17/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Bomba a Bilbao, Paesi baschi. La politica cancella i pochi risultati nel negoziato fallito
 
Bilbao, Paesi baschi: una bomba è esplosa nella casa del popolo del Partito socialista di Euskadi, in via Ibaialde. L'esplosivo era dentro una valigia, notata da una pattuglia di ertzainas, i poliziotti autonomi, verso le cinque di questa mattina. Poco dopo l'avvistamento, una telefonata di un uomo che parlava a nome di Eta, avvertiva della presenza dell'ordigno. La zona veniva immediatamente evacuata, e dove non c'era tempo per far uscire i cittadini dalle loro abitazioni si provvedeva con avvisi al megafono, consigliando di spostarsi nei locali distanti dalle finestre. La bomba, alla fine, è esplosa. Sette agenti sono rimasti lievemente feriti, la rete idrica è saltata, tre quartieri sono rimasti a secco per i lavori di manutenzione. Immediate le reazioni politiche: in mattinata si riunirà d'urgenza l'assemblea cittadina della città. Le condanne dei socialisti hanno trovato immediata eco nei comunicati del Partido nacionalista basco: “E' come se avessimo sofferto noi questo attentato”.
 
anvDove eravamo rimasti. Alle elezioni del 9 marzo scorso, con la vittoria di José Luis Rodriguez Zapatero in Spagna. E con il successo, nei territori baschi, di due dati: quello dei socialisti baschi, che hanno eroso la base sociale e di consenso proprio al Partido nacionalista basco da sempre maggioritario in quelle provincie, e quella della riuscita dell'operazione politica di 'astensionismo attivo' della sinistra indipendentista basca, che si è vista scippare a poche settimane dal voto la possibilità di poter partecipare ai comizi. Lo 'scippo' era dentro un'ordinanza del giudice spagnolo Baltasar Garzon che ha impedito al partito Accion nacionalista vasca (Anv) di potersi iscrivere per la competizione, affermando che si tratta di un partito al limite con la partecipazione diretta in Eta. Quell'ordinanza fu provvidenziale per la politica spagnola, perché il meccanismo di messa fuori legge che obbedisce ai regolamenti della Ley de Partidos – quella che portò alla sparizione solo formale di Batasuna - era in grande ritardo e Anv avrebbe potuto candidarsi in attesa di un pronunciamento delle alte corti di giustizia spagnole.
 
manifestazione dopo l'omicidio carrascoEffetto Carrasco: due visioni. Iasias Carrasco, ultima vittima mortale di Eta. Quattro pallottole mentre era in macchina a Mondragon all'antivigilia del voto spagnolo. Un bersaglio facile, simbolico (era un militante dei socialisti baschi) che ha agito sicuramente da leva elettorale, consegnando voti e seggi ai socialisti a sfavore dei nazionalisti democristiani. L'effetto Carrasco ha però due facce. La prima: dopo l'attentato e la mancata condanna da parte della sinistra indipendentista – che non condanna per ragioni politiche, in quanto ritiene che siano parole svuotate di significato rispetto al lavoro che si può fare per evitare di avere lutti da condannare – il Partido nacionalista basco e i socialisti hanno inaugurato una stagione di difficile comprensione per il gioco democratico. Hanno scritto, infatti, delle mozioni di censura contro i consiglieri o i sindaci della sinistra indipendentista, là dove sono ancora presenti, per esigere condanna o per espellerli dai parlamentini locali. Nonostante siano persone elette da voti di altri cittadini con regolare delega democratica, quella della democrazia rappresentativa. Il gioco a due, fra nazionalisti democristiani e socialisti, obbedisce anche al nuovo asse fra i leader del Pnv e il governo di Zapatero. Il secondo aspetto dell'effetto Carrasco è tutto interno alla sinistra indipendentista. La condanna dell'attentato non c'è stata per i motivi già scritti sopra, ma questo non toglie che si stia vivendo un momento di grande difficoltà. Tutti i leader carismatici, o portavoce, di Batasuna sono in carcere. Il diritto alla riunione è quasi nullo, i telefoni sono controllati, gli arresti preventivi non fanno più scalpore, la criminalizzazione mediatica è costante. In queste situazioni è difficile che anche un movimento capace di esprimere seconde, terze, o quarte linee motivate e capaci sia messo nella condizione di discutere al suo interno. E le posizioni politiche pubbliche ne risentono, consegnando ai media, quindi all'opinione pubblica, un'immagine di ripiegamento, di atteggiamenti al limite dell'autocensura, o comunque perennemente condannati a giocare in difesa. La voce politica, rispetto a quella armata, in queste condizioni è costretta a giocare un ruolo di rimessa, dopo una stagione di protagonismo politico per una soluzione pacifica del conflitto. Quella proposta politica è sempre valida, ma le condizioni attuali dell'inagibilità politica e la continua ripercussione degli attacchi mortali o dinamitardi, svuota la portata del messaggio.


Angelo Miotto

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