19/04/2008
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Il piccolo paese sudamericano sta per segnare la svolta. Occhi puntati sulle presidenziali di domani
Scritto per noi da
Mariavittoria Orsolato
Pochi conoscono il Paraguay e sanno riconoscerlo nella cartina. Dire "paraguayo"
ad una persona qui in Brasile significa definirlo un pezzente. E' l'ultimo paese
in termini economici ed è il paese del contrabbando e della illegalità. Tutto
il mercato "pirata" del Brasile passa attraverso il Paraguay. Questo Paese, incastonato
in un fazzoletto di terra tra Bolivia, Brasile e Argentina, ha una storia complicata,
fatta di colonizzazioni gesuite, devastazioni portoghesi, annientamento dell'80%
della sua popolazione, ricostruzione difficile e sanguinose dittature militari.
E' il Paese che più di altri ha ospitato i nazisti in fuga dalla Germania sconfitta
ed è la nazione che da 60 anni a questa parte sta vivendo, bloccata in una condizione
di povertà estrema, la semi-dittatura del più longevo partito repubblicano dell'America
del sud, il Partido Colorado, partito che dal 1954 al 1989 ha sostenuto il cruento
regime del generale Alfredo Stroessner. Ma tira aria di cambiamento in Paraguay.
Un cambiamento forte e radicale, una svolta a sinistra che pare essere pronta
a spazzar via quella che viene chiamata la "democra-dura" e che corrisponde ai
17 anni di transizione che hanno seguito l'era Stroessner.

Domenica 20 aprile, il secondo Paese più povero dell'America Latina, dopo il
Nicaragua, sarà chiamato alle urne per eleggere il nuovo presidente della Repubblica
e gli occhi di tutto il mondo sono puntati su Fernando Armindo Lugo Mendez, ex
vescovo di San Pedro recentemente sospeso a divinis dal Vaticano di Ratzinger
e nipote di uno dei più aggueriti oppositori del regime.
Sono più di 15 anni che l'ex monsignore si batte per i più deboli, precisamente
da quel lontano agosto 1992 in cui si rifiutò di benedire il nuovo aeroporto della
città, sostenendo che " San Pedro non aveva bisogno di cattedrali del deserto
ma di ospedali per non dover morire di dissenteria o di parto e di strade asfaltate
per permettere ai campesinos della regione di portare i propri prodotti al mercato
cittadino". In 100.000 hanno firmato per rendere la sua candidatura alle prossime
presidenziali effettiva ed ora, la sua sembra essere la coalizione vincente. L'Alianza
Patriotica para el Cambio (APC) è sostenuta da quello che rimane della sinistra
dopo le purghe stroessneriane – tra cui il movimento popolare indigeno Tekojoja
e la Resistencia Ciudadana National- , da una serie di defezioni del Partido Colorado,
stanche di una politica immobile e corrotta.
Il patto politico che è stato sottoscritto da tutte le anime dell' APC è stato
definito dagli osservatori internazionali "storico ed innovativo" e potrebbe finalmente
donare nuova linfa a un paese fermo nella stagnazione. Ventidue punti che spaziano
dall'educazione alla riforma agraria, dalla riappropiazione delle risorse energetiche
naturali, con la rinegoziazione dei trattati sulla centrale idroelettrica di Itaipù
– la più grande del mondo per capacità produttiva con circa 91000 Gwh al giorno-
alla riforma del sistema monetario e giudiziario, da sempre ritenuti i punti deboli
dell'apparato statale paraguayano. Un programma quindi rivoluzionario in termini
politici e sociali che, a quanto acclamano i sondaggi, ha conquistato il 35% della
popolazione, senza contare l'appoggio della maggioranza degli studenti, dei campesinos
guaranì e dei diseredati che affollano le strade.

Nel frattempo la campagna elettorale si è svolta tra diffamanti accuse e omicidi
politici. Alcuni giorni fa a Luque, località al confine con il Brasile, un dirigente
di Tekojoja è stato assassinato assieme alla moglie da alcuni narcotrafficanti,
mentre risalgono al 28 febbraio e al 4 aprile le uccisioni di altri tre attivisti
dell'Alianza. Lo stesso Lugo ha ricevuto numerose minacce di morte, ma la cosa
non sembra preoccuparlo più di tanto: "C'è chi vuole far sparire non solo la mia
persona ma la speranza della gente, la ricerca di giustizia, di equità. Queste
figure cercano di fare in modo che gli esclusi perdano anche la speranza di poter
avere un posto nella società". L'assassinio politico non sembra essere l'unico
mezzo per tentare di cambiare un risultato politico annunciato: "Il problema qui
sono i brogli – spiega Miguel Angel Lopez Perito, capo della campagna elettorale
dell'APC – esistono 26 modi diversi di falsare il risultato delle elezioni. Il
più gettonato è quello di di comprare i voti, solo che il Partido Colorado qui
si compra direttamente il seggio, 1500 dollari circa a seggio". Per evitare questa
eventualità, l'APC sta cercando di ottenere il permesso di pubblicare i risultati
degli spogli su internet, in modo da renderli trasparenti alla comunità internazionale,
"Ma la burocrazia è un freno molto potente" conclude sconsolato Lopez Perito.
Oltre che con la potente "Machina Colorada" capeggiata dalla prima candidata
donna Blanca Ovelar, nella sua corsa per la presidenza l'ex vescovo dovrà scontrarsi
con il 30% delle preferenze per il generale Lino Oviedo, ex golpista e recentemente
scarcerato- in molti sussurranno ad hoc- dopo una pesante accusa di omicidio ai
danni dell'ex vice-presidente paraguayano Luis Maria Argana. I due si stanno combattendo
sul fronte dell'aiuto agli indigenti, ma se per Oviedo la questione si risolve
in pasti gratuiti, per Lugo la missione è tutt'altra "La "democradura" ha rubato
il sogno delle grandi maggioranze di migliorare la qualità della vita nel Paese.
L'alternativa alla povertà è il cambio, e il cambio è l'unico cammino da seguire
per la realizzazzione di una genuina democrazia e di uno stato di diritto che
abbracci tutti i settori dimenticati della popolazione".