Il Nepal si tinge di rosso. I maoisti hanno vinto. Non con le armi, deposte oltre un anno fa, ma in libere elezioni: quelle per l’Assemblea costituente che, dopo dieci anni di guerra civile, dovrà decidere il futuro del nuovo Nepal: abolizione della monarchia e creazione di una repubblica democratica federale.
I risultati. Il conteggio dei voti, in corso da giovedì sera, è appena all’inizio. Ma già risulta evidente, e al di là di ogni aspettativa, il trionfo del Partito comunista nepalese-maoisti (Cpn-m) guidato dall’ex capo della guerriglia, il comandate Prachanda.
Dei 212 seggi assegnati finora (martedì mattina), 116 sono andati ai maoisti. Gli altri partiti sono nettamente staccati: l’ex primo partito, il Congresso nepalese (Nc) ha perso finora 33 seggi; l’ex secondo partito, i Marxisti-leninisti unificati, ne ha conquistati solo 29. I maoisti, che hanno vinto non solo nelle campagne ma, inaspettatamente, anche in metà dei seggi della capitale, sono in vantaggio anche nella maggior parte dei seggi dove lo scrutinio è ancora in corso.
Degno di nota il fatto che nella regione del Terai, negli ultimi mesi teatro di una violenta rivolta degli autonomisti madhesi di lingua hindi, l’elettorato ha nettamente premiato il Forum per i Diritti del popolo madhese (Mjf), ovvero il partito che ha guidato le proteste e gli scioperi.
Le paure. Nelle prossime ore verranno assegnati gli altri 28 seggi decisi con sistema maggioritario: sono 240 in tutto. Nei giorni successivi si passerà a contare i seggi della quota proporzionale, che sono ben 335. Facile prevedere che anche qui i maoisti faranno il pieno di voti. Gli ultimi 26 seggi verranno assegnati dall’attuale governo provvisorio. In tutto, nell’Assemblea costituente siederanno 601 membri.
Ieri sera, il leader maoista Parchanda, coperto di ghirlande e con la fronte imporporata, ha fatto la prima dichiarazione postelettorali: “Noi maoisti confermiamo il nostro impegno per portare avanti il processo di pace e per ricostruire il Paese nel rispetto della democrazia multipartitica e delle buone relazioni sia con l’India che con la Cina”.
Affermazioni tese a rassicurare gli Stati Uniti, che considerano ancora i maoisti di Prachanda un’organizzazione terroristica, e il governo di Nuova Delhi, preoccupato che un Nepal comunista diventi un protettorato cinese.