Esteban Garcia è un cocalero boliviano. I cocaleros sono i contadini che coltivano le terre negli altipiani della Bolivia soprattutto nel Chapare,
regione nel nord del paese.
La storia. Esteban Garcia è uno di loro. La sua storia è drammatica, ma fra i cocaleros
di vicende come la sua se ne trovano a decine. Nel maggio del 2003 è sceso in
piazza per protestare contro il sistema governativo di eradicazione coatta delle
coltivazioni decretato dal governo boliviano (sotto la forte pressione del governo
Usa).
Le squadre speciali dell’esercito, secondo un copione visto molte volte, sono
intervenute sparando ad altezza d'uomo sulla folla. Ci sono stati diversi feriti
fra i quali Esteban. Un proiettile l’ha colpito in pieno volto, sfigurandolo.
Adesso Esteban non ha più la mascella. In compenso ha una conto sanitario molto
salato: circa dieci mila dollari statunitensi (la sanità in Bolivia è privata
e i cocaleros non possono permettersi nessuna assicurazione privata).
E’ costato caro a Esteban manifestare per i suoi diritti. Ma non è finita qui.
L’indennizzo economico promesso dal governo si è fermato nei meandri della burocrazia.
Il suo viaggio. Ad Esteban la mandibola è stata ricostruita grazie all’aiuto economico
arrivato da Rayos de Sol, una piccola organizzazione non governativa che si occupa di diritti umani.
L’operazione di ricostruzione della mandibola è avvenuta utilizzando tessuti ossei della sua tibia. Dopo aver subito tre interventi e dopo una convalescenza
molto lunga Esteban è tornato in Bolivia dalla sua famiglia per alcuni mesi.
Adesso deve terminare il suo iter medico, che prevede l’innesto di una protesi dentaria, un check-up completo delle sue condizioni e delle visite specialistiche della protesi mandibolare.
La coca. E’ importante però non confondere la pianta della coca con il cloridrato di
cocaina. Coltivare la pianta di coca è una tradizione in Bolivia. Gli indigeni
del Chapare la masticano per alleviare la fame e per sentire meno la fatica. Questi
uomini
e queste donne vivono spesso in condizioni estreme a altitudini spesso elevate.
Tutt’altra cosa è il cloridrato di cocaina, ossia la droga che tutti conosciamo,
quella che causa dipendenza e morte, quella che viene sintetizzata attraverso
svariati processi chimici e che entra nei mercati illeciti mondiali, purtroppo
anche dalla Bolivia. Però una cosa sono i cocaleros e altra cosa sono i narcotrafficanti.
Lo stratagemma. Il governo boliviano, in collaborazione con l’amministrazione statunitense,
vuole debellare il narcotraffico e crede che eliminando le piantagioni di coca
scompaiano i produttori di cocaina e di conseguenza il narcotraffico. Ma la risoluzione
del problema non è così semplice. E’ come se in un paese civile fosse messo al
bando il vino. Si inizierebbe con la distruzione dei vigneti e di conseguenza
i produttori vinicoli non saprebbero come tirare a campare.
Una legge, la 1008, purtroppo accomuna i narcotrafficanti ai cocaleros, senza
tenere in considerazione che là i “narcos” sono delinquenti che speculano sull’illegalità
mentre ai cocaleros queste coltivazioni consentono di sopravvivere. La legge stabilisce
anche le zone dove questo tipo di coltura viene considerata illegale e di conseguenza
arriva l’esercito.