11/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Processi sommari a porte chiuse su commissione della giustizia militare statunitense
Un rapporto dell’organizzazione statunitense Human Rights First denuncia che nel braccio D della prigione afgana di Pol-i-Charki, alla periferia di Kabul, si tengono processi sommari a porte chiuse agli ex prigionieri di Guantanamo e della base Usa afgana di Bagram. Processi lampo, nei quali l’imputato, nel giro di 10-20 minuti, viene condannato a decenni di prigione sulla sola base delle discutibili prove fornite dalla giustizia militare statunitense. In molti casi, senza nemmeno la presenza di un avvocato difensore. Tutto questo, ironia della sorte, in virtù di una legge speciale del codice penale afgano approvata nel 1987, durante l’occupazione sovietica. Alla faccia della riforma della giustizia afgana gestita dal governo italiano.
 
 
Guardie carcerarie afganeProve inconsistenti, perfino per i tribunali militari di Guantanamo. Dal 2002, l’amministrazione Bush ha condizionato l’estradizione dei detenuti di Guantanamo alla promessa che i ‘prigionieri di guerra’ rimpatriati sarebbero stati processati nel loro Paese d’origine.
La maggior parte degli Stati interessati, perfino gli alleati più fedeli come la Gran Bretagna, si sono sempre rifiutati, dicendo che le prove fornite dalla giustizia militare statunitense non avrebbero retto in nessun tribunale degno di questo nome. L’Afghanistan occupato dalla Nato e controllato dal governo filo-Usa di Karzai rappresenta la principale eccezione.
“Le prove fornite ai giudici afgani dalla giustizia militare Usa sarebbero inammissibili non solo nei tribunali di uno Stato di diritto, ma perfino nei tribunali militari di Guantanamo”, spiega Jonathan Horowitz, investigatore di Human Rigts First.
 
 
La prigione di Pol-i-CharkiIl Pentagono prende le distanze, ma i giudici afgani confermano. Sandra Hodgkinson, assistente per le politiche detentive del Pentagono, prende le distanze: “Questi non sono processi istruiti su richiesta del governo degli Stati Uniti: sono procedimenti istruiti dalla giustizia afgana per crimini commessi in territorio afgano”.
Ma il giudice afgano Rashid, intervistato da Human Rigts First, non è di questo avviso: “Tutti questi processi sono stati preparati dai nostri amici americani, sulla base di informazioni fornite da loro che noi riteniamo della massima affidabilità”.
 
 
Afgano arrestato da soldati UsaUn esempio delle prove ‘made in Usa’. Rais Muhammad Khan è stato arrestato al confine con il Pakistan nel 2006 perché sospettato di aver preso parte a un fallito attentato suicida. Secondo la giustizia militare Usa, nonostante la totale mancanza di prove e testimonianze, Khan è colpevole perché avrebbe mentito alla macchina della verità. Su questa base, l’imputato è stato condannato a otto anni di prigione.
Questi processi sommari sono gestiti dai servizi segreti afgani comandati da Amrullah Saleh, sotto la responsabilità del direttore del braccio D di Pol-i-Charki, il generale Safiullah Safi.
Dallo scorso ottobre questi processi sono stati 82, di cui 65 si sono conclusi con pesanti condanne detentive. Altri 120 sono in programma per i prossimi mesi.
 

Enrico Piovesana

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