21/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Taxi e imbarcazioni sono bloccati a Gaza, la Striscia si ferma per mancanza di carburante
Gaza non è solo razzi e operazioni militari. Anche se i morti fanno più notizia, è la vita quotidiana nella Striscia che sta diventando insopportabile. In particolare, in questi giorni tiene banco la carenza di carburante, che è essenziale per molti settori: per i trasporti certo, ma anche per far funzionare i generatori elettrici dei negozi e degli ospedali. Da qualche giorno è entrata in crisi anche l'industria della pesca, perchè quando manca il carburante per le barche è l'intera economia che si ferma.

Aprile per i pescatori di Gaza è il mese più importante dell'anno. Bisogna intercettare i banchi di sardine che transitano in questo periodo nello specchio d'acqua davanti alla Striscia. Il tempo stringe, l'estate di avvicina e si preannuncia una stagione disastrosa. Al molo del porto di Gaza le barche dei pescatori sono tutte ormeggiate. Sono circa trecento, e normalmente danno da lavorare a circa 400 persone. Non c'è benzina e quindi non si parte. O meglio, quella poca che c'è costa ormai troppo, e i pescatori non se la possono permettere. Se anche la crisi del carburante non ci fosse, però, la vita dei pescatori non sarebbe tanto più semplice. Il confine con il mare non è tanto diverso da quelli con i territori di Israele e Egitto, non ci sono muri e filo spinato, ma i limiti ci sono lo stesso e sono altrettanto pericolosi. Secondo gli accordi di Oslo, la striscia di mare davanti a Gaza sotto la responsabilità palestinese, dove era possibile la pesca, era estesa 20miglia nautiche. Dal 2002 quella fascia è stata ridotta a 12 miglia, ma dopo la conquista della Striscia da parte di Hamas, l'esercito israeliano ha deciso di levare ulteriore spazio ai pescatori, riducendo la zona navigabile a 6 miglia nautiche. Un fazzoletto di mare che non consente alcun margine di sviluppo all'economia della pesca locale.

Auto modificata per andare a gasPer le strade della Striscia, un tempo affollate di Mercedes gialle da otto posti, i taxi tipici di questa zona, tanta gente aspetta nervosamente un passaggio. I taxi della Striscia sono poco meno di 5mila, ma attualmente almeno il 40 percento è fermo per mancanza di carburante. La stessa poporzione vale anche per i veicoli privati e persino per le ambulanze. Testimoni locali sostengono che alcuni tassisti abbiano iniziato ad alimentare i loro mezzi con miscele a base di gasolio e olio alimentare. Le difficoltà negli spostamenti hanno spinto anche le università di Gaza a sospendere i corsi, visto che studenti e docenti non riescono a raggiungere gli atenei. Israele aveva annunciato la ripresa delle forniture entro la fine della scorsa settimana, ma l'attentato di giovedì 10 aprile, contro un deposito di carburante al valico di Nahal Oz, ha bloccato nuovamente la consegna. Un gruppo di sei Ong legate alle Nazioni Unite ha lanciato un appello per contro questa situazione, definita “una minaccia al benessere della popolazione della Striscia di Gaza, che è composta al 56 percento da bambini”. Israele ha già fatto sapere che presto la fornitura di carburante verrà ripristinata, precisando però che l'ingresso di benzina e gas avverrà solo nelle quantità necessarie per alimentare le cucine e i generatori elettrici. Quindi i tassisti e i pescatori di Gaza rimarranno con le mani in mano.

Cisterna al valico di Nahal OzMentre i confini della Striscia sono sigillati, mare compreso, continua il martellamento dei media israeliani, che paventano una massiccia opera di contrabbando di armi verso la Striscia. Più volte negli ultimi mesi il governo Olmert e gli uffici di sicurezza hanno parlato dei numerosi tunnel attraverso cui bombe, fucili e razzi giungerebbero nelle mani di Hamas e delle milizie. L'ultimo allarme, lanciato dai servizi israeliani e ripreso dal quotidiano conservatore Jerusalem Post, riferisce che imbarcazioni iraniane scaricherebbero nelle acque antistanti la Striscia dei contenitori sigillati piani di armi, che verrebbero poi ripescati dai palestinesi. Prove non ne sono state fornite, ma intanto la tensione sale e c'è sempre una minaccia terrorista da anteporre alle necessità umanitarie della popolazione.
 

Naoki Tomasini

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