed eroi di
un nuovo Paese".
Ad accalamare il vescovo che da domani verrà apostrofato come presidente, una
moltitudine indescrivibile di cittadini, si presume più di 100.000, che ha invaso
le strade del centro della capitale, Asunciòn, bloccando il traffico sventolando
il tricolore al ritmo di danza e dei canti “Se siente, Lugo presidente” e “Que
se fue Nicanor”.
Gli sconfitti. Ed è stata probabilmente questa esplosione popolare di giubilo ad aver convinto
la candidata Colorada, Blanca Ovelar, ad ammettere candidamente la sconfitta solo
un paio di ore dopo la chiusura dei seggi : "Riconosciamo il trionfo del candidato
Fernando Lugo e assumiano che i risultati della consultazione popolare sono irreversibili".
Parole secche e incontrovertibili quelle della primadonna che, con il 31% delle
preferenze, ha dato il volto, o meglio, la faccia alla clamorosa débacle del partito
repubblicano più longevo del Sudamerica.
Sulla stessa lunghezza d’onda l’altro candidato, l’ex generale Lino Oviedo, allineatosi
nelle congratulazioni al neopresidente affermando che "Il Paraguay era disperatamente
bisognoso di un cambio alla sua guida. Io proponevo un’alternativa ma quella del
senor Lugo è stata evidentemente quella preferita dall’amato popolo. Appoggerò
la politica dell’ex vescovo ogni qualvolta questa rappresenti il bene del Paese".
Il futuro. Con la vittoria dell’ Alianza Patriotica para el Cambio - miscellanea di partiti
e movimenti della sinistra e del centro-sinistra paraguayani - cade la penultima
delle roccaforti latinoamericane alleate della Casa Bianca, già pronta a dirottare
gli stealth espulsi dal nuovo Ecuador di Correa, nella cosidetta zona della Tripla
Frontera, di cui il Paraguay fa parte assieme a Brasile e Argentina
Pare poi che il (mon)signor Presidente darà del filo da torcere proprio ai suoi
grandi vicini. Se infatti, come da programma, pretenderà la rinegoziazione dei
penalizzanti trattati energetici sulle due grandi dighe di Itaipù e Yaciretà,
colossi dell’idroelettrica costruiti lungo il Rio Paranà, i rapporti diplomatici
potrebbero incrinarsi bruscamente. Quello che è certo, ed emerge con forza da
questa consultazione popolare è che il Paese segnato da una delle più cruente
dittature della seconda metà del ‘900, cerca di rialzarsi e soprattutto di mantenersi
sulle proprie gambe. La svolta socialista che ha trasformato la morfologia politica
dell’America Latina ha toccato anche questa piccola, ma orgogliosa nazione. Che,
paradossalmente, l’uomo che l’ha resa possibile sia anche, e prima di tutto, un
uomo di Santa Madre Chiesa per i paraguayani non è altro che il “signo de Dios”.