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Oggi allo stadio Gwanzura, presso il quartiere di Highfield, uno dei bastioni
della lotta per l'indipendenza del Paese, l'attenzione sarà tutta su Mugabe. Conosciuto
per il suo temperamento e i frequenti attacchi verbali contro gli stati occidentali,
accusati di neocolonialismo nei confronti dello Zimbabwe, il padre dell'indipendenza
ha mantenuto un profilo insolitamente basso dallo scoppio della crisi, lasciando
la scena al rivale Tsvangirai, leader del Movement for Democratic Change e presunto vincitore del primo turno delle presidenziali, stando alle indiscrezioni
dei politici locali. Difficilmente il discorso di Mugabe avrà toni conciliatori,
visto il fallimento delle trattative con il Mdc per la gestione della crisi. Secondo Tsvangirai, all'indomani delle elezioni
parte dello Zanu-Pf, il partito di Mugabe, avrebbe approcciato l'opposizione per dar vita a un governo
di unità nazionale, ma le trattative si sarebbero arenate per faide interne allo
Zanu-Pf.
A peggiorare la situazione del Sudafrica è arrivata la notizia che una nave cargo
cinese carica di armi e munizioni per lo Zimbabwe sarebbe arrivata nel porto di
Durban. E mentre Tsvangirai ha definito “disgustoso” il fatto che il governo acquisti
armi in un Paese dove la gente non ha di che mangiare, il governo sudafricano
ha fatto sapere di non poter legalmente bloccare il carico. Ci hanno pensato però
i lavoratori della South African Transport and Allied Workers Union a intervenire, rifiutandosi di scaricare i containers con le armi perché in
disaccordo con la diplomazia del loro governo. Chissà se oggi Mugabe avrà parole
di fuoco anche per loro.Matteo Fagotto