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La sentenza. Per la Corte, la procedura in uso nel Kentucky – al condannato vengono iniettate
tre sostanze: la prima per anestetizzare, la seconda per paralizzare i muscoli
e la terza per fermare il cuore – non viola l'Ottavo emendamento della Costituzione
statunitense, quello che proibisce una pena “crudele e inusuale”. La questione
era sorta negli ultimi anni, dopo esecuzioni e test medici in cui si ipotizzava
che il condannato in realtà può soffrire in silenzio un dolore atroce, se la prima dose non viene somministrata in quantità sufficiente; in
Florida, l'anno scorso un detenuto impiegò 34 minuti prima di morire, oltre il
doppio del solito. I due condannati del Kentucky non chiedevano la grazia o un
altro processo, ma una morte indolore, proponendo un'iniezione massiccia di barbiturici,
come si fa per l'eutanasia degli animali. Ma nella decisione finale, sottoscritta
da sette membri su nove, il giudice capo John Roberts ha scritto che il metodo
in uso non presenta “un sostanziale rischio di dolore grave”, e che per cambiarlo
serve presentare alternative “fattibili” e “pronte ad essere messe in pratica”
per ridurre “in modo significativo” quel rischio.
I dubbi. La sentenza non cancella quindi il problema. E sebbene la decisione sia stata
approvata a grande maggioranza, all'interno della Corte non sono mancati i giudici
che hanno espresso dubbi sulla procedura, a simboleggiare il cambiamento in atto
negli Stati Uniti. Secondo Ruth Bader Ginsburg, l'unica donna nella Corte, nel
Kentucky “mancano le garanzie applicate da altri Stati per confermare che il condannato
sia davvero privo di sensi”: si riferiva ai cambiamenti introdotti nella procedura in California dopo che un giudice definì “guasto”
il sistema delle esecuzioni, un anno e mezzo fa. E il giudice John Paul Stevens,
che votò per la reintroduzione della pena capitale nel 1976, è andato ancora più
in là, sostenendo di aver cambiato idea: ora crede che la pena di morte sia incostituzionale.
“Supponevo che la nostra decisione avrebbe chiuso il dibattito sull'iniezione
letale”, ha scritto il magistrato. “Ma ora mi sembra chiaro che non sarà così”.
Anche se le esecuzioni riprenderanno, la parola fine non è ancora stata scritta.Alessandro Ursic