Il vento sta cambiando in Afghanistan.
La Russia e le altre potenze regionali in passato coinvolte nelle vicende afgane
(la Cina, l’Iran, l’Uzbekistan e le altre repubbliche centrasiatiche) finora non
si erano mai immischiate nel conflitto dell’Afghanistan post-11 settembre. Ultimamente,
invece, stanno iniziando a criticare apertamente la fallimentare strategia Usa-Nato
di guerra a oltranza. E a proporre una soluzione negoziale a questa guerra che,
altrimenti, rischia di durare più di quella dei tempi dell’invasione sovietica.
La riedizione del “Sei più Due”. Nelle ultime settimane si sono moltiplicati gli appelli al dialogo con i talebani
da parte di questi Paesi, tutti membri o quasi (Iran e Turkmenistan) dell’alleanza
‘anti-Nato’: la Sco,
Shanghai Cooperation Organization. Si tratta degli stessi che nella seconda metà degli anni Novanta tentarono,
inutilmente, di far dialogare l’Alleanza del Nord – da essi sostenuta – e i talebani
– che invece erano all’epoca appoggiati da Stati Uniti e Pakistan. A questo scopo
nel 1997 si formò il cosiddetto gruppo dei “Sei più Due”, che comprendeva i sei
Paesi confinanti con l’Afghanistan (Iran, Turkmenistan, Uzbekistan, Tagikistan,
Cina e Pakistan) più Russia e Stati Uniti.
Al summit Nato di Bucarest dello scorso 2-4 aprile, il presidente russo Vladimir
Putin e quello uzbeco Islam Karimov hanno espressamente chiesto di ridare vita
alla formula del “Sei più Due” per avviare un negoziato con i talebani. La proposta
pare sia stata accolta favorevolmente dal Pakistan, ma ha suscitato reazioni gelide
da parte di Washington.
Il dialogo con i talebani è già iniziato. A quanto pare, però, russi, cinesi e compagni non hanno aspettato l’autorizzazione
degli Usa e della Nato, e si sono messi all’opera già da tempo. O meglio, hanno
messo all’opera quelli che erano i loro referenti in Afghanistan negli anni Novanta:
l’Alleanza del Nord, oggi nota come Fronte Nazionale Unito (Unf), ovvero il partito
di opposizione al sempre più debole governo di Hamid Karzai.
Domenica scorsa, il portavoce dell’Unf, Sayyed Agha Hussein Fazel Sancharaki,
ha rivelato che negli ultimi mesi alti esponenti del partito – tra cui i leader
storici dei tagichi del Panjsheer, l’ex presidente Burhanuddin Rabbani e l’ex
ministro della Difesa Mohammed Qasim Fahim – hanno avuto ripetuti incontri con
esponenti talebani di “alto livello” al fine di “avviare un negoziato per risolvere
il conflitto afgano”. Sancharaki ha detto che l’Unf sta già lavorando alla composizione
di una squadra di negoziatori.