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Yamadaevtsy e kadyrovtsy. A darsi battaglia nei pressi di Gudermes, una ventina di chilometri a est di
Grozny, non sono stati soldati governativi e ribelli ceceni, bensì opposte fazioni
delle forze armate cecene fedeli a Mosca. Da una parte i soldati dell’esercito
governativo fedeli al presidente ceceno Ramzan Kadyrov; dall’altra quelli del
battaglione ‘Vostok’ comandato dall’ex comandante guerrigliero Sulim Yamadayev.
Durante il primo conflitto russo-ceceno (1994-1996) i cosiddetti kamadaevtsy e kadyrovtsy, le milizie provate di questi due potenti capi-clan rivali, si combattevano
su fronti opposti. Dal 1999, Yamadayev e i suoi uomini sono passati armi e bagagli
dalla parte delle forze d’occupazione russe, dando vita a uno dei più spietati
battaglioni delle forze armate collaborazioniste cecene.
Gli effetti della cecenizzazione. Il secondo conflitto russo-ceceno, iniziato in quell’anno e costato la vita
ad almeno 135 mila persone, si sta progressivamente ‘cecenizzando’: le truppe
federali stanno gradualmente ritirandosi, lasciando che siano le milizie filo-russe
cecene a combattere i guerriglieri indipendentisti ancora attivi. Una mutazione
genetica del conflitto che però, per le caratteristiche della società cecena,
rischia di trasformarsi in una guerra tra clan in cui le distinzioni ideologiche
(unionismo filo-russo o indipendentismo islamico) perdono il loro significato.
Enrico Piovesana