17/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Cinque ragazze inglesi hanno deciso di portare in Palestina un circo improvvisato e intinerante
Scritto per noi da
Veronica Fernandes 
 
Boomchucka non vuol dire niente, in inglese e in nessuna lingua. Ma alcuni bambini palestinesi lo ripetono in continuazione, battendo le mani. Lo hanno imparato perché é il nome del circo, un circo improvvisato e intinerante che cinque ragazze inglesi hanno deciso di portare in Palestina.

Foto di Dennis SubsourceIl tour. Un viaggio da 36 spettacoli in sei settimane, più i workshop con i bambini e le prove con le compagnie locali. Per l’organizzazione si affidano ad amici e artisti di strada delle varie città e villaggi: noleggiano un pullman e cominciano a telefonare per trovare una scuola, una piazza o un ospedale dove mettere in scena il circo. Sono questi ragazzi palestinesi a compilare tutti i documenti, a fare passaparola quando trovano lo spazio e, nel tempo libero, a imparare alcuni numeri dello spettacolo. “Ci aiutano in ogni modo possibile – spiega Ruth James, una delle ragazze del gruppo – soprattutto ad evitare i pericoli”. Lo spettacolo ad Azzun, ad esempio, “è stato cancellato perché il coprifuoco imposto da Israele non permetteva a nessuno di uscire dalle proprie abitazioni e avrebbe creato problemi anche a noi per gli spostamenti”. Con un passaporto britannico é tutto semplice, “ma appena ci vedono con qualche ragazzo palestinese iniziano gli interrogatori e le attese, a una ragazza hanno chiesto se era stata rapita”.
Un percorso difficile, quando vedi gli spari e le macerie ti rendi conto che il circo non salverà un Paese dalla guerra, e ti chiedi se abbia senso. Poi però, racconta Annie, che fa il clown, “i bambini ridono delle gag e provano a imitarti, gli adulti fanno a gara per ospitarti e quando li hai fatti sorridere ti avvolgono nella tela della bandiera, come a darti un secondo benvenuto”. Paura? “Non sono situazioni troppo rischiose – spiega Ruth – perché non siamo mai da sole, i nostri contatti ci spiegano come comportarci davanti ai soldati, ai checkpoint, agli interrogatori. Ci proteggono, ci indicano la strada”. Le accompagnano nei villaggi, anche loro si sentono parte dell’evento.

Foto di Dennis SubsourceL’organizzazione. Portare il circo nelle zone di guerra é un lavoro costante per queste cinque londinesi. La raccolta fondi, che copre 365 giorni all’anno ed é fatta di persona: vanno ad altri spettacoli circensi, raccontano il loro progetto e chiedono un contributo. Nel tempo libero, e anche quando arrivano sul posto, si esercitano: provano la sequenza, le “mangiafuoco” fanno uscire l’inferno dalla bocca, poi si cambiano d’abito e provano a far ridere. Ruth, che organizza eventi, mette a disposizione i suoi contatti e la sua esperienza, Annie, che ha imparato sul campo, si presya a fare anche operazioni di supporto. Tutte, durante l’anno, risparmiano e, appena raggiunta la cifra stabilita, comprano le attrezzature, chiedono le ferie e partono. “Ogni volta che andiamo – spiega Ruth – portiamo strumenti nuovi, che poi lasciamo alle compagnie locali o ai ragazzi che hanno frequentato i nostri workshop, così possono continuare a esercitarsi”.

Foto di Dennis SubsourceCome é nato il progetto. Jo Wilding, che era in Iraq come volontaria in un ospedale, ha visto un bambino, gravemente ferito, ridere alla vista delle bolle di sapone. E lei, che già si esercitava come clown, ha avuto l’idea. Poco dopo sono arrivate Ruth, che da tempo si esibiva come “mangiafuoco”, Jen, che faceva anche la contorsionista, Laura e Annie, rispettivamente attrice e clown improvvisata. Insieme hanno costruito una rete di donatori, preparato le coreografie e, dopo un primo viaggio in Iraq, dal 2006 partono ogni anno per la Palestina. Nel prossimo futuro, però, ci sono il Kurdistan iracheno e Gaza, stanno già raccogliendo fondi e adesioni. “Se dovessi lasciare sarebbe per la fatica e la stanchezza – spiega Ruth – ma adesso non é il momento, é un impegno che abbiamo presto contro la guerra”.
 
Categoria: Bambini, Guerra
Luogo: Israele - Palestina