La camera bassa del Parlamento bosniaco
ha adottato questa notte la riforma della polizia, condizione che da
più di due anni l'Unione Europea pone alla Bosnia-Erzegovina
per firmare un accordo di pre-adesione.

Da circa quattro anni si discuteva di
come riformare la polizia, divisa attualmente tra le due entità
che compongono la Bosnia - Erzegovina: la Federazione Bh (a
maggioranza croato musulmana) e la Republika Srpska (Rs, a
maggioranza serba). L'Ue chiede un'integrazione, con un'unica catena
di comando e un budget a livello di stato centrale, che garantisca il
funzionamento, la trasparenza e la concreta caccia ai criminali di
guerra ancora in libertà.
I due progetti di legge relativi alla
riforma sono stati adottati con 22 voti a favore, 19 contrari e un
astenuto. Anche la camera alta del Parlamento bosniaco dovrà
pronunciarsi su queste leggi ma, secondo fonti parlamentari, si
tratterà di una semplice formalità. A fine febbraio il
commissario Ue all'allargamento Olli Rehn aveva dichiarato:
''Dovremmo essere in grado di firmare presto, cioè in aprile,
l'Accordo di stabilizzazione e associazione (Asa) con la
Bosnia-Erzegovina, a patto che adotti le leggi necessarie sulla
polizia''. La legge approvata ieri sera dovrebbe quindi sbloccare la
procedura dell'Asa.

''La presidenza dell'Ue accoglie con
favore l'adozione delle leggi sulla riforma della polizia da parte
della Camera bassa del parlamento bosniaco'', ha commentato con una
nota la Presidenza di turno Ue slovena, sottolineando come questo
voto costituisca un passo cruciale per il Paese. ''La presidenza
dell'Ue attende con impazienza la firma dell'accordo di associazione
e stabilizzazione con la Bosnia, il prima possibile'', si legge
ancora nella nota. Per mesi l'Alto Rappresentante della comunità
internazionale per la Bosnia Erzegovina, il diplomatico slovacco
Miroslav Lajcak, aveva avvertito i politici locali che solo una
riforma della polizia avrebbe potuto spianare la strada alla firma
dell'Asa. L'accordo tra Ue e Bosnia-Erzegovina potrebbe essere
firmato già nel corso della prossima riunione dei ministri
degli Esteri Ue, in programma il 28 aprile a Lussemburgo.
Ch.E.