Hrw denuncia quattordici casi di renditions della Cia, con torture annesse, in Giordania
''L'amministrazione Bush continua a
negare di aver portato all'estero, in segreto, cittadini stranieri
per sottoporli a interrogatori che prevedevano la tortura. Ma abbiamo
raccolto dozzine di testimonianze dirette che dimostrano il
contrario''.
La denuncia di Hrw. Joanne
Mariner, responsabile per le violazioni dei diritti connessi alle
accuse di terrorismo di
Human Rights Watch (Hrw)
,
l'organizzazione non governativa
con sede a New York che si batte per il rispetto dei diritti umani,
ha presentato così il 9 aprile il rapporto
Double
Jeopardy: Cia renditions to Jordan, l'ultimo rapporto dell'ong,
che accusa i servizi segreti Usa di aver inviato segretamente in
Giordania, tra il 2001 e il 2004, almeno quattordici uomini
sospettati di terrorismo per interrogarli, in accordo con il
Dipartimento generale di Intelligence (Gid) di Amman, i servizi
segreti giordani.
Durante gli interrogatori i sospetti
venivano regolarmente torturati. Hrw ha raccolto in merito le
testimonianze sia di alcuni dei presunti torturati, sia di detenuti
comuni giordani che hanno confermato la detenzione in regime speciale
di prigionieri stranieri. Le vittime delle torture denunciate da Hrw
sono cinque cittadini dello Yemen, tre cittadini dell'Algeria, uno
rispettivamente di Tunisia, Siria, Mauritania e Cecenia.
Illegale e immorale. Uno di loro
è Alì al-Hajj al-Sharqawi, trasferito a Guantanamo nel
2002, che ha raccontato ad Hrw di essere stato prima portato in
Giordania, dove è stato torturato durante gli interrogatori
con scariche elettriche, di essere stato posto di fronte a cani
feroci e serpenti e di essere stato minacciato di abusi sessuali.
Altri casi sono quelli di Ibrahim Abu Mu'ath al-Jeddawi e Khayr
al-Din al-Jaza'eri, che hanno dichiarato di essere stati sottoposti
alla tortura nota come
falaqa, che prevede percosse ripetute
per ore sulle piante dei piedi dell'interrogato.
''Appaltare all'estero la tortura non è
solo sbagliato, è illegale'', ha concluso la Mariner, ''e gli
Stati Uniti non possono limitarsi a dire che la tortura è un
problema dei paesi che la commettono''.
La Giordania nega. Il direttore
della Cia Michael Hayden, il 7 settembre 2007, durante un'audizione
davanti al
Council on Foreign Relations,
ha ammesso l'uso delle cosiddette
renditions (la consegna a un
paese terzo di un sospetto) in poco meno di cento casi, ma il governo
Usa ha sempre negato di essere a conoscenza dell'uso della tortura
durante gli interrogatori all'estero.
Il Gid giordano ha negato di
aver torturato i prigionieri, così come il governo di Amman ha
replicato al rapporto di Hrw per bocca del primo ministro Nasser
Jawad: ''Si tratta di informazioni profondamente errate, basate su
dati per niente oggettivi. Le testimonianze raccolte sono basate su
supposizioni poco attendibili''. Il ministro giordano per le
Comunicazioni, Nasser Judeh, ha inoltre ricordato che la Giordania ha
sottoscritto la Convenzione Onu contro la tortura e ha approvato una
serie di leggi che inaspriscono le pene per i reati di questo tipo''.
La denuncia di Hrw, però, sostiene il contrario e già
nel 2006 Amnesty International,
ong inglese che da decenni si batte per il rispetto dei diritti
umani, aveva denunciato che la Giordania rappresentava uno 'snodo
fondamentale' delle rotte delle renditions.