Una ong offre la possibilità a studenti di medicina di passare un mese in Cisgiordania
Abbiamo ormai da decenni nelle nostre
menti un'immagine che ci rappresenta il conflitto in Medio Oriente
come particolarmente cruento e apparentemente insolubile. I fronti
contrapposti sembrano oggi più induriti che mai e
l’incertezza, se non la mancanza dei diritti elementari, rende la
situazione dei palestinesi sempre più insostenibile (il muro,
i check-point, i soprusi svariati: la lista è lunga).

Quando le relazioni ai livelli
ufficiali, governativi, sono o sembrano a un punto morto, appare
sempre più importante stabilire contatti diretti tra le
persone dei diversi popoli, conoscere da vicino le circostanze
concrete di vita, sia per poter conoscere, comprendere e giudicare
con la propria testa, sia per portare solidarietà umana e
sostegno immediato alle persone sofferenti.
In questo caso - nei Territori Occupati
da Israele nella Cisgiordania - l’associazione medica
internazionale International Physicians for the Prevention of
Nuclear War (Ippnw) offre
una occasione particolarmente importante nell’ambito del programma
studentesco Refugee Camp Project (ReCaP), a studenti di medicina di
tutto il mondo. Questi hanno la possibilità di seguire, a
Gerusalemme, un corso introduttivo di una settimana che fornisce le
nozioni necessarie di storia, cultura e politica della Palestina e
d’Israele per poter poi affrontare un periodo di tre settimane di
pratica negli ospedali e nei campi profughi a Betlemme e dintorni. In
questo modo si acquisiscono conoscenze sia delle strutture sociali e
sanitarie dei territori, che delle condizioni di vita reali delle
persone. Soprattutto quest’ultimo aspetto di
testimonianza è di fondamentale importanza per dare un
riconoscimento umano a donne, bambini e uomini sofferenti, per poter
organizzare meglio l’aiuto umanitario e, last but not least, per la
formazione di una propria coscienza politica. Oggi si ha
consapevolezza del fatto che i fattori psicosociali stressanti
possono avere notevoli conseguenze negative sulla salute psicofisica
di ogni essere umano. Questo dovrebbe impegnare in particolar modo
medici e studenti di medicina a interessarsi a situazioni
particolarmente disagiate come quelle della Palestina, e a
contribuire a sviluppare forme di assistenza e di aiuto per portare
sollievo in quelle condizioni di vita.
Il progetto qui proposto offre
condizioni ottime per conoscere la situazione e i relativi problemi,
ma anche tutte le potenzialità di sviluppo insite nelle
strutture già esistenti sul posto; offre altresì
l’opportunità di stabilire contatti umani ai più
diversi livelli, e di instaurare forme di scambio stabili di
conoscenze ed esperienze diverse. Sulla base della convinzione di
fondo che una pace vera non può che fondarsi sul rispetto dei
diritti umani, un’esperienza così ricca di aspetti sociali e
umani in Medio Oriente, come quella qui proposta, può fornire
la base per un impegno umanitario e politico di ampio respiro.
Ines Al-Ameery