18/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Cade oggi, nel mezzo della crisi politica, il 28esimo anniversario dall'indipendenza
Sarà “il più triste giorno dell'indipendenza”, secondo il leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai, quello che lo Zimbabwe festeggerà oggi, in occasione del 28esimo anniversario dalla conquista del potere da parte della maggioranza nera. L'eroe di un tempo, il presidente Robert Mugabe, terrà oggi il primo, vero discorso dal 29 marzo scorso, giorno delle contestate elezioni presidenziali, i cui risultati non sono ancora stati pubblicati. Intanto, a livello internazionale, il Sudafrica, criticato per la “diplomazia dei piccoli passi” portata avanti dal presidente Thabo Mbeki, ha deciso di aumentare la pressione per risolvere la crisi in tempi brevi.

Il leader del Mdc, Morgan TsvangiraiOggi allo stadio Gwanzura, presso il quartiere di Highfield, uno dei bastioni della lotta per l'indipendenza del Paese, l'attenzione sarà tutta su Mugabe. Conosciuto per il suo temperamento e i frequenti attacchi verbali contro gli stati occidentali, accusati di neocolonialismo nei confronti dello Zimbabwe, il padre dell'indipendenza ha mantenuto un profilo insolitamente basso dallo scoppio della crisi, lasciando la scena al rivale Tsvangirai, leader del Movement for Democratic Change e presunto vincitore del primo turno delle presidenziali, stando alle indiscrezioni dei politici locali. Difficilmente il discorso di Mugabe avrà toni conciliatori, visto il fallimento delle trattative con il Mdc per la gestione della crisi. Secondo Tsvangirai, all'indomani delle elezioni parte dello Zanu-Pf, il partito di Mugabe, avrebbe approcciato l'opposizione per dar vita a un governo di unità nazionale, ma le trattative si sarebbero arenate per faide interne allo Zanu-Pf.

Dalla Commissione elettorale (Zec), incaricata di pubblicare i risultati elettorali, tutto tace. I giudici starebbero ricontando parte dei voti delle elezioni politiche (vinte dal Mdc) per scoprire eventuali errori nel conteggio, così come per le presidenziali. Le voci di insofferenza che si levano dalla comunità internazionale sono sempre più numerose, e non coinvolgono solo i Paesi occidentali. A pronunciarsi per una rapida pubblicazione dei risultati è stata anche la South African Development Community (Sadc), di cui lo Zimbabwe fa parte, e in maniera velata il governo sudafricano, in precedenza criticato per il suo approccio soft. Mbeki sostiene che fare pressioni su Mugabe sia controproducente, e che la “diplomazia dei piccoli passi” sia l'unica strada necessaria. Ma ieri Tsvangirai dal Botswana, dove è ospite da qualche giorno, ha chiesto pubblicamente la sostituzione del mediatore Mbeki con il presidente dello Zambia, Levy Mwanawasa.

Robert MUgabe (a destra) con Thabo MbekiA peggiorare la situazione del Sudafrica è arrivata la notizia che una nave cargo cinese carica di armi e munizioni per lo Zimbabwe sarebbe arrivata nel porto di Durban. E mentre Tsvangirai ha definito “disgustoso” il fatto che il governo acquisti armi in un Paese dove la gente non ha di che mangiare, il governo sudafricano ha fatto sapere di non poter legalmente bloccare il carico. Ci hanno pensato però i lavoratori della South African Transport and Allied Workers Union a intervenire, rifiutandosi di scaricare i containers con le armi perché in disaccordo con la diplomazia del loro governo. Chissà se oggi Mugabe avrà parole di fuoco anche per loro.
 

Matteo Fagotto

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