17/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Per la Corte Suprema l'iniezione letale non viola la Costituzione
Non c'è dolore “crudele e inusuale”, e mancano alternative fattibili con reazioni provate: con queste motivazioni, la Corte suprema statunitense ha respinto ieri il ricorso di due condannati a morte del Kentucky, che avevano chiesto un cambiamento nella somministrazione dell'iniezione letale come viene effettuata in 36 Stati Usa. Come effetto della sentenza, le esecuzioni riprenderanno a breve, ponendo fine alla moratoria de facto in vigore dallo scorso settembre, quando il ricorso era stato presentato.

La sentenza. Per la Corte, la procedura in uso nel Kentucky – al condannato vengono iniettate tre sostanze: la prima per anestetizzare, la seconda per paralizzare i muscoli e la terza per fermare il cuore – non viola l'Ottavo emendamento della Costituzione statunitense, quello che proibisce una pena “crudele e inusuale”. La questione era sorta negli ultimi anni, dopo esecuzioni e test medici in cui si ipotizzava che il condannato in realtà può soffrire in silenzio un dolore atroce, se la prima dose non viene somministrata in quantità sufficiente; in Florida, l'anno scorso un detenuto impiegò 34 minuti prima di morire, oltre il doppio del solito. I due condannati del Kentucky non chiedevano la grazia o un altro processo, ma una morte indolore, proponendo un'iniezione massiccia di barbiturici, come si fa per l'eutanasia degli animali. Ma nella decisione finale, sottoscritta da sette membri su nove, il giudice capo John Roberts ha scritto che il metodo in uso non presenta “un sostanziale rischio di dolore grave”, e che per cambiarlo serve presentare alternative “fattibili” e “pronte ad essere messe in pratica” per ridurre “in modo significativo” quel rischio.

Gli effetti. Nelle prossime settimane, la Corte lascerà quindi cadere le varie richieste di sospensione dell'esecuzione giunte da numerosi detenuti nel braccio della morte. Ma intanto la palla torna ai 36 Stati che praticano l'iniezione letale: qualche ora dopo la sentenza, il governatore della Virginia ha già annunciato la fine della moratoria applicata l'anno scorso in attesa della decisione della Corte; alti funzionari dell'Oklahoma e del Mississippi hanno promesso di fare altrettanto. La bocciatura del ricorso non esclude però nuovi appelli di detenuti ai tribunali dei singoli stati, anche se lo standard tracciato dalla Corte suprema si farà sentire.

I dubbi. La sentenza non cancella quindi il problema. E sebbene la decisione sia stata approvata a grande maggioranza, all'interno della Corte non sono mancati i giudici che hanno espresso dubbi sulla procedura, a simboleggiare il cambiamento in atto negli Stati Uniti. Secondo Ruth Bader Ginsburg, l'unica donna nella Corte, nel Kentucky “mancano le garanzie applicate da altri Stati per confermare che il condannato sia davvero privo di sensi”: si riferiva ai cambiamenti introdotti nella procedura in California dopo che un giudice definì “guasto” il sistema delle esecuzioni, un anno e mezzo fa. E il giudice John Paul Stevens, che votò per la reintroduzione della pena capitale nel 1976, è andato ancora più in là, sostenendo di aver cambiato idea: ora crede che la pena di morte sia incostituzionale. “Supponevo che la nostra decisione avrebbe chiuso il dibattito sull'iniezione letale”, ha scritto il magistrato. “Ma ora mi sembra chiaro che non sarà così”. Anche se le esecuzioni riprenderanno, la parola fine non è ancora stata scritta.
 

Alessandro Ursic

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