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Due momenti e una persona, in mezzo secolo di dittatura militare,
stravolgono i piani dei generali al potere per regalare alla Birmania
(rinominata dal governo Myanmar nel 1989) libertà e democrazia. Nel
1988 migliaia di studenti, lavoratori delle città e monaci invadono le
strade chiedendo riforme democratiche. Una giovane donna, esile e
coltissima, Aung San Suu Kyi, guida le rivolte pacifiche e fonda il
principale partito d'opposizione al regime, la Lega Nazionale per la
Democrazia (Nld).
A settembre, migliaia di dimostranti vengono uccisi e imprigionati dal
governo ribattezzato Consiglio per il Ripristino della Legge e
dell'Ordine dello Stato (Slorc), ma il cammino di Suu Kyi, figlia
dell'eroe dell'indipendenza birmana, laureata a Oxford e con famiglia a
Londra, è appena iniziato. Nel '90 ottiene e vince libere elezioni e
per questo è messa agli arresti dalla giunta di Saw Maung. Nel 91' Suu
Kyi declina l’invito per ritirare a Oslo il premio Nobel per la Pace.
Non vuole abbandonare il suo Paese in questo difficile momento: la
giunta potrebbe approfittare di un suo allontanamento per impedirle di
rientrare successivamente in Birmania. Sarà suo figlio a ritirare il
premio, mentre Suu Kyi rimarrà agli arresti fino al '95.
Nel 1997 è la comunità internazionale, sensibilizzata dalla lotta
pacifica di questa donna e del suo movimento (Suu Kyi si ispira ai
principi di non violenza di Mahatma Gandhi e Mather Luther King) a
scuotere nuovamente, dopo un decennio, il potere dei generali. Le
sanzioni economiche degli Usa pesano sul governo birmano che promette,
cambiando nome, "pace e sviluppo" (Consiglio di Stato per la Pace e lo
Sviluppo o Spdc). Suu Kyi avvia il dialogo tra giunta, Nld e movimenti
indipendentisti. Nel '99 rifiuta di visitare il marito in fin di vita a
Londra: ancora una volta decide di non lasciare il suo Paese. I due
coniugi non si vedevano da tre anni.
Nel nuovo millennio il generale Than Shwe continua la repressione delle
popolazioni di confine, e blocca a più riprese le attività dell’Nld.
Suu Kyi, o "la signora" come la chiamano i birmani (la giunta vieta
loro di pronunciarne il nome) propone il "boicottaggio del turismo"
nelle zone costiere del Myanmar. Questa linea non porta al dialogo e
viene criticata dalle organizzazioni umanitarie che operano in Myanmar:
il turismo arricchisce la giunta, ma dà allo stesso tempo da vivere a
molti birmani. Suu Kyi viene messa nuovamente agli arresti dal 2000 al
2002 e per la terza volta in 13 anni lo scorso maggio. Attualmente
sarebbero 1300 i dissidenti politici nelle carceri birmane.