23/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Cocaleros, semplici agricoltori e non narcotrafficanti
I cocaleros al lavoro con le foglie di cocaEsteban Garcia è un cocalero boliviano. I cocaleros sono i contadini che coltivano le  terre negli altipiani della Bolivia soprattutto nel Chapare, regione nel nord del paese.
 
La storia. Esteban Garcia è uno di loro. La sua storia è drammatica, ma fra i cocaleros di vicende come la sua se ne trovano a decine. Nel maggio del 2003 è sceso in piazza per protestare contro il sistema governativo di eradicazione coatta delle coltivazioni decretato dal governo boliviano (sotto la forte pressione del governo Usa).
Le squadre speciali dell’esercito, secondo un copione visto molte volte, sono intervenute sparando ad altezza d'uomo sulla folla. Ci sono stati diversi feriti fra i quali Esteban. Un proiettile l’ha colpito in pieno volto, sfigurandolo. Adesso Esteban non ha più la mascella. In compenso ha una conto sanitario molto salato: circa dieci mila dollari statunitensi (la sanità in Bolivia è privata e i cocaleros non possono permettersi nessuna assicurazione privata).
E’ costato caro a Esteban manifestare per i suoi diritti. Ma non è finita qui. L’indennizzo economico promesso dal governo si è fermato nei meandri della burocrazia.
 
Il suo viaggio. Ad Esteban la mandibola è stata ricostruita grazie all’aiuto economico Una piantagione di coca nel Chapare, Boliviaarrivato da Rayos de Sol, una piccola organizzazione non governativa che si occupa di diritti umani. L’operazione di ricostruzione della mandibola è avvenuta utilizzando tessuti ossei della sua tibia. Dopo aver subito tre interventi e dopo una convalescenza molto lunga Esteban è tornato in Bolivia dalla sua famiglia per alcuni mesi.
Adesso deve terminare il suo iter medico, che prevede l’innesto di una protesi dentaria, un check-up completo delle sue condizioni e delle visite specialistiche della protesi mandibolare.
 
 
La coca. E’ importante però non confondere la pianta della coca con il cloridrato di cocaina. Coltivare la pianta di coca è una tradizione in Bolivia. Gli indigeni del Chapare la masticano per alleviare la fame e per sentire meno la fatica. Questi uomini Mai confondere la coca con la cocaina e queste donne vivono spesso in condizioni estreme a altitudini spesso elevate.
Tutt’altra cosa è il cloridrato di cocaina, ossia la droga che tutti conosciamo, quella che causa dipendenza e morte, quella che viene sintetizzata attraverso svariati processi chimici e che entra nei mercati illeciti mondiali, purtroppo anche dalla Bolivia. Però una cosa sono i cocaleros e altra cosa sono i narcotrafficanti.
 
 
Lo stratagemma. Il governo boliviano, in collaborazione con l’amministrazione statunitense, vuole debellare il narcotraffico e crede che eliminando le piantagioni di coca scompaiano i produttori di cocaina e di conseguenza il narcotraffico. Ma la risoluzione del problema non è così semplice.  E’ come se in un paese civile fosse messo al bando il vino. Si inizierebbe con la distruzione dei vigneti e di conseguenza i produttori vinicoli non saprebbero come tirare a campare.
Una legge, la 1008, purtroppo accomuna i narcotrafficanti ai cocaleros, senza tenere in considerazione che là i “narcos” sono delinquenti che speculano sull’illegalità mentre ai cocaleros queste coltivazioni consentono di sopravvivere. La legge stabilisce anche le zone dove questo tipo di coltura viene considerata illegale e di conseguenza arriva l’esercito.
 

Alessandro Grandi

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