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I medici dell'ospedale Shifa di Gaza
confermano che il cameraman della Reuters ucciso ieri è morto
a causa delle schegge prodotte da un proiettile israeliano, uno di
quelli che vengono sparati dai tank ed esplodono nell'aria. Lo si
evince dal referto medico fatto sul corpo del 23 enne palestinese,
Fadel Shana, nel quale i medici hanno trovato schegge di questo tipo
di munizioni, note come flechettes. Diversi dei dardi che vengono
scagliati nell'aria dall'esplosione del proiettile hanno perforato la
giacchetta del reporter, fluorescente con la scritta “Press”, e
l'auto non blindata su cui viaggiava. Shana stava riprendendo
immagini degli scontri tra soldati israeliani e miliziani di Hamas,
costati la vita a 21 persone: tre soldati israeliani e 18
palestinesi, tra cui due bambini. David Schlesingerl, capo della
Reuters, l'agenzia per cui lavorava Shana, ha chiesto che l'esercito
israeliano apra immediatamente un'indagine su quanto accaduto: “I
segnali sul veicolo di Fadel Shana, ha dichiarato, mostrano
inequivocabilmente che si trattava di un giornalista al lavoro”.
Interrogato sul tipo di arma che ha ucciso il reporter, un portavoce
dell'esercito israeliano ha risposto che le infomazioni sul tipo di
munizioni impiegate non vengono di regola rilasciate, e che le
cosiddette flechettes sono legali secondo le leggi internazionali,
perché nel 2003 la Corte Suprema israeliana ha rifiutato una
causa in cui se ne chiedeva l'abolizione.
La ripresa video del reporter mostra
il tank che spara e l'esplosione del proiettile, che oltre a Shana ha
ucciso i due bambini palestinesi. L'esercito israeliano ha espresso
rammarico per l'uccisione del cameraman, ma ha sottolineato che “la
zona dove è stato colpito è un'area di combattimento
dove operano terroristi armati estremamente pericolosi. La presenza
di fotografi in quelle zone pone le loro vite in pericolo”. “Questo
tragico incidente mostra i rischi che come ogni giorno i giornalisti
corrono per raccontare le notizie” ha replicato il responsabile
della Reuters, che a Gaza dispone di un gruppo di 15 persone. Con la
morte di Shana, il numero dei giornalisti uccisi nei territori
palestinesi sale a nove dal 2000.
La morte del cameraman, un
palestinese, ha sollevato l'attenzione internazionale più di
quanto avrebbe fatto l'operazione militare israeliana, se tra le
vittime non ci fosse stato l'operatore di una grande agenzia stampa
internazionale. A questo proposito l'associazione dei docenti di Gaza
ha divulgato un comunicato per portare l'attenzione anche alle altre
vittime, ai due bambini uccisi e ai 14 civili, uccisi da un missile
sparato da un elicottero Apache israeliano contro il campo profughi
di Bureij. Anche tra loro c'erano dei minorenni. Parlano di genocidio
al rallentatore i docenti, e ci tengono a ricordare anche le altre
vittime, come i pazienti terminali deceduti a casua dell'assedio
della Striscia. Dallo scorso giugno 135 persone sono morte per
l'impossibilità a curarle delle strutture di Gaza e il divieto
di trasferirle in ospedali più attrezzati in Cisgiordania o in
Giordania. Sono morti silenziose, come quelle di due ragazzini del
campo di Nuseirat, recentemente deceduti dopo che gli era stato
negato il permesso di trasferimento. “Israele -sostengono nel
comunicato- riceve il messaggio sbagliato, non solo dalla comunità
internazionale, ma anche dai paesi arabi. Il ministro degli Esteri
israeliano Tzipi Livni riceve un'accoglienza da eroe a Doha, mentre
l'ex presidente Usa Jimmy Carter si vede rifiutare il permesso di
accedere nella Striscia di Gaza. Fino ad ora concludono, tutti gli
appelli, gli allarmi e le foto di cadaveri di bambini hanno fallito
nel richiamare all'azione il mondo arabo, ma anche l'Unione Europea e
le Nazioni Unite. Di cos'altro c'è bisogno perché
questo assedio medioevale venga rotto?”Naoki Tomasini