Negli Usa molte coppie gay, una volte unite davanti alla legge, trovano ostacoli per separarsi
Dopo aver lottato per conquistare il diritto di sposarsi, o almeno di stare insieme
all'interno di una “unione civile”, negli Stati Uniti le coppie gay stanno scoprendo
che, in alcuni casi, divorziare è più difficile che giurarsi fedeltà eterna. Perché,
a voler farlo, ci si scontra con leggi e procedure democratiche che non sono ancora
state modificate in tal senso.
La procedura. Dal 1997, in America nove Stati - dalla California al Maine - più il Distretto
di Columbia (dove c'è la capitale Washington) hanno introdotto la possibilità
di contrarre un'unione civile per i gay, con una formula che garantisce molti
diritti del matrimonio; il Massachusetts, nel 2004, è stato l'unico a legalizzare
i matrimoni omosessuali. Per separarsi serve andare in tribunale, e per le coppie
che vivono nello stesso Stato dove si sono unite civilmente la procedura è analoga
a quella per le coppie etero. Ma per chi risiede in un altro Stato, e magari all'epoca
si spostò solo per sposarsi, cominciano le complicazioni.
Le complicazioni. Il Massachusetts, per esempio, quattro anni fa aprì le sue porte a qualsiasi
coppia gay volesse sposarsi, e dal 2004 sono stati celebrati oltre 10.000 matrimoni.
Ma per dare valore legale al divorzio, serve avere la residenza da almeno un anno
nello Stato. Va male anche per chi volesse separarsi nel suo Stato di residenza,
se le autorità locali hanno esplicitamente messo al bando i matrimoni o comunque
posto limiti alle unioni tra omosessuali. L'Alta corte del Rhode Island, per esempio,
ha stabilito in dicembre che i gay sposatisi nel Massachusetts non possono divorziare,
perché le leggi statali definiscono il matrimonio come l'unione tra un uomo e
una donna, senza eccezioni.